Medici Senza Frontiere risponde agli editoriali del Corriere della Sera «Scegliere tra l’Italia e gli scafisti» e del Fatto Quotidìdiano "Basta MarWest". Una poesia di ERRI DE LUCA.


Medici Senza Frontiere: i salvataggi in mare e le leggi da rispettare.

8 agosto 2017
In risposta all’editoriale di ieri di Ernesto Galli della Loggia, «Scegliere tra l’Italia e gli scafisti», ci preme spiegare perché è possibile salvare vite in mare, nel rispetto delle leggi e senza pregiudicare l’indipendenza umanitaria.
Come Medici Senza Frontiere (Msf) siamo scesi in mare dopo i tragici naufragi del 2015 e da allora operiamo nel rispetto delle leggi sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana.

Abbiamo partecipato in modo costruttivo alla consultazione sul Codice di Condotta, e un anno fa per primi abbiamo proposto un Memorandum di Intesa alle autorità italiane per coordinare al meglio le attività di soccorso. Purtroppo questo Codice non ha la priorità di salvare vite (anzi rischia di ridurre la capacità attuale) e vuole coinvolgere le Ong in un sistema istituzionale che non ha finalità puramente umanitarie.
I principi di indipendenza, neutralità e imparzialità, peraltro internazionalmente riconosciuti, sono reali e hanno risvolti molto pratici: dimostrano che abbiamo il solo obiettivo di fornire assistenza e così ci garantiscono accesso alle popolazioni vulnerabili, insieme alla sicurezza delle nostre équipe, ovunque nel mondo.
Per questo l’azione umanitaria deve essere sempre nettamente distinta — nei fatti e nella percezione — da qualunque attività investigativa o politico-militare. Sia chiaro che Msf non ha nessun problema a ricevere la polizia a bordo, accade già a ogni sbarco. Ma in nessuno dei 70 Paesi in cui operiamo accettiamo armi nei nostri progetti. Una condizione essenziale che da 46 anni chiediamo di rispettare alle forze di polizia, agli eserciti e alle milizie armate nelle aree più calde del pianeta, in zone di guerra come in contesti in pace.
Il Mediterraneo non è in guerra. Ma il numero di morti sono quelli di una guerra (una vita persa ogni due ore). Ed è un contesto militarizzato, con fregate italiane e straniere, la Guardia costiera libica (che l’anno scorso ci ha sparato in acque internazionali), trafficanti armati. E ora l’Italia fa accordi con la Libia, una Libia instabile e inumana che non può essere parte di alcuna soluzione. In mare vediamo sofferenze indicibili.
Ma se i trafficanti hanno margine d’azione non è grazie alle Ong. Le politiche europee hanno chiuso ogni via legale per cercare protezione in Europa, costringendo migliaia di disperati ad affidarsi ai trafficanti, a finire nell’inferno dei centri di detenzione libici e a rischiare la vita alle porte dell’Europa. Senza che gli Stati europei facciano nulla per aiutarli.
Noi siamo in mare per supportare l’Italia nell’obbligo — per noi il dovere — di salvare quelle vite. Eppure siamo noi, e chi ci difende per riportare umanità, come Roberto Saviano, a finire sul banco degli imputati.
Da sempre salviamo vite nel rispetto della legge. Il Codice non è una legge. Non dobbiamo scegliere tra l’Italia e gli scafisti. Come sempre la nostra unica scelta è stare dalla parte delle vittime, oggi di chi fugge da situazioni di estremo pericolo o bisogno, prendendo il mare perché non ha altra scelta.

*Presidente di Medici Senza Frontiere

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Sabato 5 agosto 2017
MSF: "NOI SEMPRE STATI CORRETTI". "ALLORA FIRMATE".
Caro direttore, nel suo articolo "Basta MarWest" di qualche giorno fa ci sono alcune inesattezze che ci preme chiarire per garantire ai lettori una più obiettiva considerazione della realtà. Prima del "Codice di condotta" non c'era affatto l'anarchia. Cerano le leggi nazionali e internazionali che governano il mare, le stesse di oggi, che tutti devono rispettare. E c'era, come oggi, il coordinamento della Guardia costiera italiana (Mrcc di Roma), che gestisce tutte le operazioni di soccorso: riceve gli Sos, coinvolge le navi di soccorso, comprese quelle delle Ong, indicadove e come intervenire, organizza i trasbordi per rendere le operazioni più efficienti, comunica in che porto condurre i soprawissuti. Intre anni Medici senza frontiere ha effettuato oltre 550 soccorsi e assistito più di 69 mila persone, in una collaborazione con la Guardia costiera che non ha avuto alcun problema.
IN EFFETTI il codice non è una legge, quindi chi non lo firma non è un "fuorilegge" e può continuare a effettuare soccorsi nella piena legalità. Com'è noto Msf non ha firmato, ma anche ieri l'Mrcc ha coinvolto le nostre navi, per aiutare barconi sovraccarichi e fatiscenti, e per trasferire otto cadaveri da un'altra nave che li aveva tolti al mare. Gran parte del Codice, che abbiamo discusso con approccio costruttivo, rispecchia lo status quo e non comporta alcun problema. Msf si è formalmente a rispettare la maggior parte degli impegni pur non avendo firmato, compreso quello sui finanziamenti (il nostro bilancio dettagliato è da sempre sul sito, le attività in mare ne rappresentano l'1 per cento). Non abbiamo nemmeno problemi a ricevere la polizia abordo, accade già, per esempio, quando arriviamo in porto.
Ma l'azione umanitaria si basa su principi internazionalmente riconosciuti - indipendenza, neutralità, imparzialità - che hanno risvolti molto pratici: servono a garantirci l'accesso alle popolazioni vulnerabili ovunque nel mondo, così come la sicurezza dei nostri operatori, perché dimostrano che non abbiamo altri obiettivi (politici, economici o militari) se non quello di portare assistenza. L'azione umanitaria non può che essere indipendente e va tenuta distinta da attività militari o di polizia.
Di più, Msf non ammette armi in nessuno dei propri progetti e ospedali in circa 70 Paesi.
E una condizione essenziale, che chiediamo di rispettare alle autorità militari, di polizia e alle milizie armate in qualunque contesto, comprese le navi. Da mesi il dibattito sulla lotta ai trafficanti pesa tutto sulle Ong. Ma l'unico motivo per cui i trafficanti hanno margine di azione, sulla martoriata pelle di migranti e richiedenti asilo, è che non esiste un solo modo legale per cercare protezione in Europa.

Le politiche dei muri hanno chiuso ogni frontiera, costringono persone vulnerabili a mettersi nelle  mani dei trafficanti e le lasciano rischiare — o perdere — la vita in viaggi allucinanti o in centri di detenzione in Libia (una Libia d'inferno, che ultimamente sembra essere diventata la soluzione a ogni problema).
Se le ONG sono in mare è perché non ci sono gli Stati, che hanno abdicato a ogni loro responsabilità. Da tempo chiediamo, con tutta la forza delle sofferenze che vediamo, che l'Europa crei delle vie legali e sicure per cercare protezione (queste sì toglierebbero campo ai trafficanti) e istituisca un sistema di ricerca e soccorso proattivo e dedicato.
Quando uomini, donne e bambini non moriranno più alle porte dell'Europa anche il nostro lavoro in mare sarà finito. E ne saremo felici.
*Presidente di Medici senza frontiere
(In risposta a Marco Travaglio direttore de "ilfattoquotidiano"
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UNA POESIA DI ERRI DE LUCA

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola
e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste.
Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.

Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire.

Erri De Luca