LE NORME IN MATERIA DI STRANIERI DEL DISEGNO DI LEGGE SULLA SICUREZZA PUBBLICA ALL’ESAME DELL’ASSEMBLEA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI (A.C. 2180- A) ANALISI E COMMENTO 

 

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di Paolo Bonetti Professore associato di diritto costituzionale nell’Università degli studi di Milano-Bicocca, membro del Consiglio direttivo dell’ASGI

Il diritto degli stranieri vigente in Italia sta per essere sottoposto ad un altro mutamento profondo.


Il succedersi dal 1986 di norme che tentano di regolare l’immigrazione extracomunitaria hanno dimostrato che un Paese come l’Italia che ha migliaia di chilometri di coste su uno dei mari più navigabili e i cui vicini sono Paesi ad elevata pressione emigratoria può mirare ad una equilibrata e lungimirante  regolazione del fenomeno migratorio soltanto quando contestualmente alle misure limitative dell’immigrazione irregolare si prevede una disciplina realistica dei flussi di ingresso regolare per lavoro e un aumento delle misure di integrazione sociale degli stranieri regolarmente soggiornanti.
Poco efficaci e alla fine controproducenti si sono invece dimostrate tutte le norme che hanno voluto impedire l’immigrazione extracomunitaria con l’aumento della repressione dell’immigrazione irregolare, con la limitazione delle misure di integrazione sociale degli stranieri regolarmente soggiornanti  e con la cessazione degli ingressi regolari per lavoro.
Occorre invece osservare che le medesime illusioni che si sono dimostrate del tutto controproducenti in passato caratterizzano le nuove misure.
Infatti dopo la decisione del Governo in carica di non adottare per il 2009 nuovi decreti di determinazione delle quote di ingresso per lavoro non stagionale le norme che il Parlamento si accinge ad approvare con la presunta finalità di assicurare la sicurezza pubblica si caratterizzano per una duplice chiave restrittiva:
a) introducono una severa restrizione delle Possibilità à di integrazione sociale degli stranieri regolarmente soggiornanti (restringendo i ricongiungimenti familiari e rendendo più severi requisiti e termini per ottenerli, limitando l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio, esigendo nuovi tributi per le domande di cittadinanza e di rilascio e di rinnovo dei permessi di soggiorno)
b) aumentano in modo forte le misure di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare
Le Commissioni riunite I- Affari costituzionali e II -Giustizia della Camera dei deputati hanno peraltro modificato il testo che il Senato aveva approvato.
In particolare
1) si sopprime la norma del ddl che avrebbe abrogato il divieto di segnalazione degli stranieri irregolari che accedono alle cure urgenti ed essenziali
2) si reintroduce (nell’art. 45) il prolungamento da 2 a 6 mesi del periodo massimo di trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione (consentendo al Questore di chiedere al giudice di pace ulteriori periodi di proroga di 60+60 giorni dopo i primi 60 giorni in caso di mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi);
Il prolungamento dei tempi di trattenimento non equivale ad una maggiore efficacia degli allontanamenti, perché se manca la collaborazione dei Paesi di provenienza l'aggiunta di mesi non sortisce l'effetto di consentire il rimpatrio effettivo dei destinatari dei provvedimenti di espulsione o di respingimento. Si tratta di evidenze già messe in luce dal rapporto finale del 30 gennaio 2007 della commissione di indagine del Ministero dell’Interno sui centri di permanenza temporanea ed assistenza (cosiddetta Commissione De Mistura) e che invece sono ignorate.
E’ infatti noto che attualmente meno della metà degli immigrati trattenuti nei CIE italiani è effettivamente accompagnata alla frontiera, come conferma lo stesso Ministro dell’Interno rispondendo il 29 aprile 2009 alla Camera dei deputati ad una interrogazione a risposta immediata, secondo il quale soltanto 1.640 dei 4.474 stranieri che dal 1° gennaio al 27 aprile 2009 sono transitati nei CIE sono stati effettivamente allontanati.
Il drastico e generalizzato inasprimento della durata dei trattenimenti non è conforme alla Direttiva 2008/115/CE sui rimpatri la quale autorizza ogni Stato dell'Unione ad attuare periodi di trattenimento anche fino a 18 mesi, ma comunque prevede una gradualità di misure di allontanamento in relazione alla concreta situazione dello straniero ed introduce la misura del rimpatrio volontario alla quale lo straniero deve potere comunque accedere prima dell'applicazione della misura di allontanamento coattivo. Nelle more del recepimento della Direttiva gli Stati dell'Unione sono tenuti a non adottare norme che si pongono in contrasto con i principi della Direttiva.

[OMISSIS]

 

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