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Torino, Firenze, Verona e ora anche Pisa: sono solo le ultime città in cui il sistema appalti è messo sotto accusa perché crea povertà e sfruttamento.
Dai musei all’Università, dai nidi alle biblioteche il sistema formativo e dei servizi pubblici italiano è pervaso di gare d’appalto fatte per erodere diritti e reddito a chi lavora.
Nonostante le rassicurazioni il governo Draghi si appresta a stravolgere il codice appalti e a indebolire ulteriormente la “clausola sociale” ovvero l’obbligo, per chi subentra in un appalto, del riassorbimento del personale esistente. Di per sé già questa versione del codice appalti nemmeno impedisce che nelle gare possano essere utilizzati CCNL illegali o con paghe al di sotto del minimo vitale.

Un sistema che fa comodo un po' a tutti: agli enti pubblici che si “lavano le mani” di chi lavora per loro, approfittando della loro ricattabilità e obbligandoli alla flessibilità e alle imprese che incassano sul lavoro altrui “venduto” al massimo ribasso del prezzo massacrando così stipendi e diritti.

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Flaica-uniti_Cub_Torino_conferenza_stampa.pdf