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La spesa previdenziale è fuori controllo?

Non proprio, semmai la spesa pensionistica è utilizzata strumentalmente per tagliare il welfare e la spesa sociale adducendo la motivazione che il nostro Paese, con tanti anziani, non riesce a farsi carico degli oneri.
Siamo il quarto Paese europeo alla voce spesa per politiche sociali in rapporto al PILAl 2019 la spesa italiana  in politiche sociali sul PIL (21,2%) era di poco superiore (due punti in percentuale)  alla media dell’UE. Ma i dati parziali possono essere facilmente utilizzabili per fini non certo nobili come la contrazione della spesa sociale, fatto sta che il numero degli occupati con contratto a tempo indeterminato in 15 anni è stato tra i piu' bassi dei Paesi Ue, si sono creati pochi posti di lavoro a fronte dell'invecchiamento della popolazione.

La spesa previdenziale tra il 2010 al 2019 è cresciuta meno dell'inflazione ossia meno del'1,4%, se pensiamo poi alla quota di ricchezza prodotta nel Paese e distribuita solo ai redditi elevati e ai capitali ci rendiamo conto che da almeno 12 anni la spesa pensionistica è non solo sotto controllo ma diminuita rispetto agli anni precedenti con l'assegno previdenziale medio destinato a calare progressivamente per le conseguenze del calcolo contributivo.
Il leit motive della spesa previdenziale troppo alta viene così smentito dai dati ufficiali, si và in pensione a 70 anni e con assegni decisamente leggeri rispetto al passato. Di conseguenza si spenderà meno se pensiamo anche all'invecchiamento della popolazione.
Cresce invece la spesa assistenziale in virtu' del fatto che numerose prestazioni, esternalizzate, presentano costi maggiori del passato con la gestione diretta, negli appalti le buste paga calano ma inspiegabilmente non la spesa a carico del settore pubblico.
E qui subentrano altre considerazioni riguardanti il reddito di cittadinanza, il ragionamento è alquanto semplicistico e non tiene conto del raffronto con altri Paesi Ue, chi asserisce che si spenda troppo per il Rdc non analizza i bilanci in materia di spesa sociale degli altri Paesi.
Se vogliamo ridurre la spesa assistenziale occorre investire nelle politiche attive del lavoro, creando nuovi posti verrebbero meno le ragioni di molti aiuti di natura assistenziale sempre a condizione di non cedere alle lusinghe dei contratti pari a due ore al giorno come avviene in numerosi appalti.
Chiudiamo sulle pensioni, a detta di molti, specie al centro sinistra, derogare alla Fornero sarebbe un errore e una scelta insostenibile per le casse statali.

Trova molti oppositori perfino la blanda proposta di ridurre da 42 anni e 10 mesi a 41 e 10 mesi gli anni contributivi e alcuni istituti e riviste (vedi la Voce. info : Con Quota 41 maggiore spesa e stesse criticità di Quota 100 - Lavoce.infohanno già dichiarato la insostenibilità finanziaria di una pur piccola revisione della Fornero.

Nei loro ragionamenti tuttavia non si tiene conto di due fattori determinanti:

  • I nuovi assunti costano meno degli anziani che vanno in pensione, è vero che bisogna loro pagare il Tfr ma i contratti attuali e futuri comportano una riduzione della spesa per la forza lavoro. Se cresce la spesa non è per le imprese ma inizialmente per l'Inps, si tratterebbe solo di non accordare aiuti a fondo perduto alle parti datoriali visto che già possono contare su innumerevoli tipologie contrattuali all'insegna della precarietà.
  • La produttività dei giovani è sovente maggiore di quella degli anziani come anche il numero delle giornate lavorative.

In qualunque modo si voglia affrontare la questione è evidente che l'Italia non spende troppo in pensioni e in welfare, semmai possiamo dire che spende male i suoi soldi e il sistema fiscale non è certo di aiuto a riequilibrare le iniquità dominanti con poche aliquote fiscali a vantaggio solo dei redditi elevati.