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Nelle principali città italiane, da nord a sud, il 20 maggio hanno manifestato numerose sigle sindacali di base (Confederazione Unitaria di Base-Cub, Sindacato Generale di Base-Sgb, Unione Sindacale Italiana-Usi, Usi-Cit, Sindacato Intercategoriale-Cobas, Unicobas, Unione Sindacale di Base-Usb, Adl-Varese, Cobas Sardegna) insieme a Partiti politici (Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Partito Comunista dei Lavoratori - PCL), Associazioni e lavoratori e cittadini per esprimere il proprio netto dissenso alle scelte governative in merito all'intervento dell'Italia nel conflitto in Ucraina, con ingenti investimenti già programmati in armamenti.

Milano in migliaia di persone hanno pacificamente invaso il centro città, con un corteo partito da Largo Cairoli e arrivato in via Pantano, sotto la sede di Assolombarda, bloccando il traffico di auto e mezzi pubblici, per far sentire dove serve la contrarietà della maggioranza dei cittadini (il 70% secondo le ultime rilevazioni) a questa guerra.

La decisione di schierarsi e prendere parte al conflitto in corso nel centro dell'Europa, oltre a non agevolare la via diplomatica alla risoluzione delle controversie, non farà che peggiorare ulteriormente la condizione di lavoratori, pensionati, studenti e in generale della cittadinanza italiana, che sta faticosamente tentando di riprendersi da due anni di pandemia.
Le ricadute economiche e sociali si sommeranno alle già difficili situazioni in essere, il welfare verrà ulteriormente penalizzato e i fondi destinati ad armi e Difesa verranno sottratti agli investimenti in sanità pubblica, scuola pubblica, all'edilizia popolare, al mondo del lavoro e dei giovani, tra cui il precariato è ormai una costante.