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I fondi europei non andranno alla cultura e alla salvaguardia del territorio, siamo in presenza di una autentica marginalizzazione della spesa culturale e ambientale

Se parliamo degli stanziamenti alla cultura è bene sapere che corrispondono a meno del 2,7% del totale dei fondi PNRR e non sono destinate alle strutture territoriali (dalle biblioteche agli archivi, dai siti archeologici ai numerosi piccoli musei) si guarda essenzialmente a progetti faraonici di digitalizzazione che probabilmente non serviranno a rilanciare i luoghi di cultura, senza dimenticare che i soldi previsti per la salvaguardia dei borghi sono tutti finalizzati al turismo.
Nel frattempo stanno riaprendo biblioteche e piccoli musei ma ci accorgiamo che ciò è reso possibile solo per l’esternalizzazione dei servizi a cooperative o perfino ad associazioni.
Da anni prosegue la politica del risparmio che trasforma gli operatori culturali in soggetti volontari o dipendenti di cooperative, molte strutture oggi non avrebbero personale a gestione diretta qualificato e in numero sufficiente per garantire i servizi.
Il Pnrr è l'ennesima occasione perduta perchè non investe nella cultura territoriale e non affronta la questione saliente legata alla condizione lavorativa e salariale di una forza lavoro sottopagata, siamo ancora dentro le logiche del risparmio che hanno portato a sostituire personale formato con figure del volontariato. Mancano insomma i fondi per la gestione ordinaria della cultura, talvolta ci si affida a convenzioni provinciali per integrare il personale esistente e residuo con lavoratori sotto pagati e con irrisori diritti, acuendo le differenze stipendiali e contrattuali e alla fine offrendo un’immagine tanto bonaria quanto approssimativa.

Gli Enti locali, mentre fanno mancare fondi alla cultura, si accingono e sponsorizzare gli eventi dell'estate con affidamenti di parchi e strutture a managers o associazioni ma senza avere condiviso con le realtà cittadine e la forza lavoro una progettualità. Questa è la situazione oggi esistente all'insegna del risparmio e della precarietà