Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Report dell'Ufficio studi della Confederazione Unitaria di Base, a cura di Renato Strumia

L’inflazione italiana ad agosto ha toccato l’8,4% e quella europea addirittura il 9,1%. L’impennata dei prezzi dell’energia, dei beni alimentari, dei trasporti, sta provocando un aumento dei prezzi incontrollabile, mese su mese.
Le componenti citate sono le maggiori responsabili dell’erosione del potere d’acquisto di salari e pensioni: La voce “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” è cresciuta del 31,5%, a seguire “prodotti alimentari e bevande analcoliche” (10,5%) e trasporti (10,3%).

Era dal 1985 che non si toccavano vette simili, per quanto riguarda l’inflazione: un valore record dopo 36 anni.

L’indice dell’inflazione da inizio 2022 ha già “acquisito” un valore del 7% consolidato: Significa che i salari hanno già perso il 6% in termini reali, visto che la crescita di quelli negoziati si è limitata all’1%.
La situazione si fa difficile per tutte le famiglie meno abbienti: L’inflazione colpisce in modo asimmetrico e pesa di più sulle fasce sociali più povere. Si calcola che sul paniere di consumo dei meno abbienti l’inflazione abbia eroso oltre il 15% del potere d’acquisto.
Il rincaro del riscaldamento e dei beni alimentari sta preparando un inverno molto duro per chi ha solo redditi da lavoro o da pensione. Andrà anche peggio per chi ha anche un mutuo a tasso variabile, perché i due rialzi dei tassi della BCE già effettuati, e quelli in arrivo, faranno salire le rate in modo sensibile.
Il rialzo dei tassi è assurdo, perché l’inflazione è dovuta a cause esterne, non dipende da surriscaldamento dei consumi o dei salari. Anziché frenare l’inflazione, finirà per accelerarla: le imprese scaricheranno sui prezzi i maggiori costi di finanziamento. Alzare i tassi è come attivare la scala mobile per i soli capitali, per difendere rendite e profitti.
Invece i salari sono fermi, per il blocco dei contratti e l’assurdo meccanismo dell’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo, armonizzato per i Paesi UE), che esclude dagli aumenti il rialzo di prezzo dei beni energetici importati.

Bisogna andare subito al rinnovo dei contratti con forti aumenti salariali ed il ripristino della scala mobile, per un adeguamento rapido e automatico del potere d’acquisto di stipendi e pensioni. Solo rafforzando la domanda per consumi e investimenti si può difendere la tenuta di produzione e occupazione. 
Questi temi saranno al centro dello sciopero generale in programma per l’autunno da parte del sindacalismo di base e della CUB.