Leggiamo con stupore su La Stampa, edizione web odierna, che un esponente del sindacato di polizia SIULP, il sig. Eugenio Bravo, ritorna sui fatti recentemente avvenuti all’Università di Torino e coglie l’occasione per attaccare la prof.ssa Raffaella Ferrero Camoletto.

 

La stessa prof.ssa, cui va la nostra solidarietà, era stata peraltro già attaccata da esponenti di forze politiche di destra per aver testimoniato il suo sconcerto circa l’uso sproporzionato della violenza da parte della polizia e per aver difeso gli studenti antifascisti.

Per comprendere di che si tratti è utile ricordare in dettaglio quanto avvenuto giovedì 13 febbraio, al Campus Einaudi, in occasione di un convegno sulle foibe e sull’uso politico della memoria, indetto dall’ANPI con la partecipazione del regista-attore Moni Ovadia e del giornalista Stojan Spetic.
Il convegno è stato provocatoriamente contestato da esponenti del FUAN che ne hanno accusato gli organizzatori di menzogna, revisionismo storico e occultamento dei fatti. Il successivo tentativo di allontanare i provocatori è stato duramente represso dalla polizia che non ha esitato a caricare, DENTRO L’UNIVERSITÀ, gli studenti e diversi tra i partecipanti al convegno. A testimoniare la durezza dell’azione repressiva il fatto che tre giovani sono stati arrestati, una ventina denunciati e si contavano moltissimi contusi. Illesi i giovani del FUAN. Questi fatti hanno portato, il giorno dopo, all’occupazione della palazzina e all’interruzione delle attività che ha coinvolto la prof.ssa Ferrero Camoletto.

Ma il sig. Bravo, esponente di un sindacato che ha potuto costituirsi solo grazie al sostegno delle forze democratiche del nostro Paese, sembra ignorare quanto avvenuto e appare incurante delle minacce e degli insulti neonazisti che ogni giorno imbrattano le nostre strade e le porte di ebrei, ex deportati e antifascisti. Incredibilmente egli non ha da ridire su quella tracotanza né sulla protezione che la Polizia di Stato offre alla propaganda delle formazioni neofasciste e neppure obietta sull’uso evidentemente sproporzionato della violenza repressiva (nel sito de La Stampa si può visionare un filmato in cui la polizia carica gli studenti facendo uso dei cassonetti dei rifiuti come arieti).

Egli si scandalizza invece perché una professoressa, costretta ad interrompere gli esami, cerca di tutelare i suoi studenti garantendo loro il superamento della prova programmata da tempo.
È bene essere chiari: né gli agenti della polizia di Stato né i loro sindacalisti hanno il compito di giudicare il comportamento dei docenti universitari nell’esercizio delle proprie funzioni poiché altri sono gli organismi preposti allo scopo. Sarebbe invece più opportuno che si interrogassero apertamente e seriamente sul loro ruolo sociale e sul loro costante impiego a difesa dei potentati economici, della destra politica e comunque dei più forti. Auspichiamo che lo facciano con la lucidità sufficiente a trarne le necessarie conclusioni e a trovare, come esortava a fare don Milani, il coraggio della disobbedienza.
Torino, 19 febbraio 2020

CUB Scuola Università Ricerca
 
il coordinatore nazionale Natale Alfonso

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