Alle 21.00 si è concluso per l’esercizio ferroviario lo sciopero generale e i dati sommari raccolti sulla partecipazione dicono che il messaggio lanciato è stato recepito su tutto il territorio nazionale.


Il momento di incertezza e disorientamento, a causa della pandemia e della conseguente emergenza della crisi, ha talvolta funzionato da sordina delle iniziative dei lavoratori preferendo essi la passività delle scelte, lasciate così ad altri soggetti (governo, istituzioni, aziende, sindacati concertativi) nella speranza che qualcuno provveda a loro, mentre in altri contesti anche ferroviari i lavoratori hanno colto l’occasione del primo appuntamento per una sintesi generale dei problemi del lavoro per rivendicare di avere la parola e superare le vertenze specifiche di azienda o territorio -pur vivendo delle energie di quelle- per legarsi a tutti gli altri su temi di fondo non più rimandabili e che costituiscono le chiavi per l’uscita collettiva dal periodo.

Mai come in questo momento si fa chiaro che non ci sono soluzioni parziali, non ci si salva nel ritaglio di una vertenza affrontata nella cornice locale, non c’è problema specifico che non abbia radici comuni generali. Il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, dell’età pensionabile, dei ritmi di lavoro, del costo dello straordinario, della precarietà del lavoro, sono punti fondamentali che possono ridare fiato al mondo del lavoro in senso anticiclico rispetto alla crisi in atto, scaricata sul mondo del lavoro, e da qui essere assunti a elemento strutturale della costituzione odierna della dignità del lavoro.
 I ferrovieri hanno risposto vedendo la necessità di questo cambiamento. La fiammata dello sciopero in Trenord vive delle ingravescenti arretratezze dell’azienda, grande malato settentrionale, e in radice della sua nascita come uno degli esempi di privatizzazione nonché regalo alla politica e alle sua camarille. In generale buona la risposta dei lavoratori del trasporto Regionale con significative punte, laddove il malcontento dà rappresentazione alla quotidiana spremitura dei lavoratori.
Accanto ad essi gli appalti ferroviari, in aumento numerico secondo i micidiali processi di esternalizzazione, pur nelle difficoltà costitutive hanno mandato il messaggio in mezzo alla crisi, tanto dei diritti calpestati nel concreto svolgimento del rapporto di lavoro, che del salario, chiedendo le coperture aziendali sulle percentuali della cassa integrazione.
Apporto allo sciopero anche dalle officine con varianti da impianto ad impianto. Idem in Mercitalia dove i processi di dumping del settore merci stanno facendo emergere tutti i connotati dell’operazione di distacco da Trenitalia. Sulla lunga percorrenza e in RFI appare meno l’adesione allo sciopero per la circolazione dei treni solo sporadicamente interrotta ma le adesioni e gli M40 sono stati molteplici e diffusi.
Da giorni le aziende hanno predisposto piani di neutralizzazione degli scioperanti, anche in abuso delle norme, spostando quote di possibili scioperanti sui treni garantiti mentre effettuavano gli altri treni col restante personale e rifiutando le sostituzioni. Le critiche per i comportamenti delle aziende che anche nel trasporto hanno brigato per mettere davanti alla salute dei lavoratori i propri interessi economici hanno spinto verso la partecipazione alla protesta.
Accanto a operai, artigiani, infermieri, addetti alla distribuzione e al commercio, insegnanti, postini, pubblico impiego, i ferrovieri hanno dato il contributo assieme agli altri lavoratori del trasporto (aereo, autoferro, privato, navale, camion, logistica) per riprendere in prima persona l’iniziativa sulle politiche economiche e sociali di questa fase.
A partire dalla richiesta corale di ripristino della Sanità pubblica dopo anni di smantellamento e tagli in favore di quella privata, che poi durante la pandemia è stata fonte di contagio fuori controllo, ritardo delle misure e zavorra di risorse per il contrasto. La presenza di iniziative similari di protesta in date ravvicinate allo sciopero ma separate, come questa stessa proclamazione in solitaria di un’unica sigla, dovranno far riflettere i lavoratori, che hanno davanti a sé anche il compito di sopperire alle intelligenze che mancano, anche nel sindacalismo di base, e spingere per l’unitarietà più larga possibile a sostegno e forza di queste rivendicazioni.

In ferrovia urge un nuovo CCNL per il quale si dovrà combattere per avere l’eliminazione delle precarietà, occupazione diffusa, diritti contrattuali uguali per tutti, riassorbimento degli appalti, redistribuzione del lavoro anche con la riduzione dell’orario: il sindacalismo di base si faccia avanti come soggetto che può restituire ai lavoratori l’unità e quindi rappresentanza alla vertenza.

CUB Trasporti - Confederazione Unitaria di Base
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        CUB-Trasporti-fine-sciopero-ferrovia-del-23-10.pdf

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