RECAPITO: VOGLIAMO METTERE TUTTO IN DISCUSSIONE E DISCUTERE DI TUTTO


Ci dissero: il mercato è “sangue e lacrime” e l’epoca del quieto vivere pubblico è finita. Ma non dovete aver paura. Il successo della societàà sarà anche il vostro. 
Siamo – noi portalettere – arrivati all’alba del 1994 (inizio del processo di privatizzazione) all’ultimo gradino delle gerarchie professionali ed economiche dell’allora Amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni, azienda del Ministero PT. 
Sono passati dieci anni. 
All’alba del 2004 ci ritroviamo EGUALMENTE all’ultimo posto della nuova classificazione contrattuale (livello D) gestita e concordata da chi aveva promesso un destino migliore, dopo i duri sacrifici della scelta mercantile. 
Noi sempre in basso. I soliti sempre in alto, sempre più in alto con stipendi da manager. 
Ieri consegnavamo la corrispondenza, lettere, cartoline, raccomandate, espressi, pacchetti, vaglia telegrafici.
Oggi, la merce “pregiata” viene esternalizzata, cioè affidata a ditte e sottoditte ove il lavoro è fuori da ogni controllo sindacale e lo sfruttamento diffuso, penetrante, subdolo, contrabbandato come necessità categorica di vincere la concorrenza. 
Il postino di oggi è un asino da soma: porta tutto, ovunque e nei luoghi più disagiati, senza orario fisso, sotto il ricatto del posto e le minacce dei facili provvedimenti disciplinari, tra cui il licenziamento, strumento repressivo ormai adottato con assoluto cinismo dalla societàà, soprattutto dopo il via libero che le OO.SS. firmatarie del CCNL hanno concesso all’amico padrone. 
La societàà però ci incanta: spot pubblicitari di spessore artistico, promozione dell’immagine sulla stampa, motorini ovunque, auto, divise, e parole, parole, parole per catturare il nostro consenso attraverso i cosiddetti corsi professionali che nulla ovviamente insegnano se non la bellezza suprema del mercato, della societàà-Mamma comune, della riconoscenza del Paese a cui rendiamo un Servizio Pubblico. 
Quale servizio pubblico? La vendita dei bulbi, forse … 
Dietro l’angolo del futuro prossimo, è in agguato un nuovo accordo sul recapito tra Poste Italiane S.p.A. ed i sei sindacati che collaborano attivamente alla realizzazione delle strategie d’impresa (e non certo gratuitamente …). 
Dopo l’abbinamento, dopo l’areola, dopo il tavolo pulito … non può che arrivare il taglio di altri 3500 posti di lavoro. 
Poveri eravamo ma (forse) belli.
Poveri e brutti è la moderna nostra condizione. 
Alla faccia della grande modernità, della grande letteratura – spesso naturalmente in lingua inglese – che inonda le cronache del nostro quotidiano vivere. 
A tale gaglioffa operazione si sono dedicati in tanti, dalle teste d’uovo che si sono impossessate delle leve di comando, alle OO.SS. politicamente disponibili, ai tanti piccoli e miserabili caporali di giornata che per un piatto di lenticchie si sono dimenticati delle origini e usano bastone e carota nelle migliaia di uffici nei settori di recapito. 
Non siamo d’accordo. 
Non ci piace
ne’ il nostro destino, ne’ il destino del servizio a cui prestiamo la nostra manodopera. 
Siamo “operai” del recapito? E vogliamo allora conquistarci una diversa coscienza della condizione complessiva, soggettiva ed oggettiva, dell’attuale realtà postale. 
Apriamoci la testa e cominciamo a pensare: un mondo pt diverso è possibile. 
La strada è quella dello “stare insieme” dalla stessa parte, ricostruendo dal basso il sindacato che rappresenta i nostri interessi. 
Apriamo quindi una strategia di lotta, in concreto, sul rispetto dell’orario, sul diritto alle ferie, sulla sicurezza interna ed esterna ai posti di lavoro, sulla qualità della prestazione, sul rifiuto a fare lavoro in più sottopagato o a cottimo. 
Costruiamo un punto fisso, certo, di riferimento, al quale possono accedere tutti, da ogni parte, per chiedere consigli, tutele, assistenza. 
Se non cominciamo ora, quando?  
Lettera aperta di alcuni operatori del recapito. 
“NORME” TECNICHE DI COMPORTAMENTO 
-    Se ti chiedono di eseguire una quota di AREOLA chiedi da che ora a che ora. Se non sanno risponderti e per iscritto, non subire alcuna pressione.
-     Se ti vogliono obbligare a fare STRAORDINARIO, rispondi che hai già altri impegni, personali o familiari.
-     Se usi il BADGE, registra solo l’ingresso in ufficio all’inizio del turno e, alla fine della prestazione, l’uscita dal locale.
-     Se devi invece firmare sul FOGLIO DI PRESENZA, segna tu l’orario reale d’entrata e d’uscita, mai in bianco.
-     Chiedi di avere copia del VIARIO della tua zona.
-    Non caricare mai il mezzo (MOTO o BICI) più del consentito e comunque in condizione di sicurezza riguardo alla dimensione stessa della merce.
-        Rispetta il codice della strada e se qualche vigile ti multa, non pagare mai, ma consegna la multa al datore di lavoro.
-        Non usare CASCHI altrui: non uscire con il mezzo se non attrezzato adeguatamente.
-        Non sborsare una “lira” per effettuare qualsiasi eventuale RIPARAZIONE AL MEZZO aziendale.
-        Verifica e pretendi che il posto di lavoro sia sicuro e salubre e che tavoli, sedie e armadi siano in perfetta efficienza.
-        Le FERIE sono un diritto; non fartele giocare dal datore di lavoro con la scusa delle esigenze di servizio, nemmeno dall’accordo tra gli operatori.
Queste e altre mille “piccole cose” utili potrai conoscere ed utilizzare per difenderti dall’ignoranza e dalla prepotenza. Se ti trovi in difficoltà non arrenderti,prendi tempo, telefona subito al “pronto soccorso” sindacale per avere “istruzioni” necessarie a uperare le incertezze del caso. 
Lavinia, Bari 080-602194
Pippo, Cremona 0374-58888
Maurizio, Milano 339-4161106
Raffaele, Napoli 340-4875479
Lorenza, Padova 339-8914006
Roberto, Palermo 333-7208376
Beppe, Pescara 339-5288168
Nunzio, Reggio Calabria 339-3771383
                                             Luigi, Torino 328-9061937
Luglio 004

FaceBook