Quale futuro per la sanità?

Si è svolto martedì 18 gennaio il webinar sulla sanità organizzato dalla Confederazione unitaria di base a cui erano invitati il medico Vittorio Agnoletto, la giornalista Marina Terragni e Walter Gelli, rappresentante Cub per la sanità.

I temi al centro del dibattito riguardavano la situazione ad oggi, in particolare in Regione Lombardia e a Milano, dopo due anni di pandemia, la comunicazione massmediatica sulla Covid-19 e le prospettive future anche in funzione delle scelte in materia di PNRR e investimenti dal punto di vista economico e sociale.

I tre ospiti hanno analizzato, ciascuno dal proprio osservatorio, gli aspetti sia sanitari che politici su cui è ritenuto urgente intervenire, a fronte di un comune giudizio non lusinghiero sulla capacità di reagire all’impatto che il virus Sars-Cov-2 ha avuto sulle istituzioni preposte, sulla società nel suo complesso e sui singoli cittadini

Dal confronto, moderato dal giornalista Max Rigano, sono emersi diversi spunti di riflessione e suggerimenti per un cambio di passo che sarebbe utile ad affrontare in maniera diversa e migliore l’eventualità di nuove future pandemia oltre che, in generale, la necessità di un rinnovamento a livello politico, di organizzazione territoriale e sociale per colmare le gravi carenze emerse in questi due anni nella gestione della pandemia e nella risposta alle sfide che questa contingenza ha presentato a vari livelli.

Dal punto di vista della comunicazione, è stato unanime un giudizio non positivo, per l’assenza nel dibattito di una voce istituzionale e condivisa che avrebbe potuto fare chiarezza nel sovrapporsi dei pareri spesso contraddittori che hanno ingenerato confusione, se non diffidenza, nei cittadini.
La scienza e la politica dovrebbero infatti rimanere due ambiti ben distinti, sottolineano gli intervistati, per la prima chiamata a fornire dati chiari e incontrovertibili e la seconda a prendere di conseguenza delle decisioni, evitando, al contempo, di sottrarsi alle responsabilità che questo comporta.

Anche il sistema di welfare e la rete sociale, secondo gli ospiti dell’incontro virtuale, non sono stati all’altezza delle gravi problematiche sia sanitarie che sociali che la pandemia ha provocato. Tra le cause, secondo il medico Vittorio Agnoletto, il modello di sanità perseguito negli ultimi decenni dalla medicina ufficiale: Se da un lato sono indiscutibili i progressi fatti dalla ricerca e dall’utilizzo della tecnologia applicata alle cure, non si può dire lo stesso per la medicina preventiva e di comunità che invece è stata via via smantellata e surclassata in nome della tecnologia medica, lasciando così il fianco scoperto di fronte a una pandemia globale, come nel caso della Covid-19.

“Il paradigma della medicina occidentale degli ultimi quarant’anni – chiarisce Agnoletto – si è basato sulle cure per prolungare al massimo le attese di vita, investendo risorse e ricerca competenze su farmaci e terapie molto costosi ma, al contempo, tralasciando gli aspetti della prevenzione, della cura in relazione al territorio e del ‘prendersi cura’, laddove non vi sia soluzione terapeutica. In Italia invece abbiamo assistito al combinato disposto di smantellamento dei servizi pubblici e ingresso dei privati tramite l’accreditamento presso il SSN facendo della sanità un business e piegandone le finalità a logiche di mercato”.

Appare in tal senso sempre più necessario far convivere anche la sociologia, l’epidemiologia e la psicologia, in una parola le scienze umane, con la medicina tradizionale, compiendo una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla malattia e al malato, perché la medicina non può essere solo una tecnica ma una relazione biunivoca tra medico e paziente in primis, insostituibile dal solo impiego dei macchinari, per definizione non empatici”.

Anche Walter Gelli ha sottolineato il graduale ridursi negli anni delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale, alla medicina territoriale e agli investimenti nelle strutture ospedaliere che invece sono state tagliate privando interi territori di presidi e operatori. “Se solo vent’anni fa il SSN era il decimo al mondo per il livello raggiunto, a fronte di un cinquantesimo posto dell’Italia nella stima delle ricadute dei costi della sanità pubblica sulla cittadinanza, oggi la situazione si è ribaltata. Sono stati chiusi centinaia di ospedali e i bacini di utenza dei medici di base arrivano a un numero di assistiti ingestibile”.

Per Marina Terragni, che ha concentrato il suo intervento sull’importanza del concetto di “relazione” in ambito sia sanitario che sociale e umano, a mancare è stata una visione olistica delle problematiche, sia quelle di natura medico-sanitaria, con i cittadini e le famiglie che avrebbero dovuto e dovrebbero essere accompagnati e guidati in una fase complessa come quella che stiamo attraversando, sia dal punto di vista della tenuta sociale ed economica, posto che nessuno si salva da solo e che “non esistiamo se non irrelati”.
“Il concetto di ‘cura’ (“I care”) – aggiunge - deve tornare fondativo della comunità umana, la cui storia si fonda sul concetto di comunità mentre oggi assistiamo a individui sciolti dalle relazioni e a un sistema di relazioni in cui a contare è il valore di scambio, basato sul denaro”.

Sarebbe necessario un vero e proprio cambio di civiltà, questo è il messaggio conclusivo emerso dalle quasi due ore di conversazione e scambio di idee trasmesso sul canale facebook della Confederazione unitaria di base: Si tratta di un “lavoro simbolico”, di un cambio di visuale, secondo la giornalista Terragni, e con Vittorio Agnoletto che a sua volta insiste sulla necessità di “mettere insieme globale e locale”, con una visione comune che consenta di affrontare adeguatamente la complessità odierna. E a proposito dell’attualità, Marina Terragni commenta che stiamo assistendo al configurarsi di una situazione neo-feudale, in cui il divario tra ricchi e poveri aumenta portando allo scioglimento della comunità e al primato dell’individuo.

Lo stesso dicasi per i ‘vaccini’ (ricordiamo che Agnoletto è promotore di una campagna per la liberalizzazione dei brevetti al momento detenuti da Big Pharma) che, secondo il medico milanese, vanno visti come uno tra gli strumenti disponibili nella lotta al Covid ma non l’unico. Se infatti il loro impiego rimarrà avulso da un sistema di cure che includa anche adeguate terapie domiciliari e una conoscenza del sistema di relazioni umane e sociali tra i singoli, è impensabile sia che venga sensibilmente ridotta la pressione sugli ospedali sia che si possa fronteggiare il diffondersi di un’epidemia, posto che la diffusione di un virus è strettamente correlata ai comportamenti degli individui all’interno di un gruppo; per questo – dice Agnoletto - dovremmo interessarci di nuovo della società nel suo complesso e dei suoi “corpi intermedi”.

“Vorrei che coloro che vengono ospitati dai mass-media finalmente affrontassero il tema dei brevetti sui vaccini, al momento detenuti dalle grandi compagnie farmaceutiche, oltre che dichiarare la sussistenza di conflitti di interesse – chiede Vittorio Agnoletto – e sarebbe inoltre utile che il giornalismo d’inchiesta indagasse su eventuali legami tra Big Pharma, politica e media”, ponendo il perseguimento della salute pubblica al primo posto.

Anche sul PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza le critiche non sono mancate. Sulla sanità infatti non viene investito un quantitativo di fondi ritenuto congruo data la situazione in cui il Paese si trova dopo anni di tagli, anche in ossequio ai patti di stabilità imposti a livello europeo. Si continua a puntare in larga misura sulla tecnologia e la digitalizzazione, i settori sui quali risulta maggiore l’investimento di spesa, perseguendo un modello di sviluppo che ha già dimostrato i suoi lati più deteriori.

La stessa pandemia che da due anni tiene in scacco la salute delle persone e la tenuta dell’economia è infatti figlia di uno sfruttamento senza limiti delle risorse naturali, da cui l’impoverimento di interi territori ed enormi danni a livello ecologico per il pianeta, con gli spazi vitali abitati dalle varie specie che si riducono sempre più conducendo così a fenomeni, tra gli altri, come quello della zoonosi (salto di specie dei virus) provocando un danno alla salute della popolazione mondiale tutta.

G.M.

 

FaceBook