La CUB Scuola Università Ricerca chiede la riapertura in sicurezza con classi meno numerose e più personale in edifici risanati e messi a norma.
Rivendichiamo la stabilizzazione dei precari su tutti i posti disponibili e consistenti aumenti salariali dopo 12 anni di blocco stipendiale.
Siamo al fianco degli studenti nella richiesta di una didattica migliore e in presenza.


24 settembre 2020 ore 19,00 Il presidio che si è svolto oggi a Roma in piazza Montecitorio, nonostante i vincoli imposti dalla Questura che ha limitato a 150 il numero dei partecipanti, è stato un momento davvero significativo della due giorni di mobilitazione nazionale della scuola indetta da CUB SUR, Unicobas scuola, USB Scuola, Cobas scuola Sardegna, gli studenti di OSA e di molti altri collettivi studenteschi.
Nei numerosi interventi svolti dai partecipanti si sono ricordati i principali punti di criticità che si trovano all’origine della protesta e denunciate le dimenticanze, omissioni, storture e gli annunci puramente propagandistici del Governo. Al di là della retorica e delle promesse vuote servono subito forti investimenti in edilizia, la stabilizzazione immediata dei precari, tutele per studenti e lavoratori “fragili”, consistenti aumenti salariali per il personale.
Domani, venerdì 25 settembre, chiamiamo i lavoratori della scuola e dei settori educativi allo sciopero nazionale e a manifestare, insieme agli studenti, nelle maggiori città italiane.
Qui sotto gli appuntamenti.
Genova ore 9:30 - Stazione di Genova Piazza Principe,
Torino ore 9:00 - MIUR (Corso Vittorio Emanuele II 70),
Milano ore 9.30 - Largo Cairoli Padova ore 11.00 - Palazzo Moroni
Vicenza ore 11.00 - Palazzo Trizzino
Varese ore 15.00 - Prefettura
Bologna ore 9:30 – P.za Roosevelt (Concentramento studentesco ore 9:00 davanti  Sala Borsa in Piazza del Nettuno per raggiungere P. Roosevelt),
Firenze ore 9:30 – Piazza Santissima Annunziata,
Livorno ore 8:30 – Piazza Cavour Roma ore 9:00 miur
Napoli ore 9:00 - ufficio scolastico regionale (Via Ponte della Maddalena),
Catania ore 10:00 - via Etnea (Prefettura) - ore 11,00 - Piazza dell’Università

Torino, 24 settembre 2020

CUB Scuola Università Ricerca
Federazione nazionale corso Marconi 34 – 10125 Torino
Tel/fax 011 655897 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.cub.it

        Comunicato Stampa CuriamoLaScuola-2020-09-24.pdf



PRESIDIO 24 SETTEMBRE – INTERVENTO CUB Scuola Università Ricerca

Scuola e istruzione, ma il discorso vale anche per la sanità, sono tra i grandi malati del nostro stato sociale. La nostra scuola pubblica è stata progressivamente impoverita e umiliata ad opera dei diversi governi, sedicenti di destra o di sinistra che ne hanno continuamente tagliato le risorse. Ognuno di questi cosiddetti riformatori, da Luigi Berlinguer a Renzi, passando per Moratti e Gelmini, non ha fatto altro che indirizzare la scuola verso la riduzione dei costi (cioè dei servizi) e l’adozione di modelli aziendalistici.
Così l’Italia, che pure fa parte dell’OCSE, da molti anni destina all’istruzione risorse decisamente al di sotto della media di quegli stessi Paesi. Non è poco: si tratta di circa 24 mld/anno e ricorderete che Azzolina ha vantato come un grande risultato il recupero di un miliardo!
Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: una scuola peggiore poiché insediata in edifici cadenti e insicuri, con dotazioni strumentali e infrastrutturali inadeguate, incapace di colmare le diseguaglianze sociali. Una scuola sempre più classista e piegata agli interessi delle aziende, come dimostrano sia la deriva dell’istruzione tecnica e professionale sia l’esperienza di quella che hanno chiamato alternanza scuola lavoro e che si è tradotta nell’educazione precoce allo sfruttamento e alla sottomissione.
Se non bastasse, questa scuola, così ingiusta verso i suoi studenti, è anche più dura nei confronti di chi vi lavora. Il precariato, che in questi anni non è mai sceso al di sotto del 15%, ha oggi raggiunto il 22% del totale e la sua condizione di minori diritti è stata usata, senza scrupoli, per trascinare verso il basso lo stato salariale e normativo dell’intero settore che oggi è il peggio pagato di tutto il pubblico impiego.
Eppure la scuola è la maggiore organizzazione sociale del nostro Paese, essa coinvolge direttamente 1 milione di addetti e 8 milioni di studenti. Se consideriamo anche i genitori si va ben oltre i 20 mln di persone cioè un terzo della popolazione italiana. Una massa imponente che DEVE far pesare la sua forza e rivendicare ad alta voce la necessità di prendersene cura.
Perciò oggi siamo in piazza e domani saremo di nuovo in lotta nelle principali città del nostro Paese. Siamo qui perché ci siamo assunti il compito, difficile ma necessario, di far uscire la scuola dal rumore di fondo prodotto da chiacchiere continue e inconcludenti e di proiettarla invece verso ciò che deve essere: il principale e migliore investimento dell’Italia sui suoi giovani, sul suo futuro!
È bene essere chiari: al di là delle apparenze e delle favole belle raccontate da Azzolina, durante questi mesi la scuola è stata abbandonata a se stessa o, peggio, lasciata in balia della Ministra e dei suoi consiglieri che non ne hanno azzeccata una, inanellando, con incredibile arroganza, un flop dopo l’altro fino al recente disastro delle graduatorie di supplenza.
SIAMO QUI PERCHÉ SIAMO STANCHI DI PAROLE VUOTE
A tutt’oggi sono irrisoltiiprincipaliproblemiper la ripresa in sicurezza:
• gli edifici non sono stati messi a norma,
• non si sono trovati i nuovi locali e il personale aggiuntivo per evitare le “classi pollaio”,
• le persone “fragili” -cioè esposti a maggiore rischio in caso di contagio- sono state abbandonate a se stesse. Nessuno sa oggi come tutelare gli studenti fragili mentre i lavoratori fragili sono avviati al licenziamento e perciò costretti a scegliere tra diritto alla salute e diritto al lavoro. Diritti che, invece, dovrebbero essere costituzionalmente garantiti.
E, nel malaugurato caso di una ripresa della pandemia, dobbiamo rivedere il ruolo della dattica digitale. Come minimo si tratta di assicurare davvero l’istruzione per tutti fornendo dispositivi in comodato d'uso per studenti e insegnanti.
Poi si tratta di remunerare il conseguente aggravio di lavoro, ricompensare l’uso di mezzipropri nello svolgimento delle attività, prestare la massima attenzione alla protezione di dati personali, evitare di trasformare le scuole pubblica in una sorta di palestra gratuita dove le imprese del settore possano testare gratuitamente i propri prodotti commerciali, far tesoro delle informazioni così raccolte e, magari, commerciare i dati di navigazione.
Anche sul personale è necessario passare ai fatti: il mondo dell’istruzione non può essere per loro un luogo di mortificazione e riduzione dei diritti. È necessario affrontare e risolvere finalmente il problema del precariato assumendo su tutti i posti disponibili in modo da stabilizzare gli organici e garantire così la continuità didattica e il mantenimento della relazione tra docenti e studenti. Poi, dopo 12 anni di sostanziale blocco salariale, è necessario un sostanzioso aumento di stipendio che ci avvicini a salari di livello europeo,
Infine lasciatemi concludere con una riflessione sulla questione ecologica.
L’attuale pandemia è uno dei frutti avvelenati dello sviluppismo e dello sfruttamento sfrenato delle risorse della Terra. Essa si inserisce nella gravissima crisi climatica e ambientale che minaccia la sopravvivenza del pianeta, almeno nella forma e con la complessità di vita che oggi conosciamo. La scuola che vogliamo deve sapersi assumere anche il compito di costruire una salda coscienza ecologista che permetta sia di individuare gli errori commessi e attribuirne le responsabilità sia di
immaginare alternative di società rispettose della natura e lontane dallo sfruttamento di cose e persone.
Sappiamo che niente ci sarà regalato: facciamoci sentire, organizziamoci e imponiamo un cambio di rotta!

       Intervento CubSur-2020-09-24.pdf

 
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