Intervista a Antonio Amoroso, Cub Trasporti-Air Crew Committee 

Lavoratori Alitalia sospesi, quali prospettive?

Dicembre è stato un mese denso di appuntamenti importanti per quanto riguarda il futuro delle migliaia di lavoratori dell’ormai ex Alitalia, ben 8000 sono i dipendenti attualmente rimasti nella compagnia posta in A.S.  in cassa integrazione straordinaria (alcuni a zero ore ed altri a rotazione) il cui destino va di pari passo con il rilancio di Ita, il nuovo vettore aereo nazionale, affidato al manager Alfredo Altavilla

A dicembre 2021, in concomitanza con l’approssimarsi della stesura della Legge finanziaria da parte del Governo, i lavoratori Alitalia si sono mobilitati per denunciare la situazione di crisi in cui a migliaia si trovano tuttora.

Il 15 dicembre la Cub Trasporti-Air Crew Committee, insieme ad altre OO.SS. presenti nel settore e non firmatarie degli accordi della disfatta, ha riunito sotto i Palazzi romani numerosi lavoratori che hanno preso parte al primo dei due presidi, presso la sede Inps di via Ciro il Grande a Roma, per chiedere che l’Istituto di Previdenza velocizzasse il pagamento delle spettanze per la cassa integrazione oltre all’integrazione del fondo speciale per il trasporto aereo. Presidio che si è svolto mentre era in corso la riunione tra il Comitato direttivo del trasporto aereo di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav e i rappresentanti datoriali.

A distanza di due giorni, venerdì 17 dicembre, un secondo presidio della Cub ha visto ancora una volta protagonisti i lavoratori Alitalia, sempre a Roma, questa volta in piazza SS Apostoli, in contemporanea alla discussione dell’emendamento contro il taglio dall’80% al 60% del fondo speciale per il trasporto aereo (FSTA).

Il Sindacalismo di base ha inteso evidenziare le gravi problematiche relative a un momento di crisi quale è il passaggio di un ramo d’azienda, pubblica nel caso di Alitalia, anche in riferimento a quanto precedentemente deliberato a Bruxelles il 10 settembre scorso relativamente a Ita, il nuovo vettore aereo italiano.

Sulle decisioni in ambito europeo, il segretario nazionale della Cub Trasporti Antonio Amoroso, nei mesi scorsi ha provato a reperire maggiori informazioni inviando per questo formale richiesta alla direzione generale della Concorrenza della Commissione europea, per fare chiarezza su un passaggio particolarmente delicato. Si tratta di un tema su cui il 15 ottobre scorso Camera e Senato hanno votato, avallando la conversione di un decreto in cui si faceva esplicito riferimento alla decisione europea del 10 settembre, senza però che deputati e senatori potessero prendere visione della decisione stessa.

Lo stesso Stefano Fassina, nelle fila di Leu alla Camera, e il senatore Gregorio De Falco, già 5 Stelle ora confluito nel gruppo Misto, hanno protestato per l’evidente incongruenza.

Lo stesso dicasi per il presidente della Camera Fico, che ha ricordato a Draghi le norme che regolano l’attività parlamentare quando in discussione ci sono decisioni europee.

Lo strappo legislativo

La crisi industriale che ha investito il vettore aereo di bandiera è una delle più gravi degli ultimi anni a cui il Governo ha risposto con l’investimento di 3 miliardi per il rilancio di Ita e il voto all’art. 7 del Decreto Infrastrutture e Trasporti, che ha di fatto consentito il superamento di uno snodo centrale in tal senso. Il punto però è che tale decreto, votato ‘al buio’, ha altresì consentito ai nuovi amministratori Ita di aggirare alcuni vincoli di legge sulla cessione di attività da un’azienda ad un’altra, sulla base di un non meglio argomentato “Ce lo chiede l’Europa”: Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, e il suo amministratore Fabio Lazzerini, entrambi dirigenti di un’azienda pubblica lo ricordiamo, hanno così potuto ignorare l’articolo 1212 del Codice civile tra quelli alla base della tutela dei diritti dei lavoratori, in particolar modo a fronte di un momento di crisi concomitante al passaggio di un ramo d’azienda.

L’articolo citato infatti stabilisce che quando un ramo d’azienda viene ceduto da un soggetto a un altro, quest’ultimo deve accollarsi il compito di prendere anche i lavoratori oltre ai beni acquisiti. Nel caso specifico invece i lavoratori Alitalia, se non in minima parte, non sono passati a Ita. Dei 10.500 dipendenti Alitalia infatti solo circa 2200 (su 2800 che erano stati dichiarati dalla newCo) sono stati assunti.

Ulteriore danno, i due dirigenti Ita hanno anche potuto disapplicare il contratto collettivo nazionale facendo invece valere inizialmente un regolamento interno imposto unilateralmente con tagli agli stipendi fino al 40%. Anomalia, quest’ultima, superata solo in un secondo momento, con la firma di quasi tutti i sindacati, ad esclusione di Cub, Acc, Navaid e Usb, di un contratto che ha confermato i tagli salariali fino al 37-38% ed un consistente peggioramento normativo. A seguito di tale firma molti sono stati i sindacalisti delle sigle firmatarie assunti da ITA.

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Il fondo speciale per il trasporto aereo

Istituito nel 2004 dal governo presieduto da Berlusconi, nel FSTA confluisce il sovraprezzo che i passeggeri da e per l’Italia pagano sui biglietti aerei, per contribuire al finanziamento di Cig e Naspi, da cui un’integrazione fino all’80% del salario dell’anno precedente la sospensione.

Per i lavoratori di terra questo si traduce in integrazioni modeste, maggiore era invece la quota prevista per chi, in funzione della propria professionalità, svolge mansioni meglio retribuite. (Ricordiamo che la cassa integrazione prevede due tetti, con un salario mensile che nel migliore dei casi raggiunge poco meno di 1000 euro netti a fronte di uno stipendio che, per piloti e comandanti, può essere di 7/8 volte più alto).

La decisione sulla creazione del Fondo, operata nel 2004, coincise temporalmente con le dichiarazioni dell’allora premier Berlusconi secondo cui in Alitalia lavorava il doppio del personale necessario. Il Governo, che deliberò in merito alla cassa integrazione per il trasporto aereo, lo fece quindi non molto tempo prima del ridimensionamento della compagnia di bandiera, prima nel 2005 con migliaia di licenziamenti e poi ancora nel 2008, nuovamente per mano di un esecutivo guidato dal Cavaliere, con il personale che venne effettivamente dimezzato, arrivando al licenziamento di circa 10.000 lavoratori.

Il fondo speciale servì per avere un più facile beneplacito da parte delle sigle che firmarono i licenziamenti di massa in occasione della privatizzazione di Alitalia nel 2008.

Attualmente il Fondo ancora sussiste ma, a fronte del calo dei passeggeri anche a causa della pandemia, ad alimentarlo è la fiscalità generale, con gli ultimi decreti in ordine di tempo emanati dal governo Conte due e Draghi.
Il comitato direttivo che delibera in merito all’erogazione dei finanziamenti ora valuta di volta in volta in base a diversi fattori, tra cui le risorse economiche disponibili, il numero dei lavoratori interessati e delle loro retribuzioni.

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Le prospettive future

In merito al pagamento della cassa integrazione arretrata, con i lavoratori che al 15 dicembre ancora attendevano l’assegno di settembre, e in merito agli stanziamenti per il Fondo, si è ottenuto che una parte di quanto dovuto per la cig venisse corrisposta ma l’Inps non ha fornito alcuna delucidazione sulle tempistiche di pagamento né del Fondo, né delle altre mensilità di cassaintegrazione. 

Temo – commenta Antonio Amoroso - che i lavoratori Alitalia non riceveranno l’integrazione dovuta prima di febbraio o, addirittura, di marzo, perché è probabile che la delibera del Fondo venga approvata a fine gennaio se non a febbraio.

I fondi per la cig del 2022 sono stati stanziati e nel frattempo coloro che sono in amministrazione straordinaria, come i lavoratori a rotazione del settore handling e manutenzione, riescono a lavorare con contratti di servizio per Ita, in attesa dei bandi per la cessione, purtroppo, a terzi delle attività citate. Altri lavoratori invece - piloti, steward e hostess - che non sono stati assunti da Ita, sono a casa a zero ore, come gran parte del personale amministrativo.

Il problema è che l’ultimo decreto fiscale ha stanziato una parte dei fondi necessari per la cassa integrazione del 2022 e per l’integrazione del fondo sempre per il 2022, poi la Finanziaria, ed è questo il tema del presidio del 17 dicembre scorso, all’articolo 32 ha stabilito un'altra parte di finanziamento di cassa per il 2022 e un successivo stanziamento per il 2023 per i lavoratori Alitalia. Ma l’integrazione del Fondo, stando all’articolo 32, verrebbe abbattuto del 20%, riducendo l’ammortizzazione complessivamente percepita il 25% in meno, portando i lavoratori a percepire il 60% della retribuzione precedente la sospensione stessa. Tale riduzione potrà essere evitata a fronte di “risparmi di spesa eventuali”.

Il punto è che non è possibile sapere in anticipo quanti lavoratori opteranno per il licenziamento dall’amministrazione straordinaria, avendo magari trovato un’occupazione altrove, quindi è plausibile che, a fronte di ‘risparmi di spesa’, il Fondo possa essere riconteggiato all’80% ma, in ogni caso, ne è stato sancito l’abbattimento.

Se l’integrazione rimarrà invece al 60%, ciò significa che sostanzialmente la prestazione del Fondo per il personale di terra sarà sostanzialmente cancellata in quanto con la sola cig l’importo percepito si aggira sul 60% della retribuzione di quei lavoratori mentre erano in servizio.

Il nodo Ita

Il progetto del nuovo vettore aereo nazionale – spiega Amoroso - date le premesse non sembra garantirne il successo industriale rispetto alla concorrenza, contro cui non ha speranza di reggere non disponendo nemmeno del numero di aerei adeguato, nonostante i 3 miliardi di euro dei contribuenti già accantonati senza che peraltro sia prevista la copertura di tutti i costi per gli ammortizzatori sociali.

Inoltre si è deciso di tagliare ulteriormente andando a erodere del 20% il contributo dal FSTA, ufficialmente per ovviare alla carenza di introiti dovuta alla generale crisi del settore. In realtà alla base di tale scelta si intravede la volontà di favorire l’assunzione di personale da parte di Ita. L’azienda affidata ad Altavilla sta infatti procedendo con l’assunzione di personale ex Alitalia, secondo il piano industriale presentato per cui dovrebbe incrementare la propria flotta nell’anno in corso. Molti dei lavoratori interpellati però stanno rifiutando le proposte a fronte di un taglio salariale del 30/35% in Ita mentre, continuando a ricevere cig e integrazione, manterrebbero l’80% della retribuzione precedente, motivo per cui in tanti non sono incentivati ad accettare la nuova assunzione”.

La Commissione V del Senato

Il 17 dicembre si dovevano discutere gli emendamenti alla Finanziaria, all’incirca 6000 poi ridotti a un decimo dal Governo, che ha contingentato i tempi mettendo a disposizione circa 500 milioni di euro da suddividersi tra i vari partiti che hanno provveduto a segnalare quelli da loro ritenuti prioritari. Alla prima scrematura che ha portato a 600 circa gli emendamenti, ne è poi seguita una successiva operata in Commissione V al Senato, slittata alla domenica 19 dicembre contrariamente a quanto previsto.
Come noto, il 30 dicembre il Parlamento ha votato la fiducia alla Legge di bilancio, di fatto impedendo che i vari emendamenti non approvati potessero essere successivamente riproposti in aula (nel caso specifico del FSTA a proporre il ripristino dell’80% sono stati quattro senatori, del Movimento 5 stelle).

Con la Finanziaria è stato infine approvato l’abbattimento dell’integrazione del Fondo, gli emendamenti presentati in Commissione V sono stati trasformati in ordini del giorno che sulla carta impegnano il Governo a riaprire la discussione ma di fatto il taglio del fondo è stato approvato a partire dal 1 gennaio 2023, non resta quindi che da tornare alla carica alla prossima finanziaria per provare a far introdurre una modifica in tal senso”, commenta il responsabile nazionale Cub Trasporti.

I rischi per il futuro vengono da lontano

Se è piuttosto evidente il tentativo dei vertici di Ita per spingere i dipendenti Alitalia in cassa ad accettare delle proposte che prevedono condizioni lavorative peggiori, un altro rischio che si profila è che il taglio del fondo venga protratto anche con la Naspi che scatterà a partire dal 2024. Si potrebbe obiettare che in tal caso sarebbe necessaria una disposizione ad hoc ma nulla vieta, nel momento in cui i lavoratori avranno dimostrato di aver accettato le cose ora, che si proceda in questa direzione per tutto il comparto del trasporto aereo”.

“Dico ciò – specifica Antonio Amoroso – perché a questo punto è venuta meno la funzione politica del FSTA che ai tempi era servito per indebolire l’opposizione dei lavoratori alla disgregazione in atto dell’intero settore. In ballo c’era la privatizzazione di Alitalia ma anche quella delle società di gestione aeroportuale, con la sostanziale separazione tra il gestore aeroportuale e le società di handling (carico e scarico, check-in) in un’ottica di abbattimento dei costi con i conseguenti tagli occupazionali e la compressione dei salari.

Ufficialmente si parlò della necessità di ristrutturare i bilanci ma nella realtà Alitalia nel 2008 lasciò sul tappeto una novantina di aeromobili, passando da 240 a 150 operativi, di fatto avvantaggiando enormemente la concorrenza oltre a lasciare a casa diecimila lavoratori. Più che di ristrutturazione, come dichiarato, si trattò del primo passo verso la progressiva destrutturazione, a cui è seguito un ulteriore tassello nel 2014 fino ad arrivare a quello che sta avvenendo ora con la creazione di Ita che prevedibilmente non potrà reggere alla concorrenza anche solo per il ridotto numero di mezzi a disposizione e prevedibilmente potrà essere acquistata dal miglior offerente”.

Perché rinunciare alla compagnia di bandiera?

Antonio Amoroso risponde citando Ignacia de Loyola de Palacio del Valle-Lersundi, politica spagnola esponente del Partito Popolare che ha fatto parte della Commissione europea tra il 2000 e il 2005 (Commissione Prodi) in qualità di Vice Presidente con delega ai rapporti con il Parlamento Europeo, i trasporti e l’energia: “In Europa rimarranno tre compagnie per il traffico aereo globale, tutte le altre svolgeranno traffico ancillare e le tre compagnie di serie A saranno Lufthansa, British Airways e Air France”.

Le mobilitazioni continuano.

La Cub Trasporti, insieme ad AirCrewCommittee e alle altre OO.SS. con cui è iniziato da tempo il percorso di mobilitazione contro l’ennesimo ridimensionamento di Alitalia, il suo smembramento ed i licenziamenti prosegue anche in occasione dell’audizione del Presidente di Ita, Altavilla e dell’Amministratore Delegato Lazzerini, che il 20.1.2022 sono stati ascoltati dai deputati della Commissione Trasporti della Camera.

In contemporanea a tale audizione è stato organizzato un Presidio in Piazza S. Apostoli a Roma.

(Intervista raccolta da Gisella Manera, ufficio stampa Cub nazionale).

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