Nessun ricatto, diritto al reddito! Rilanciare la sanità e i diritti

CUB Sanità combatte l’idea stessa del profitto privato sulla salute della popolazione. Anche per questo sosteniamo la campagna “No profits on pandemics”, insieme a CUB Nazionale per la liberazione dei brevetti dal controllo delle multinazionali affinché tutti abbiano accesso gratuito ai vaccini e alle cure.

Come sindacato di lavoratrici e lavoratori siamo da tempo impegnati affinché sia garantita una sanità pubblica, universale e gratuita, omogenea su tutto il territorio nazionale, senza Regioni di serie A e di serie B.

Chiediamo che vi sia uno stretto controllo sui produttori di farmaci e si ponga fine alle privatizzazioni, agli appalti, alle esternalizzazioni dei servizi che creano le basi di maggior sfruttamento dei lavoratori, in nome di profitti e business sulla salute di tutti.

Il governo ha stabilito con il dl 44 del 1 aprile 2021 l’obbligo vaccinale per gli operatori di interesse sanitario, delle strutture pubbliche e private, pena la sospensione del salario, nell’impossibilità di ricollocare il lavoratore.

Un decreto che, se pienamente applicato, rischia di aumentare subito le già gravi carenze di personale nei servizi, aprendo la strada a futuri licenziamenti e ledendo gravemente l’esercizio dei diritti di tutti i lavoratori e lavoratrici fino a possibili licenziamenti.

Se è possibile decretare d’urgenza su una cosa essenziale per la vita delle persone, come la vaccinazione obbligatoria, crediamo che si debba intervenire subito anche su altri aspetti fondamentali per il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, e per il bene della cittadinanza in ambito sanitario.
Il “recovery plan” non deve essere una presa in giro. I 19 miliardi promessi dal governo Conte già non bastavano, i 15 di oggi sono una miseria.

Negli ospedali ci stiamo massacrando a causa del blocco del turn-over. Migliaia di operatori e operatrici, infermieri e altre figure professionali lavorano da anni con appalti fittizi e illeciti, agenzie interinali e ora assistiamo all’assunzione dei tempi determinati “covid”. Rivendichiamo l’immediata stabilizzazione e l’assunzione pubblica e definitiva, per soli titoli, di tutti coloro che oggi lavorano nella Sanità.

Nelle Residenze per anziani (e in molti servizi socio-sanitari-assistenziali-educativi) ci si prepara ai licenziamenti e si applicano Cassa Integrazione (o FIS) che riduce il reddito al 40-50%, invece che all’80% previsto prima del Jobs Act di Renzi.

Le vaccinazioni non devono eliminare i DPI, ma bisogna investire in sicurezza in tutti i luoghi di lavoro e soprattutto in Sanità, sia nei dpi che nella prevenzione strumentale, strutturale e logistica. Nessun reale finanziamento pubblico è stato previsto per il costo di questi strumenti INDISPENSABILI.

Il Decreto Legge 44 è un pessimo esempio di applicazione di un metodo autoritario che coinvolge, tutti insieme, governo, aziende, partiti e sindacati “istituzionali”, contro la libertà e i diritti di lavoratrici e lavoratori.

CUB Sanità è impegnata affinché questo decreto non venga convertito in legge o che almeno sia modificato profondamente garantendo diritti, retribuzione e salvaguardia del posto di lavoro per tutti e tutte.

La nostra posizione è GARANTISTA e SOLIDALE.

Nessuna discriminazione e nessun ricatto devono essere fatti ai lavoratori e lavoratrici in base a scelte in questo momento particolarmente difficili. Non è giusto che chi non accede all’obbligo vaccinale sia privato del posto di lavoro e del reddito necessario al mantenimento di sé e della sua famiglia.

E’ ancora meno giusto perché operatrici e operatori sanitari sono stati i veri eroi che nell’ultimo anno sono stati/e impegnati in prima linea e hanno rischiato la vita per assistere ammalati e anziani, anche quando le dirigenze aziendali, pubbliche e private, fallivano nel loro ruolo e spesso si nascondevano abbandonando il personale sanitario, socio-sanitario tutto compreso i medici e i liberi professionisti, ad arrangiarsi in condizioni di lavoro e sicurezza spesso discutibili, come testimoniano le numerose segnalazioni inoltrate anche alle procure dal nostro sindacato.

Restiamo sempre dalla parte dei lavoratori e lavoratrici contro ogni forma di ricatto, affinchè non vi sia alcuna discriminazione o penalizzazione derivanti dalle scelte individuali. CUB Sanità offre i propri strumenti sindacali, vertenziali e legali a tutela dei diritti, contro ogni forma di discriminazione.

La CUB Sanità proclama una giornata di sciopero nazionale il giorno 21 maggio e vi terrà informati sulle iniziative e mobilitazioni che organizzerà. Lo sciopero è indetto per simboleggiare ed esplicitare l’urgenza di un cambiamento di rotta definitivo nella Sanità italiana.
A tal proposito la CUB Sanità chiede:

a) Una riforma generale per ritornare a una Sanità PUBBLICA, UNIVERSALE e GRATUITA, omogenea su tutto il territorio nazionale, con forti investimenti nella Sanità Territoriale.
b) Il passaggio a tempo indeterminato per tutti gli assunti a tempo determinato che operano in Sanità e assunzione diretta e a tempo indeterminato di tutto il personale esternalizzato che lavora nella Sanità pubblica, compresi gli assunti per l’emergenza Covid;
c) Il finanziamento statale di tutte le spese inerenti la prevenzione, salute e sicurezza sul posto di lavoro in ambito sociale e sanitario;
d) Il mantenimento del blocco dei licenziamenti per il comparto sanitario (e non solo) fino all’effettivo rilancio del settore, in particolare nelle RSA;
e) Di riportare la Cassa Integrazione e il FIS al 100% e comunque non al di sotto del 80% del netto come era prima del Jobs Act;
f) Il rifiuto di ogni ricatto riguardo ai vaccini e modifica del decreto legge 44, inserendo la garanzia della continuità del reddito per gli operatori eventualmente sospesi dal servizio.

Sulla base di questa piattaforma invita tutte le organizzazioni dei lavoratori, a cominciare dai Sindacati di Base e tutte le organizzazioni dei cittadini e degli utenti, a manifestare insieme.

Scarica il comunicato in pdf

 

Vademecum 

Manuale di informazione e autodifesa DECRETO 44

1) A CHI SI APPLICA L’OBBLIGO DELLA VACCINAZIONE?
Agli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attivita' nelle strutturesanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private,nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali.
All’art.4 comma 6., si specifica che all’operatore eventualmente non vaccinato verrà comminata “la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione delcontagio da SARS-CoV-2.”
Se ne può dedurre che siano da ritenersi operatori di interesse sanitario, obbligati alla vaccinazione, tutti coloro che operano in strutture sanitarie… che svolgano prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali che possano comportare il rischio di diffusione del contagio.
La decisione su quali siano le figure e gli operatori coinvolti spetta al datore di lavoro e l’interpretazione di questo punto può dar luogo ad incongruenze.

2) BISOGNA VACCINARSI SUBITO?QUALI SONO LA PROCEDURA E LA TEMPISTICA PER ADEMPIERE ALL’OBBLIGO VACCINALE?
L’art. 4 del D.Lgs. 44/2021 prevede una procedura molto precisa per l’applicazione dell’obbligo vaccinale, con una tempistica precisa:
ENTRO IL 6 APRILE 2021 gli Ordini professionali e i Datori di lavoro devono comunicare alle Regioni (o Provincie autonome) l’elenco degli iscritti (Ordini) e l'elenco dei dipendenti (datori di lavoro).
ENTRO 10 GIORNI, cioè il 16 aprile, le Regioni verificano lo stato vaccinale di ciascuna persona confrontadolo con gli elenchi dei vaccinati e di quelli che hanno prenotato il vaccino. Se la persona non risulta né vaccinata né prenotata, la Regione segnala alla ASL i nominativi dei non vaccinati né prenotati.
La ASL DEVE CONTATTARE L’INTERESSATO, che ha 5 GIORNI di tempo (arriviamo perciò tra il 21 e il 26 aprile oppure oltre, a secondo della rapidità della ASL) per produrre la documentazione che prova:
Di aver già fatto il vaccino,oppure
Di avere prenotato la vaccinazione, oppure
Che il vaccino sarebbe pericoloso per il suo stato di salute (certificato dal medico di famiglia), oppure
Di non far parte delle categorie interessate alla vaccinazione obbligatoria.
In caso di mancata presentazione dei suddetti documenti la ASL INVITA L’INTERESSATO A SOTTOPORSI A VACCINAZIONE e dà 3 giorni di tempo (dopo la vaccinazione) per comunicare il certificato vaccinale.
Se la persona non adempie la ASL comunica al Datore di lavoro e all’ordine professionale che è accertato che l’operatore non è vaccinato e che va sospeso dal lavoro. Prevedibilmente questo può avvenire tra il 26 aprile e i primi di maggio 2021.
L’Ordine professionale sospende l’operatore e glie ne dà comunicazione. L’operatore sospeso dall’Ordine non può più lavorare.
Il datore di lavoro, se possibile, ricolloca il lavoratore in mansioni diverse, anche inferiori e con retribuzione inferiore. Se non è possibile la ricollocazione, l’operatore sarà sospeso dal lavoro SENZA RETRIBUZIONE. La sospensione dal lavoro può durare al massimo fino al 31/12/2021. Non è specificato cosa possa accadere dopo. Si evidenzia che a quella data, stanti le norme in vigore, sarà cessato il blocco dei licenziamenti.
Per gli operatori e operatrici che non possono vaccinarsi per ragioni di rischio per la salute, certificato dal medico di famiglia, è disposto l’OBBLIGO DI RICOLLOCAZIONE a stipendio pieno, fino e non oltre il 31/12/2021. Non è specificato cosa possa accadere dopo.
3) SONO OBBLIGATO A DARE IL CONSENSO AL VACCINO?
E’ una delle incongruenze del decreto. Se il vaccino è obbligatorio non richiede consenso. Ma senza il mio consenso non potrei essere vaccinato. Come si risolve? Chi non intende assolutamente essere vaccinato può rifiutare il consenso ,ma non ha la possibilità di svolgere le proprie mansioni se a contatto con lutenza.

4) E’ COSTITUZIONALE QUESTO DECRETO?
Ci possono essere molti dubbi sulla legittimità costituzionale dell’art.4 del decreto, che dispone l’obbligo vaccinale. Il decreto non sarebbe tanto in contrasto con l’art.32 della Costituzione, quanto con l’insieme dei trattati internazionali (Codice di Norimberga del 1947, Dichiarazione di Helsinki del 1964, Convenzione di Oviedo del 1997, Dichiarazione universale di Bioetica del 2005, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2007) che stabiliscono il diritto della persona a disporre del proprio corpo e l’obbligo del consenso per qualsiasi trattamento sanitario. Ma perché una corte di giustizia (Corte Costituzionale, Corti europee e internazionali) esprima il proprio giudizio e eventualmente cassi il decreto occorrono anni.

5) L’AZIENDA PUO’ CHIEDERMI IL CONSENSO?
No. Il consenso informato deve essere sottoposto dal medico vaccinatore e anche all’ultimo momento si ha il diritto di cambiare idea. Come nei mesi scorsi, l’unico modulo che va firmato – chi lo vuole fare - è quello predisposto dal Ministero della Salute: “VACCINAZIONE ANTI-COVID19 - MODULO DI CONSENSO” 0042164-24/12/2020-DGPRE-DGPRE-P - Allegato Utente 1 (A01) al momento della vaccinazione enel rispetto della privacy.
Se non si vuole essere vaccinati, è necessario agire concretamente. Rifiutati di firmare e contatta il sindacato per un intervento immediato.

6) SE HO GIA’ AVUTO IL COVID?
Una importante parte di operatori sanitari hanno contratto il covid, nei mesi scorsi. Porta con te i certificati di malattia e gli esami effettuati. Il controllo sierologico deve essere un documento che il medico, sia di base, che il medico competente, che il vaccinatore,devono consultare prima di decidere se il dipendente debba vaccinarsi nei tempi previsti dal decreto oppure successivamente.

7) L’AZIENDA PUO’ OBBLIGARMI A VACCINARMI?
No, l’obbligo vaccinale può essere attuato ESCLUSIVAMENTE secondo le procedure indicate al precedente punto 2). L’azienda non può obbligarmi, può però,per gli effetti del decreto,informare il lavoratore che se non lo farà andrà incontro alla sospensione dal lavoro e dal reddito.

8) L’AZIENDA (PUBBLICA O PRIVATA) PUO’ CHIEDERMI SE SONO VACCINATO?
No. Non me lo può chiedere il mio datore di lavoro, che però riceverà dalla ASL la comunicazione dei nominativi di coloro i quali vanno ricollocati o sospesi dal lavoro in quanto non vaccinati.

9) CHI MI DEVE FARE LA VACCINAZIONE
Secondo le norme più recenti, la vaccinazione anticovidpuò viene effettuata ai cittadini, oltre che dalle strutture pubbliche, anche dai medici di base, nelle farmacie. In applicazione del protocollo tra parti datoriali e OO.SS. maggioritarie sottoscritto il 6 aprile 2021, la vaccinazione potrà essere effettuata anche dal medico competente o da suoi incaricati abilitati dal punto di vista sanitario.


10) IL TEMPO DELLA VACCINAZIONE DEVE ESSERE RETRIBUITO?
Solamente se effettuata in orario di lavoro.

11) MI DEVE ESSERE RILASCIATA UNA RICEVUTA DELL’AVVENUTA VACCINAZIONE?
Il lavoratore ha il diritto di pretendere che copia del modulo di consenso informato contenente tutte le informazioni sull’atto sanitario (ad es. tipo di informazioni date e ricevute, lotto del vaccino, nominativo dei sanitari che hanno eseguito l’intervento ecc.) che ha firmato gli sia consegnata. In ogni caso va rilasciata – da parte del soggetto che eroga la vaccinazione - una certificazione vaccinale. La stessa, viene comunque messa a disposizione del cittadino tramite l’inserimento nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

12) IL DATORE DI LAVORO MI PUO’ CHIEDERE IL CERTIFICATO DI VACCINAZIONE?
No. Il datore di lavoro, i committenti o altri, non hanno il diritto di chiedermi di esibire la certificazione vaccinale, che però mi può essere richiesta da parte della ASL, secondo quanto spiegato al punto 2.

13) SE HO PROBLEMI DI SALUTE E NON POSSO VACCINARMI, COME DEVO COMPORTARMI?
Devo recarmi dal mio Medico di Base e farmi rilasciare certificazione che attesti che in relazione al mio stato di salute la vaccinazione sarebbe rischiosa e controindicata. Nel momento in cui la ASL mi chiederà il mio stato vaccinale (vedi punto 2), dovrò fornire tale certificazione e sarò esentato dall’obbligo vaccinale e ricollocato in una mansione non a contatto con il pubblico, mantenendo però il diritto al reddito pieno. Per chi ha problemi di salute la ricollocazione è obbligatoria.
14) SE, RIFIUTANDO IL VACCINO PER SCELTA, VENGO SOSPESO DAL LAVORO HO DIRITTO A QUALCHE AMMORTIZZATORE SOCIALE?
No. Il decreto Draghi dice esplicitamente che il lavoratore che non si vaccina senza una certificazione medica che stabilisca che sarebbe rischioso, viene sospeso senza retribuzione. Il lavoratore può quindi scegliere ma con il ricatto della perdita del reddito e del proprio lavoro .

 
15) SE RIFIUTO IL VACCINO E VENGO SOSPESO DAL LAVORO POSSO FARE RICORSO E COME?
Nella situazione precedente, la vaccinazione veniva disposta ai sensi della legge 81 sulla sicurezza sul lavoro, ed era possibile fare ricorso sia ai servizi ASL per la sicurezza sul lavoro, sia al garante della privacy, sia per via giudiziaria. Il Decreto Draghi, invece, dispone l’obbligo vaccinale come misura di sanità pubblica e non di sicurezza sul lavoro. Non è perciò possibile fare ricorso alla ASL. Il ricorso al garante della privacy è possibile solo nel caso in cui l’azienda attui delle precise violazioni della riservatezza, ad esempio chiedendo ai propri dipendenti il consenso, invece che lasciare che lo faccia la ASL.

16) SE L’AZIENDA TRASMETTE L’ELENCO DEI NOMINATIVI ALLA ASL, STA VIOLANDO LA MIA PRIVACY?
NoI dati anagrafici dei dipendenti non sono coperti dalla privacy, tanto meno se forniti alla Regione o alla ASL per adempiere a pratiche obbligatorie per legge.

17) SE NON SONO UN DIPENDENTE DELL’AZIENDA SANITARIA, IL DECRETO RIGUARDA ANCHE ME?
In linea di massima, sì. Il decreto pone problemi interpretativi e ci potrebbe essere la possibilità di impugnare un provvedimento che riguardi tirocinanti, dipendenti di ditte esterne in appalto, agenzie interinali. L’impianto della legge però è, con evidenza, rivolto a tutto il personale che lavora a contatto con pazienti e utenti dei servizi socio-sanitari-assistenziali. Anche se lo sapremo con certezza dopo qualche mese, con eventuali sentenze, è probabile che un tale ricorso verrebbe respinto.

18) CHI DEVE SEGNALARE LE REAZIONI AVVERSE E A CHI?
Il lavoratore le segnala al proprio medico di famiglia, al medico competente o direttamente al sito:
https://www.vigifarmaco.it/
o su altri siti messi a disposizione dalle singole ASL.

19) SE HO CONSEGUENZE NEGATIVE DAL VACCINO POSSO CHIEDERE RISARCIMENTI? A CHI?
Il D.Lgs. 44/2021, all’art.3, ha istituito lo “scudo penale” a tutela del personale che effettua le vaccinazioni, a condizione che abbia effettuato la vaccinazione secondo i protocolli previsti per ciascun vaccino. Questo non libera gli stessi dalla possibilità di rivalse per danni in sede civile.
La Legge 210/92, il legislatore italiano ha istituito un indennizzo, da parte dello Stato, in favore di tutti quei cittadini che sono stati danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati e che viene applicata nei confronti delle persone che hanno riportato lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psicofisica a seguito di:
vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana;
vaccinazioni non obbligatorie assunte per motivi di lavoro o per incarico del loro ufficio o per potere accedere ad uno stato estero;
vaccinazioni anche non obbligatorie assunte in quanto soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie ospedaliere;
vaccinazioni antipoliomielitica non obbligatoria nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695;
vaccinazioni antiepatite B, a partire dal 1983.

20) LA VACCINAZIONE ELIMINA IL RISCHIO DI CONTAGIO?
La Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, con provvedimento del 15 marzo n. 0010154, scrive: “…non è ancora noto se la vaccinazione sia efficace anche nella prevenzione dell’acquisizione dell’infezione e/o della sua trasmissione ad altre persone. Questo ancor più alla luce dell’attuale situazione epidemiologica che vede la comparsa e la circolazione di nuove varianti virali…”e prescrive di continuare ad usare tutti i Dispositivi di Protezione Individuale. Diverse ASL hanno raccomandato agli operatori sanitari, anche se già vaccinati, di continuare ad utilizzare tutti i DPI previsti contro il rischio di contagio attivo e passivo.

 

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Cub Sanita Italiana 8 maggio 2021

 

Milano - V.le Lombardia 20
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