“Liberazione 13 2 04”  Confederali in fermento. Rdb: 12 marzo di lotta 
 

Previdenza, parte la mobilitazione generale 
Sciopero generale, e non solo sulle pensioni. Che il tema della previdenza stia diventando una sorta di paradigma dello scontro sociale in atto nel nostro paese forse non è una novità. Ma il fatto che rispunti fuori con forza sia nelle proposte del sindacalismo di base che in quelle di alcuni settori della Cgil fa un certo effetto.

L'occasione, ieri, proprio nel corso dell'iniziativa sulle pensioni del Prc alla sala della Sacrestia in vicolo Valdina. Da una parte il coordinatore nazionale delle Rdb/Cub, Paolo Leonardi, dall'altra il segretario nazionale della Cgil Paolo Nerozzi. Anche se la Dini continua ad essere un punto di grande divario, entrambi - ammesso che Cgil, Cisl e Uil oggi decidano la fine dei "tempi supplementari" - sottolineano che «è il momento della lotta».

Per la Cub l'appuntamento è alle porte: il 12 marzo. «Rivendichiamo pensioni dignitose e consistenti aumenti salariali - sottolinea Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub, in un comunicato - e scioperiamo per respingere l'ulteriore attacco alla previdenza pubblica già devastata dalla Dini». Lo sciopero è anche per scuola e sanità pubblica.  

Anche in Cgil tira aria di "piattaforma generale". «Lo sciopero generale sulle pensioni - sottolinea Nerozzi - sta dentro un quadro di prospettiva in cui rientrano anche i problemi della redistribuzione del reddito a partire dal fisco e dal salario differito, ovvero dal welfare». E su su, fino al un modello economico alternativo. C'è posto anche per una critica, nemmeno tanto velata, al comportamento del centrosinistra su tutta la vicenda previdenziale.

«Occorre cambiare - dice Nerozzi - il segno dell'approccio alle questioni sociali. E' questo che devono fare le forze dell'opposizione». E proprio mentre Nerozzi pronunciava queste parole Treu dava il via libera alla proposta del governo sempre che venga confermato il ritiro della decontribuzione. Ma Maroni avverte:

«Ancora stiamo lavorando». Per Guglielmo Epifani, «se dovesse essere ritirata la decontribuzione, sarebbe la conferma del fatto che il sindacato aveva ragione a dire che era un provvedimento sbagliato». «Allo stato però - ha proseguito Epifani - vedo che il Governo insiste in una riduzione di spesa dello 0,7%». Quindi, «si conferma che il vero obiettivo del Governo non è fare una riforma delle pensioni, non è allargare la soluzione dei problemi per chi - penso ai lavoratori precari, discontinui - oggi ha molti più problemi sulla prospettiva previdenziale, ma soltanto quello di ridurre la spesa».

E «questo - ha concluso - è il vero motivo per cui noi non siamo stati d'accordo con le scelte del Governo». L'agenda sindacale incalza. Per oggi alle 18 è previsto l'incontro tra i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Si aspetta la convocazione del ministro del Welfare. «Sui vari temi in discussione - sottolinea Luigi Angeletti, segretario della Uil - abbiamo una opinione comune sul 99 per cento dei casi, salvo quello di come far fronte a un eventuale aumento del costo del sistema previdenziale fra 15 anni», ovvero sul problema della gobba.

«L'unico accordo che considero possibile con i governo - ha proseguito - è quello che prevede gli incentivi». Questi ultimi, previsti inizialmente nella delega depositata dal governo in parlamento, sono stati poi annullati con l'emendamento che obbliga a lavorare fino a 40 anni di contribuzione. La volontarieta' nella scelta di andare in pensione da parte dei lavoratori viene ritenuta da Angeletti «la soluzione più intelligente, la migliore».  
Fabio Sebastiani 


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“Corriere della Sera” Cronaca di Milano 13 2 04

   Agitazioni anche nelle fabbriche 
Poste, protesta antitagli Aem, fiaccolata in centro 

Dopo taxi e tram, il rischio disagi coinvolge Poste e Aem. A mettere in difficoltà il servizio sono ancora le proteste dei lavoratori. Inevitabile nei prossimi giorni qualche disagio per i cittadini. Intanto si allunga la lista delle aziende che ridimensionano gli organici. Con l’inevitabile contorno di scioperi e agitazioni. POSTE - I dipendenti lombardi delle Poste aderenti a Cgil, Cisl e Uil da ieri non assicurano più gli straordinari. La protesta continuerà fino al 28 febbraio. «In caso di mancata convocazione da parte dell’azienda siamo pronti a indire per metà marzo uno sciopero regionale», assicura il sindacato confederale.
Per i lombardi la sospensione degli straordinari potrà comportare ritardi nella consegna della posta e file agli sportelli. «Ci scusiamo per questi disagi ma non potevamo fare altrimenti - dice Carmelino Ferrari, segretario della Uilpost -. Alle poste lombarde mancano mille nuove assunzioni. A Bergamo, Como, Mantova e Brescia il servizio è già al collasso. Stesso discorso in alcune zone di Milano».


AEM - Martedì prossimo, 17 febbraio, sciopereranno i dipendenti di Aem aderenti alla Cub. Nell’azienda (controllata al 51 per cento dal Comune di Milano) la Confederazione unitaria di base rappresenta il 40 per cento degli iscritti al sindacato. «Contro la privatizzazione dell’azienda abbiamo organizzato anche un presidio davanti a palazzo Marino - spiega Carmelo Calabrese della Cub -. Inoltre è stata aperta una sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari a un ricorso al Tar in caso il Comune non rinunci alla privatizzazione».
Contrario alla vendita di una nuova quota di Aem anche il sindacato confederale. Cgil, Cisl e Uil hanno indetto uno sciopero di un’ora per il prossimo 27 febbraio. Inoltre lunedì, 16 febbraio, si terrà una fiaccolata per le vie del centro.
Martedì prossimo Aem assicurerà comunque i servizi a garanzia della sicurezza degli impianti. «Le centrali Aem che producono energia non si fermeranno di certo», promette inoltre l’azienda. In Aem il sempre più acceso dibattito in Consiglio comunale sulla vendita di un’ulteriore quota azionaria suscita comunque qualche preoccupazione: «Speriamo che il confronto finisca presto. Siamo una societàà quotata in Borsa e non vorremmo che questo confronto alla fine penalizzasse gli azionisti».
AZIENDE IN CRISI - Ieri, davanti alla sede di Assolombarda, hanno protestato i dipendenti della Iarsiltal. I 530 lavoratori dell’azienda metalmeccanica di Abbiategrasso si oppongono altrasferimento della produzione a Ticineto, in provincia di Alessandria.
Sul piede di guerra anche i dipendenti dalla Montefibre di Milano: per 60 l’azienda ha chiesto la cassa integrazione. Ieri, per finire, hanno scioperato per otto ore i lavoratori delle piccole imprese aderenti alla Fiom.
Rita Querzé

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"Liberazione"

VVFF 
«Non cederemo. I cittadini sono con noi»  
Intervista a Fabrizio Tarchi, sindacalista delle Rappresentanze di base 

Il fatto è gravissimo in quanto con questa legge, che dovrà comunque essere ridiscussa al Senato, viene stravolto il rapporto di lavoro che da privatistico passerà a pubblico equiparando nella normativa i lavoratori dei vigili del fuoco alle forze militari e di pubblica sicurezza». Fabrizio Tarchi è un membro del coordinamento nazionale dei Vigili del fuoco della Rdb/Cub. Ha partecipato alla trattativa sul rinnovo del contratto e ora è costretto a "ingoiare" il rospo di un provvedimento odioso.  

Quali conseguenze ha sul contratto appena firmato?  
Stravolge la parte normativa dell'impianto contrattuale, appena sottoscritto da tutte le organizzazioni sindacali.

Ovviamente, la RdB-Cub con la volontà di tutelare la dignità dei lavoratori che chiedono aumenti salariali e che non sono disposti a barattare i propri diritti, respinge la scelta del Parlamento e si prepara a dare vita nei prossimi giorni ad iniziative di lotta nelle piazze e nei posti di lavoro.

Voglio ricordare, poi, che in realtà il primo impulso alla militarizzazione dei vigili del fuoco è partito proprio dal centrosinistra con l'approvazione del decreto legislativo 300 del 99, quello che ha istituito il dipartimento della difesa civile. Tra i firmatari furono Bianco, e poi, in un secondo provvedimento, lo stesso D'Alema.

Si proponevano l'assegnazione dei vigili del fuoco nel comparto sicurezza. Il pericolo vero è che attraverso questo disegno di legge vengano cambiate le funzioni dei vigili del fuoco. Dal soccorso alla repressione, insomma. Quando ci fu il G8 qualcuno lo propose. E lo respingemmo. Al posto dei vigili impiegarono la forestale perché ci opponemmo energicamente.  

Quali conseguenze avrete sulle condizioni di lavoro, orario e turni?  
Al momento non credo che ci siano delle conseguenze, anche se il sottosegretario Balocchi ha lasciato capire che non rimarrà una materia del tutto esente da trasformazioni. I lavoratori si sentono frustrati e arrabbiati.

Nella totalità della categoria non siamo riusciti a coinvolgere i cittadini. E' un punto importante perché ora ne risentiranno anche loro. Ora i vigili del fuoco verranno impiegati anche negli sfratti, per esempio. Senza contare la questione della sicurezza che riguarda gli obiettivi sensibili. In ambito Nato addirittura potrebbero esserci impieghi nelle operazioni di peace keeping. Infatti, se ne parlò proprio a proposito della missione in Iraq.

Ora avete il rinnovo del biennio.  
Sì, tra poco inizieremo un altra tornata contrattuale. Se guardiamo agli aumenti dati al comparto sicurezza hanno preso la metà di quello che abbiamo preso noi. Se la legge sulla militarizzazione dovesse diventare definitiva avremo un contratto di diritto pubblico al posto di un contratto di diritto privato. Al posto di un contratto tra la parti, quindi, ci sarà una legge che non si potrà modificare per quattro anni. E quindi diminuiranno fino a scomparire del tutto gli effettivi spazi di contrattazione.  


Fa. Seba.    

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