Giovedì 14 gennaio un nostro militante ha subito una perquisizione in casa da parte della digos e di ufficiali di polizia.


Il militante della CUB, nonché dirigente di Cub Immigrazione e Trasporti, è un Rider molto apprezzato nella città di Milano grazie ai suoi continui sforzi nella lotta per i diritti di questa categoria.
Ecco perché ciò che ha subito, il materiale sequestratogli dalle forze dell’ordine e le accuse mosse non possono essere una questione personale ma diventa una questione politica.


INFATTI, NON ABBIAMO MAI VISTO COSI TANTA ATTENZIONE PER I DIRITTI DEI/DELLE RIDERS, cosi come ha ricevuto il nostro sindacalista settimana scorsa.


Nessun attenzione per l’ultimo anello della catena produttiva - quello della consegna - perché mancano regole chiare e lo stato delle cose privilegia odiose forme e nuove modalità di caporalato.
Il riders è una persona che lavora ma senza contratto e quindi senza diritti; è una persona precaria, isolata socialmente per renderla più produttiva e meno consapevole.


A Milano non c’è nessun mito dello studente che fa il rider per arrotondare ma, come il nostro militante, la maggior parte sono persone straniere che non hanno il privilegio di scegliere quale lavoro fare.
Ecco che quando qualcuno rompe l’isolamento e inizia ad organizzarsi, arriva l’attacco repressivo.


La perquisizione in casa di un nostro compagno non può passare inosservata né può far credere che accettiamo questa provocazione in silenzio.
Non possiamo accettare tutto ciò, né la strumentalizzazione del colore della sua pelle, delle sue origini e del suo interesse - unico ed esclusivo - per i diritti delle persone migranti nella categoria dei rider.
La gravità di questo fatto ci porta a stringerci in maniera più serrata intorno al nostro militante, e a portar avanti in maniera più compatta la lotta per i diritti dei/delle riders e delle persone migranti.
Ci mobiliteremo presto per non lasciare nessuno da solo.


Uniti vinciamo, divisi cadiamo.

 

20/01/2021 CUB 

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