La prossima udienza si terrà venerdì 27 novembre, al palazzo di Giustizia di Milano, aula 9 (pianterreno), h 9,30 con l’arringa finale del Pubblico Ministero M. Ascione che formulerà la richiesta di condanna .

 

Gli imputati sono: 3 ex dirigenti della fondazione Teatro alla Scala: C.Fontana, Dott. Traina, dottoressa Samoggia (l'Ing. Filighera è scomparso l'estate scorsa, e quindi è uscito dal processo); e un dirigente tutt'ora al suo posto, cioè il direttore allestimenti scenici F. Malgrande; e infine i responsabili civili Fondazione Teatro alla Scala e Centro Diagnostico Italiano.
Il 20 novembre 2020 sono stati sentiti gli ultimi due consulenti tecnici della difesa del dott.Traina ex dipendente del centro diagnostico e all'epoca consulente Scala per la sicurezza: un medico igenista, il prof. Cottica e un medico del lavoro il dott. Liscalzi.

Come nelle scorse udienze, anche in questa i consulenti del Centro Diagnostico hanno sostenuto la tesi che i lavoratori del Teatro non hanno respirato le fibre di amianto sul posto di lavoro se non in piccolissime dosi, la parte letale sarebbe quella proveniente dall’ambiente della città di Milano. Secondo questi medici inoltre : " I lavoratori del Teatro alla Scala sono morti di mesotelioma, tumori polmonari o asbestosi per l’amianto respirato prima di essere assunti dal Teatro alla Scala". I due medici hanno sostenuto che essi prima avevano lavorato come edili, falegnami, meccanici, coibentatori: secondo loro, tutte lavorazioni in cui poteva essere presente l'amianto.
Non solo: secondo questi “luminari” i lavoratori morti potrebbero essersi ammalati per le fibre contenute negli attrezzi usati nella vita domestica: phon asciugacapelli, tostapane, oppure per l’uso di apparecchi radio o per essere stati esposti al crisolito durante il servizio militare. In un caso hanno affermato senza vergogna, che uno dei lavoratori morto per mesotelioma, in servizio quasi 30 anni al teatro alla Scala, da bambino ha vissuto per circa dieci anni a Casale Monferrato e due a Porto Marghera.

Anche questi medici si sono ben guardati dal confrontarsi con le leggi che obbligavano i dirigenti a bonificare gli ambienti di lavoro, ad informare e dotare di dispositivi di protezione individuali i lavoratori

Noi lavoratori del Teatro avremo sempre nella nostra memoria la scelta operata dalla Direzione in questo processo: difendere con ogni mezzo i suoi dirigenti, affidando la loro difesa a Consulenti tecnici e avvocati famosi perché nei processi per le morti da amianto si sono sempre schierati dalla parte della Direzione; con la conseguenza di scaricare i lavoratori e al costo di dimostrare disprezzo per la loro salute e indifferenza per la loro morte.

Ringraziamo fin d'ora il difficile lavoro del p.m , dei nostri legali e del nostro medico, che hanno combattuto tenendo testa ad un 'armata di tecnici e legali arroganti e ben pagati..

I morti per amianto alla Scala sono morti sul lavoro. Noi vogliamo e pretendiamo giustizia.

IL 27 NOVEMBRE 2020,

DOBBIAMO ESSERE IN TANTI ( SEPPUR DISTANZIATI ) ALL'ARRINGA DEL P.M. MAURIZIO ASCIONE., I PORTAVOCE DEL COMITATO R. D'AMBROSIO, N.BRAILE , P.SOSTARO. h 9,30

 SOTENERCI CON IL RINNOVO DEL TESSERAMENTO  ANNUALE 2020 DI 10 €  ANCHE ATTRAVERSO UN BONIFICO SCRIVI IN CAUSALE, TESSERAMENTO 2020 IBAN IT55K0359901899050188535147

 

 

 

 
Morti per amianto alla Scala: chiesta condanna di 4 ex dirigenti e consulenti del teatro
Non avrebbero provveduto al censimento, alla bonifica e alla messa al bando della sostanza letale

Milano, 27 novembre 2020 - Il pm di Milano Maurizio Ascione ha chiesto 4 condanne a pene comprese tra i 2 anni e mezzo e i 7 anni di reclusione nei confronti di ex dirigenti ed ex consulenti del Teatro alla Scala nel processo con al centro l'accusa di omicidio colposo in relazione a casi di lavoratori morti per la presenza in passato, secondo l'accusa, di amianto al Piermarini, prima delle bonifiche.
In particolare, il pm ha chiesto 7 anni di carcere per Giovanni Traina, imputato per tutti e 5 i casi di decessi per mesotelioma pleurico e che dal 28 maggio 1987 fu referente del Centro Diagnostico Italiano e successivamente, con la Società di Prevenzione, consulente esterno del Teatro in materia di igiene e sicurezza.
Cinque anni, invece, sono stati chiesti per Carlo Fontana, che fu sovrintendente della Scala dal primo ottobre 1990 al 24 febbraio 2005. Secondo le indagini, gli imputati non avrebbero provveduto al censimento, alla bonifica e alla messa al bando della sostanza letale, così come previsto dalla legge del 1992, non impedendo che lavoratori e artisti della Scala venissero a contatto con le polveri di amianto disperse nell'aria per via di impianti, macchinari e isolanti temici.
"In uno fra i 10 più importanti teatri del mondo - ha detto il pm nella requisitoria - non vi era mai stata una valutazione del rischio amianto, né un programma qualificato su questa tematica". Il pm ha chiesto 2 anni e mezzo per Franco Malgrande, direttore tecnico dal 1994 e poi direttore dell'allestimento scenico. E 3 anni e mezzo per Maria Rosaria Samoggia, alla direzione affari generali dal 1991 al 1996. Nel novembre 2016, invece, in udienza preliminare erano stati prosciolti "per non avere commesso il fatto" i quattro ex sindaci di Milano Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini, finiti imputati per omicidio colposo e lesioni colpose gravissime.
"La presenza di amianto nel teatro - ha detto ancora il pm - è stata riscontrata anche molto di recente, pure dopo il 2004, e quindi dopo la bonifica". Nonostante "le tante specifiche figure che concorrevano nell'organigramma, dalle figure di vertice ai consulenti - ha spiegato - è stata accertata l'assenza di valutazione del rischio amianto".
Il pm ha anche parlato della cosiddetta «pattona», ossia una parte del sipario, «una 'bestia' di 16 metri, un doppio strato verticale, sia lato artisti che spettatori, con amianto su tutti i due lati, un rischio per operai manutentori e artisti». E ha ricordato: «Un teste ci ha detto che 'c'era polvere nera ancora nel '98'». Il pm ha chiesto al giudice della nona penale Mariolina Panasiti di non concedere le attenuanti generiche agli imputati dai quali non è arrivato "alcun risarcimento" alle famiglie delle vittime. Prossima udienza il 29 gennaio e parola alle parti civili.
 
 
Amianto:  pm Milano, pene fino a 7 anni per ex dirigenti della Scala
Milano  Venerdì, 27 novembre 2020 - 14:05:00
Tre dirigenti e un consulente del Teatro alla Scala sono accusati di omicidio colposo per la morte di 5 lavoratori per mesotelioma
Pene severe sono state chieste dal pm di Milano, Maurizio Ascione, per i 3 dirigenti e un consulente del Teatro alla Scala accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di 5 lavoratori per mesotelioma, tra cui un macchinista, una cantante lirica e un siparista, esposti all'amianto all'interno del Teatro dagli anni Settanta in poi. Le richieste del pm alla Corte - presieduta dalla giudice Mariolina Panasiti della nona sezione penale del Tribunale - sono state esposte questa mattina al termine della requisitoria e vanno da un minimo di 2 anni e mezzo a un massimo di 7 anni.
La pena più alta è stata chiesta per Giovanni Traina, referente del Centro diagnostico italiano e poi consulente esterno del  Piermarini dall'87 (considerato responsabile di tutti e 5 gli episodi); 5 anni di reclusione sono stati chiesti invece per l'allora sovrintendente Carlo Fontana (che ha guidato il teatro dal 90 al 2005); tre anni e mezzo per la direttrice affari generali dal '91 al '96 Maria Rosaria Samoggia (per tre episodi) e 2 anni e mezzo per il direttore tecnico dal '94 al '95, Franco Malgrande (che risponde di tre episodi). Il processo, che si è trascinato per molto tempo ed è stato anche interrotto a causa della pandemia, è arrivato alla requisitoria dell'accusa e proseguirà  con l'audizione delle conclusioni delle parti civili il 29 gennaio.
Durante il suo intervento il pm Ascione ha ricordato per l'ennesima volta l'elemento del palco che fu principalmente responsabile della dispersione della 'polvere nera' nociva per i polmoni: la cosiddetta 'pattona', una parete di lamiera alta 16 metri e larga quanto il palcoscenico stesso, definita "persino da un consulente della difesa, l'ingegnere Nano, una 'bestia' che rivestiva il sipario".
 La parete era formata interamente di amianto crisotilo e rivestita da altri due metalli. Il sostituto procuratore ha ricordato anche che "già a fine anni '60 si parlava di una relazione eziologica diretta tra l'esposizione all'amianto e il tumore alla pleura", mentre ancora nel 1986, anno a cui risalgono i fatti presi in esame e le conseguenti morti, proprio alla Scala la fibra killer era presente in grandi quantità.
Secondo l'accusa rimane "gravissimo" - anche perché "la Scala contribuiva all'immagine dell'Italia all'estero" - il fatto che "in uno tra i 10 più importanti teatri del mondo non vi fosse a quell'epoca ancora un programma di 'Valutazione rischio amianto' come si deve, nonostante le specifiche figure competenti, come gli organi di vertice e diversi consulenti esterni". Ad assistere a tutte le fasi del processo il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, i sindacati Cub e Medicina democratica. Parti civili i familiari di alcuni degli artisti e dipendenti del teatro morti di tumori e malattie polmonari.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
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