In questi giorni difficili si rincorrono voci su ciò che pensa di fare Draghi per la scuola.

Oltre all’idea di rifilare al personale il vaccino bidone prodotto da Astra Zeneca fa scalpore anche la proposta di prolungare le lezioni per tutto il mese di giugno. Una proposta che non fa i conti col calendario scolastico, con la realtà dei fatti e con gli obblighi del contratto di lavoro che valgono per i dipendenti e, udite udite, anche per i datori di lavoro.
Forse Draghi non lo sa ma a giugno si svolgono le operazioni di fine anno cioè gli scrutini finali e gli esami conclusivi dei diversi cicli di scuola che impegnano già il personale determinando anche, almeno nella secondaria di secondo grado, un certo numero di spostamenti di sede.
Dicono di voler recuperare i giorni persi. PERSI? Draghi sembra ignorare che tutte le scuole sono rimaste aperte, che la scuola primaria e dell’infanzia è sempre stata in presenza mentre la secondaria di primo e secondo grado ha operato prevalentemente in modalità digitale integrata e cioè parte in presenza, parte a distanza. Insomma gli insegnanti e il personale hanno fatto e fanno uno sforzo enorme per sostenere anche DA CASA E CON MEZZI PROPRI la possibilità di fare lezione nel modo che LORO hanno imposto e ora ci vengono a dire che è stato tempo perso?


A Draghi non interessa che tutto il personale abbia lavorato, assolvendo pienamente e con grande spirito di adattamento, i propri obblighi di lavoro. Lor signori hanno deciso che quella non era vera scuola e perciò ci sarebbe molto da recuperare. E come pensano di farlo? Ma ovviamente scaricando altro lavoro sul personale, in spregio al contratto e alla programmazione didattica.
Non vorremmo peccare di lesa maestà ma sorge il dubbio che Draghi non sia poi così competente o, forse, il problema vero è che “hai poco da compiacerti della competenza del cuoco, se sei un ingrediente”.

Torino, 10 febbraio 2021

 

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