Un vasto movimento di opinione ha chiesto la riapertura di tutte le scuole ottenendo grande risonanza mediatica.

Molti giovani, considerata l’inerzia del Governo e il vuoto agitarsi della ministra dell'Istruzione, hanno dato forma e voce al proprio disagio e, in diversi casi hanno occupato le loro scuole.

Altri hanno preso posizione nelle piazze o sui media tradizionali e social, oppure hanno promosso iniziative di sciopero e boicottaggio. I settori più avanzati chiedono una scuola diversa da quella che avevano lasciato a febbraio e ritrovato identica a settembre, pretendono il diritto a una reale sicurezza, rifiutano di subire ulteriormente una DaD discriminante e inadeguata; ci sono anche alcune realtà studentesche che contestano la riapertura delle scuole. Tutti protestano contro una scuola classista, escludente, nozionistica e orientata al mercato. Vogliono una scuola critica, formativa e accogliente per tutti e tutte indipendentemente dall'età, dalla classe sociale, dall'origine e dal genere.


Si tratta di richieste che condividiamo e perciò solidarizziamo con chi le avanza; ma non ci nascondiamo che in quel movimento vi sono gruppi che hanno chiesto di riaprire a prescindere e che aderiscono alla bufala, raccontata da Azzolina, secondo cui le scuole sarebbero già luoghi sicuri o, comunque, più sicuri di tanti altri. La nostra posizione è chiara: la sicurezza anticovid è per noi un prerequisito. Eravamo preoccupati di ciò che accadeva nella metà delle scuole italiane (materne, primarie, medie) che sono sempre rimaste aperte perché lì è saltato ogni tracciamento, si è lasciato il trattamento dei casi e dei contatti alla dubbia creatività dei dirigenti scolastici con le conseguenze negative che è facile immaginare e che sono emerse dai pochi dati disponibili.

Siamo ancora più preoccupati ora che osserviamo gli stessi fenomeni nella scuola secondaria e registriamo focolai diffusi come a Chiusi (SI), Corzano (BS) e in Umbria.
Noi denunciamo che le scuole non sono attrezzate per garantire un’adeguata prevenzione: non vi sono presidi sanitari permanenti in rapporto con la medicina di territorio; non c’è formazione del personale e dei ragazzi, non si fanno tamponi, non esistono procedure certe di isolamento dei casi positivi e dei loro contatti, il tracciamento è una chimera, la vaccinazione non è ancora iniziata, le mascherine fornite dal governo non sono protettive; gli spazi sono ristretti e insufficienti, non esiste controllo della sanificazione o areazione dei locali, i trasporti sono insicuri.


Ma la scuola che vogliamo non è solo anticovid. Noi ricordiamo lo stato di abbandono precedente la pandemia: edifici cadenti e senza manutenzione, selezione classista degli indirizzi di studio, irreggimentazione delle pratiche didattiche, umiliazione del personale tenuto in condizione di bassi salari e altissima precarietà.

Perciò diciamo che il ritorno alla “normalità” del passato non è solo impossibile ma sbagliato. Per la scuola migliore che vogliamo, per porre rimedio ai problemi creati dai continui tagli all'istruzione (e alla sanità) servono finanziamenti ingenti e nuove leggi che diano sostanza alle troppe parole, belle ma vuote, che sentiamo continuamente pronunciare sulla scuola, anche dal nuovo uomo della provvidenza, il grande banchiere Draghi.


Ora che tutte le scuole sono aperte e la questione sicurezza è dimenticata appare chiaro quanto fosse strumentale il battage mediatico dei mesi scorsi. Infatti la discussione si è spostata sull’apertura a giugno: un nuovo strumento di distrazione dai reali problemi della scuola e un tentativo indebito di pressione sul personale.


Non cadremo in questa nuova trappola. Continueremo, invece, a fare la nostra parte nella battaglia per la sicurezza di tutti/e, per la scuola del futuro, per far crescere e stabilizzare una forte mobilitazione di lavoratori/trici, studentesse/i e famiglie per il diritto alla salute e all’istruzione. 

 

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