A parecchi giorni dal suo avvio, il sistema per l'inserimento dei dati dei docenti che aspirano a collocarsi nelle GPS, continua a presentare gravi problemi.


Primo fra tutti il continuo sovraccarico della piattaforma che costringe ad attese interminabili e che era facilmente prevedibile se solo il ministero avesse evitato proclami trionfalistici e avesse esaminato i dati del precedente aggiornamento del 2017.
Già allora si era raggiunta una platea notevolissima, al netto della “grande innovazione“ consistente nell’apertura agli studenti e alle studentesse di Scienze della Formazione che, necessariamente, complica di molto le cose.

A questo si aggiunge il fatto che il sistema è in continua manutenzione da parte del gestore, cosa che provoca, come conseguenza indesiderata, la perdita o l'alterazione dei dati inseriti, compresi quelli relativi al servizio, con evidente danno nel caso in cui l'interessato non si rendesse conto del problema.
Le difficoltà tecniche della piattaforma si sommano a incongruità, inesattezze e macchinosità della procedura: molte delle voci da spuntare sono poco chiare e ancor meno intuitive perciò si rischia di trascurarle o di barrarle involontariamente in modo errato.
Non ci sappiamo spiegare come quella stessa ministra che qualche mese fa chiedeva scusa ai precari per il mancato aggiornamento delle graduatorie possa ora aver varato, in quattro e quattr'otto, una serie di innovazioni che, vista la confusione che hanno ingenerato, avranno il solo risultato certo di aumentare il contenzioso in modo esponenziale.
Ne citiamo solo alcune: si favoriscono gli assegnisti di ricerca a discapito dei docenti precari storici; permane l’irragionevolezza di rendere necessario l’inserimento per i diplomati magistrale i cui contratti di lavoro non avrebbero mai dovuto essere rescissi ed ora torneranno precari; i servizi atipici non producono più punteggio; si proibisce ai futuri supplenti la possibilità di accettare un contratto migliorativo; è volutamente poco comprensibile la possibilità del completamento orario. È questa la "semplificazione" di cui la scuola ha bisogno?
È ormai da tempo evidente la superficialità che caratterizza l’azione della ministra e dei suoi collaboratori rispetto a molti aspetti del funzionamento dell'istituzione di cui è ai vertici.
Mentre assistiamo al sostanziale fallimento della procedura GPS dobbiamo ascoltare inaccettabili dichiarazioni sui banchi con le rotelle, che ora distanziano ma poi avvicineranno gli allievi, dobbiamo sorbirci fiumi di retorica che mal nascondono la mancanza di un progetto reale per il miglioramento della scuola, dobbiamo veder sbandierare come grande conquista i 4 miliardi di euro messi in campo quando ne servirebbero almeno altri venti solo per portarci al livello medio della spesa europea per la scuola pubblica. Perciò ci permettiamo di dare due consigli alla ministra Azzolina e al suo direttore generale Max Bruschi.
Il primo è contingente e consiste nel prorogare la data di scadenza per le domande d’inserimento in GPS mentre il secondo, strategico, è quello di rassegnare le dimissioni, vista la manifesta incompetenza e in nome di quella "meritocrazia" che sta loro tanto a cuore.
Torino, 29 luglio 2020
CUB Scuola Università Ricerca
Il Coordinatore Nazionale

Natale Alfonso


       GPS-Ad-Azzolina-servirebbe-piuttosto-una-bussola.pdf

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