Adesso abbiamo le Ordinanze relative all’esame di terza media e di maturità. La Ministra nella conferenza stampa in cui le presenta ci informa che, con la morte nel cuore, ha tenuto le scuole chiuse ma lo ha fatto perché ha agito “cum grano salis”

Ci mancherebbe! Tenere le scuole aperte sarebbe stato un atto criminale, mentre il Coronavirus mieteva vittime a centinaia.
E ricordiamo anche qui che il compito primo della scuola non è quello di essere un recinto dove collocare i figli minori, anche se non sottovalutiamo le difficoltà delle famiglie che, in un periodo difficilissimo, hanno anche avuto l’onere di tenere a casa bambini e ragazzi.

Se lo Stato non ha fornito aiuti sufficienti per questo compito di accudimento, che è il compito primo dei genitori, si reclamino con forza tali aiuti. Nella sua conferenza stampa la Ministra ha chiarito, tra l’altro, che gli esami in presenza si faranno se le condizioni epidemiologiche delle singole zone lo permetteranno. Allora, non era meglio fare come Francia e Regno Unito e prendere sin da ora una decisione dettata dal perdurare dell’epidemia, senza far correre inutili rischi a nessuno?
La nostra posizione è anche un appello alla riflessione e alla serietà.
Invitiamo l’opinione pubblica a riflettere sul fatto che la Ministra abbia prodotto un simile risultato, pur non agendo da sola: l’hanno affiancata e sorretta una task force per le emergenze, composta da 123 persone e un comitato di 18 esperti, con lo sguardo volto soprattutto al futuro ma che immaginiamo non avrà negato un “aiutino” per le Bozze relative agli Esami.
Non è venuto in mente a nessuno che “l’elaborato” prodotto a casa (anche in forma multimediale, di mappe, di “produzione artistica” etc. etc. Siamo mica dei trogloditi!) potrà determinare ulteriori discriminazioni tra allievi con genitori in grado di dare una mano e gli altri? Ma lasciamo perdere ogni argomentazione di buon senso ed andiamo al sodo.

L’esame di terza media, così come presentato dall’Ordinanza è un vergognoso garbuglio, formulato per salvare la forma dell’esame, ma che in realtà non riesce a salvare nemmeno la pallida parvenza dell’esame stesso. Sarebbe saggezza riconoscere che, in queste condizioni, ogni esame “a distanza” è velleitario ed ingiusto e che ogni esame “in presenza” mette in moto una macchina destinata, per fatti oggettivi, a non garantire la sicurezza di studenti, personale della scuola e famiglie.
“In presenza” o “a distanza” non è tempo di esami né, tanto meno di parodie di esami. I tempi non sono normali. Invece di cercar di far “bella figura” e di spargere a piene mani discorsi vuoti di contenuto e gonfi di una fastidiosa retorica, la ministra Azzolina prenda in considerazione l’unica soluzione saggia: quella di eliminare per quest’anno gli esami e di arrivare ad una valutazione finale il più seria possibile.
Se esami ci saranno, prevediamo quali possano essere gli ostacoli più gravi: la difficoltà nell’eventuale sostituzione dei commissari, la difficoltà nel reperire i presidenti delle commissioni, le difficoltà nell’istituire sessioni suppletive.
Studenti e componenti della commissione dovranno spostarsi per raggiungere la sede dell’esame: se anche uno solo di loro avrà la temperatura superiore a 37,5° tutto, quel giorno, verrà sospeso.
Una volta tanto ci associamo all’allarme lanciato dall’Associazione Nazionale Presidi: gli esami di terza media comporterebbero “uno sforzo organizzativo oggettivamente spropositato rispetto all’attività da compiersi e senza nessuna garanzia di effettiva fattibilità”. E questo vale anche e di più per l’Esame di Stato.

L’allarme è concreto: non prospettiamo situazioni-limite, ma possibilità reali, rese ancor più gravi dal fatto che si chiameranno in servizio docenti con un’età media altissima, senza alcun riflesso benefico che non sia quello di mantenere in piedi quella che, per quest’anno, altro non è che una pura formalità. Tenuto conto che la percentuale di promossi all’esame di terza media e di maturità si discostava negli scorsi anni di pochissimo dal 100%, lo sforzo per mantenere tale “rito di passaggio” appare del tutto inutile.
E adesso, che la Ministra ha dato la facoltà di bocciare – venendo incontro a quanti, tra i docenti, non avrebbero sopportato di ammettere a forza lo studente che nel primo quadrimestre avesse accumulato una sfilza di voti negativi – anche quella misera percentuale di non ammessi non si discosterà da quanto avveniva gli scorsi anni.
Sui dubbi di incostituzionalità si consultino i costituzionalisti: a tutti i cittadini italiani sono stati negati, nei due mesi della pandemia, diritti fondamentali. Se quasi nessuno ha protestato è perché tutti si sono giudicati validi i motivi che avevano portato alla momentanea sospensione di tali diritti.
Lo ripetiamo: il presupposto di fatto (l’emergenza sanitaria, una delle poche cose che nessuno nega) e la temporaneità dell’intervento consentono la sospensione degli esami di terza media e di maturità. Se si vorrà procedere sulla strada intrapresa si confermerà, ancora una volta, purtroppo, che la scuola è più attenta alla forma che alla sostanza e che, purché si proceda ad una “valutazione” attraverso una “prova”, si possono bellamente mettere tra parentesi la serietà della valutazione e della stessa prova.
La vergogna della prova “fatta a casa”, così evidentemente discriminante che non è il caso di insistere, peserà sulla Ministra molto più di un “6 politico”; e la stessa Ministra, peraltro, non meriterebbe, a nostro avviso, nemmeno quello.

Giovanna Lo Presti
(Cub Scuola Università Ricerca)

 

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