Si è, dal punto di vista amministrativo, concluso con un decreto dell’Ufficio Scolastico Regionale del 7 giugno 2018 il caso di Lavinia Flavia Cassaro, la docente che il 22 febbraio scorso aveva inveito contro le Forze dell’Ordine.
Per Lavinia è stato decretato il licenziamento, con decorrenza dal primo marzo 2018

Di cosa si è resa colpevole Lavinia?
Questi, in breve, i fatti: mentre CasaPound teneva un comizio all’interno di un albergo torinese, le Forze dell’Ordine facevano una “carica di alleggerimento” contro un gruppo di circa 500 militanti antifascisti che stavano protestando. Come si evince dai numerosi video che hanno ripreso i fatti, la Polizia usava contro i manifestanti gas lacrimogeni ed idranti, non proprio gradevoli nel freddo inverno di Torino.

In un contesto evidentemente turbato, Lavinia si scagliava – A PAROLE – contro la Polizia, che, a suo parere (ma è difficile darle torto), difendeva i fascisti e aggrediva gli antifascisti. Lo faceva in modo discutibile, certo, usando toni alti. Con parole sconnesse, chiaro segno di uno stato emotivo alterato, rispondeva ai giornalisti di Matrix, che piombavano su di lei, sicuri dello scoop.
Da quel momento inizia l’involontaria odissea della maestra Cassaro, colpevole di “aver augurato la morte ai poliziotti”. A conclusione di una trita e triste campagna elettorale, il presidente del Consiglio uscente, Matteo Renzi, invoca dalla tribuna di Matrix il licenziamento di Lavinia: "Che schifo, una professoressa che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi". Gli fanno eco la ministra Fedeli (ella stessa licenziabile in tronco se, invece di essere una “ministra” fosse stata un’insegnante, visto che aveva dichiarato il possesso di un titolo di studio inesistente), che annuncia l’avvio di un procedimento disciplinare a carico di Lavinia; a ruota, l’ Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte esprime “piena solidarietà alle forze dell'ordine per l'insostituibile e gravoso impegno nella tutela della sicurezza dei cittadini e nella salvaguardia dei valori democratici della Repubblica".

È legittimo avanzare qualche dubbio sulla strenua “salvaguardia dei valori democratici della Repubblica”, visto che nel nostro Stato si permette al leader di CasaPound di rivendicare apertis verbis l’eredità del fascismo, mentre si spara con gli idranti su coloro che, in modo magari discutibile, difendono i valori dell’antifascismo.
Ciò che appare in ogni caso inaccettabile è il processo in diretta in tv, la richiesta della massima sanzione da parte di un premier e di un ministro, a fronte di qualche frase gridata e di qualche ingenua dichiarazione alla stampa.

I Giuristi Democratici hanno ben sottolineato l’illegittimità di tale richiesta di licenziamento. «Il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario di lavoro, restando irrilevante la sua vita extra-lavorativa”. Resta la rilevanza penale, se la si appurerà, per atti compiuti fuori dall’orario di lavoro.
Dal punto di vista sindacale ci preoccupa, come si evince dagli atti del provvedimento disciplinare, il confondere elementi che hanno a che fare con il provvedimento amministrativo con altri che attengono al piano penale, in modo che gli uni gettino la loro ombra suggestiva sugli altri.

L’articolo del Testo unico cui si fa riferimento per giustificare la destituzione di Lavinia, prevede che essa possa comminata per atti che siano in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione e/o per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli alunni, alle famiglie.

Pare evidente che se Lavinia non fosse stata intercettata da giornalisti affamati di notizie e se, subito dopo, il premier della “Buona scuola non avesse ceduto alla tentazione di individuare una “cattiva maestra”, il “caso Cassaro” non si sarebbe mai dato.
Vogliamo infine rilevare l’inconsistenza della contestazione di addebito mossa alla maestra Cassaro dal Dirigente scolastico della scuola in cui ella ha lavorato: i documenti a suo carico allegati agli atti sono quasi tutti privi di firme autografe e non protocollati, quindi viziati dal punto di vista formale e perciò irrilevanti come testimonianze. Il Dirigente, inoltre, conclude la sua relazione con la seguente frase: “Continua (Cassaro) a manifestare problemi nella relazione con i colleghi e con gli alunni: senza sfociare in fatti richiamabili resta persona che genera tensione e disagio”. “Senza sfociare in atti richiamabili” vuol dire che la maestra Cassaro non ha mai fatto nulla meritevole di una pur lieve sanzione disciplinare.

Ribadiamo: il licenziamento appare una sanzione sproporzionata, così come riteniamo che il fatto che l’USR non abbia voluto cogliere nessuno dei chiarimenti forniti nella memoria difensiva ma li abbia anzi stravolti e trasformati in “prove a carico” della colpevolezza di Lavinia indica che, con molta probabilità, la sentenza era già scritta nel momento in cui Renzi e Fedeli ne hanno chiesto a gran voce il licenziamento.

La conclusione del provvedimento, in cui si sottolinea il fatto che Lavinia non abbia rispettato la “continenza formale” connessa al diritto di critica ci lascia ulteriormente perplessi. L’espressione del proprio pensiero dovrebbe rispettare la “continenza formale e sostanziale”: che per la sola mancanza di “continenza formale” un lavoratore possa essere licenziato appare almeno strano; che poi, tra i motivi del licenziamento ci sia la “rilevante eco mediatica” che esso ha generato sembra ridicolo, poiché la vittima (in questo caso Lavinia, vittima di un giornalismo pronto a sbranare, mediaticamente, chiunque) diviene carnefice di se stesso. In conclusione, inserisce in un clima sociale in cui gli insegnanti vedono aumentare il contenzioso a loro carico in modo esponenziale, questo ennesimo caso di “democrazia autoritaria” si, assoggetta il diritto alla percezione emotiva e non esita a sacrificare un altro capro espiatorio sull’altare della “società dello spettacolo”.

La CUB Scuola Università Ricerca continuerà a garantire la piena difesa di Lavinia Cassaro sia in sede legale che mediante l'azione sindacale.

CUB Scuola Università Ricerca

Torino 13 6 2018

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