foto Genova Venerdì 21 maggio è stata per CUB sanità una giornata di sciopero e mobilitazione in tutta Italia. 
A Milano, lavoratrici e lavoratori della sanità hanno manifestato nella piazza simbolo dell’era formigoniana, sotto a Palazzo Lombardia, sede dell’assessorato alla sanità che rappresenta il modello della privatizzazione e devastazione del sistema sanitario pubblico.
Nella giornata in cui si è riunito a Roma il G20 per il Global Health Summit, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e impiegati di ospedali e case di riposo hanno chiesto maggiori investimenti nella sanità pubblica, l’unica in grado di dare risposte adeguate in termini di prevenzione e cura, senza conflitti di interesse.

CUB ha fatto proprio lo slogan “No profits on pandemics” denunciando il conflitto di interessi di imprenditori privati della sanità e case farmaceutiche, compresa la contraddizione rappresentata dalla legge che obbliga i sanitari a vaccinarsi, partendo da un falso pregiudizio; quello secondo cui gli operatori sanitari dovrebbero vaccinarsi per proteggere i pazienti, mentre nessuno studio scientifico afferma che le persone vaccinate non contraggono il Covid 19 e tantomeno il vaccino previene il contagio. CUB chiede, quindi, che il vaccino rimanga una libera scelta degli operatori e non un obbligo, tutelando chi per motivi vari voglia rimandare la vaccinazione, tramite la garanzia del reddito e del posto di lavoro. CUB chiede anche che vengano aboliti i brevetti e che sia garantito a tutti coloro che nel mondo vogliono vaccinarsi di avere le dosi necessarie e le risorse per distribuirle, nonché per somministrarle.


Alla funzionaria della Direzione Generale sanità che ha ricevuto la delegazione del nostro sindacato è stata ribadita la necessità di avere un sistema sanitario nazionale e non regionalizzato; universale, perché nulla come le pandemie dimostrano che i virus non chiedono il permesso di soggiorno o la carta di credito e il contagio non fa distinzione di ceto nel diffondersi; il sistema sanitario deve essere anche pubblico: a chi sta pensando di sviluppare la sanità territoriale abbiamo ricordato che, se questa viene appaltata ai privati, si ripresenta il conflitto di interessi di chi deve rispondere ad un consiglio d’amministrazione che chiede la distribuzione di dividendi.


Infine, è stato chiesto da subito di adottare un contratto nazionale unico per tutti i lavoratori della sanità, compresi coloro che lavorano nei servizi esternalizzati, a cui oggi invece si applicano una miriade di contratti diversi, tutti con salari e diritti inferiori rispetto al contratto della sanità pubblica. E’ stato chiesto anche di abolire il sistema di calcolo dei minutaggi assistenziali, che rende il minimo previsto per gli accreditamenti come un parametro di normalità, che mette a rischio la salute e la sicurezza sia degli operatori che dei pazienti.


I lavoratori e le lavoratrici intervenute al presidio si sono dati appuntamento alla prossima mobilitazione perché sanno che sarà ancora necessario lottare per difendere la sanità nazionale, pubblica e universale.

26 maggio 2021  Cub Sanita Italiana 

Varese

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