Decreto Draghi 44/21. La CUB Sanita Italiana scende in campo sul tema,  nel settore sanitario e  socio sanitario  pubblico e privato


CUB Sanità
Milano - V.le Lombardia 20
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tel. 02-70631804
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GUIDA ai DIRITTI del LAVORO Vaccino covid -19
TUTELA DEI DIRITTI INDIVIDUALI ALLA PRIVACY E ALLA SCELTA-

ndr: Opuscolo scritto prima del decreto Draghi - marzo 2021 

In questo opuscolo verrà utilizzato il maschile e il femminile in maniera
intercambiabile, coscienti del fatto che per decenni le lavoratrici furono escluse dal
racconto dei fondamentali processi storici, tra cui quello della lotta della classe
operaia, anche se svolsero un ruolo fondamentale che oggi ritroviamo dove c'è chi
si ribella allo sfruttamento.


❖ INTRODUZIONE
1) Esiste una legge che obbliga alla vaccinazione?
2) Il vaccino può sostituire i dpi e gli altri strumenti di protezione e prevenzione?
3) Il datore di lavoro ha diritto di conoscere la mia scelta sul vaccino?
4) Chi mi può chiedere se intendo vaccinarmi o no?
5) Posso essere obbligato alla vaccinazione ai sensi della sicurezza sul lavoro?
6) Il datore di lavoro può ricevere sanzioni se non mi fa vaccinare?
7) Quali procedure deve attuare l’azienda per applicare la legge 81/08 al vaccino?
8) Posso scegliere il vaccino?
9) Chi mi deve far firmare il consenso informato e quale modulo deve usare?
10) Chi mi deve fare la vaccinazione?
11) Dove va fatta la vaccinazione?
12) Mi deve essere rilasciata una ricevuta dell’avvenuta vaccinazione?
13) Devo esibire il certificato di vaccinazione?
14) Se ho problemi di salute e non posso vaccinarmi, come devo comportarmi?
15) Chi deve segnalare le reazioni avverse e a chi?
16) Dopo la vaccinazione sono contagioso?
17) Quali precauzioni avere per chi vive in casa con me?
18) Se ho conseguenze negative dal vaccino posso chiedere risarcimenti? A chi?
19) Se rifiuto il vaccino, possono sospendermi dal lavoro, licenziarmi? posso fare
ricorso e come?
20) Se, rifiutando il vaccino mi trovo a non poter lavorare, ho diritto a qualche
ammortizzatore sociale?
21) Se, rifiutando il vaccino, ci sono altri che si ammalano sono responsabile?
22) Se, rifiutando il vaccino, mi ammalo, sono coperto da mutua e infortunio?


❖ ALLEGATO 1
Modello di lettera di diffida alle aziende al rispetto delle garanzie di legge a tutela
della privacy e della sicurezza e della liberta’ di scelta del lavoratore/ice
❖ ALLEGATO 2
Modello di ricorso avverso il giudizio del medico competente

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INTRODUZIONE


Questo testo è stato redatto in collaborazione tra CUB Sanità,
Medicina Democratica e un pool di legali che ringraziamo. Ha lo
scopo di chiarire a tutte e tutti, lavoratrici e lavoratori, militanti
sindacali, delegati/e, RLS, addetti/a alla prevenzione, quali sono i
diritti individuali e le procedure per definire legalmente e
liberamente la scelta individuale sul vaccino anti – covid 19.
Vogliamo perciò dare indicazioni a tutela di quelle lavoratrici e
lavoratori che si dovessero trovare discriminati o subire
ripercussioni a causa della propria scelta riguardo alla vaccinazione
anti-covid19, che viene in questo periodo proposta.
Non spetta, ovviamente, a un sindacato indicare l’efficacia o
l’utilità sanitaria del vaccino e dei diversi tipi di vaccino. E’
probabile che la vaccinazione di massa possa essere uno degli
strumenti che contribuiscano a rafforzare la sicurezza all’interno
dei luoghi di lavoro, ma ciò non può avvenire attraverso
imposizioni illegali, minacce di perdita del reddito o addirittura del
posto di lavoro: forme che per l’ennesima volta pretendono la
sottomissione di chi lavora ad un autoritarismo arbitrario e senza
regole.
Questa nostra preoccupazione è suffragata dalla Risoluzione del
Consiglio d’Europa n° 2361 del 25 gennaio 2021 in cui al punto 7.3
possiamo leggere:


“7.3.1 assicurare che i cittadini siano informati che la vaccinazione
NON è obbligatoria e che nessuno subisca pressioni politiche,
sociali o di altro genere per sottoporsi a vaccinazione, se non lo
desidera egli stesso.
7.3.2 assicurare che nessuno sia discriminato per non essersi fatto
vaccinare temendo per la propria salute o semplicemente perché
non lo desidera.
7.3.3 adottare misure tempestive ed efficaci per contrastare la
disinformazione, l’ignoranza e l’esitazione riguardo ai vaccini
Covid-19;”
Questo vademecum vuole fornire le indicazioni utili a rivendicare
la concreta applicazione di questi principi a difesa della libertà e
della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché a tutelare in
caso di violazioni del diritto. E’, infatti, nostro compito, come
sindacato, lottare contro ogni forma di autoritarismo, vessazione,
mobbing o discriminazione, tenendo anche conto che la
vaccinazione, oggi proposta al personale dei servizi sanitari, sarà
progressivamente estesa a tutti gli ambiti produttivi e riguarderà
perciò tutti i luoghi di lavoro.

1) ESISTE UNA LEGGE CHE OBBLIGA ALLA VACCINAZIONE ?
In Italia nessuno può essere obbligato a ricevere un trattamento
sanitario, se tale obbligo non è disposto dalla legge. Al
momento, non esiste nessuna legge che disponga l’obbligo della
vaccinazione anti-covid 19, per nessuna categoria di cittadini o
di lavoratori. Infatti, i sostenitori dell’obbligo vaccinale fanno
appello alle normative rivolte ad altri fini, in particolare a quelle
sulla sicurezza sul lavoro (l.81/2008).


2) IL VACCINO PUO’ SOSTITUIRE LA NECESSITA’ DI CONTINUARE
AD USARE TUTTI I DPI E GLI ALTRI STRUMENTI DI PROTEZIONE
E PREVENZIONE?
Deve essere molto chiaro che il vaccino non può sostituire le
misure di prevenzione e sicurezza, i dispositivi di protezione
individuale e tutte le misure di distanziamento e tutela sia negli
ambienti di lavoro che nella collettività. Infatti:
a) l’efficacia dei vaccini non è totale. Si calcola che la protezione
antivirale sia data in un numero di casi che oscilla dal 60 al 95%,
a seconda del vaccino utilizzato. Per conseguenza il rischio di
infettarsi non è completamente escluso, anche per i vaccinati;
b) non si hanno ancora dati certi sulla possibilità che il soggetto
vaccinato possa essere comunque portatore dell’infezione,
quindi in grado di contagiare altri.
Per queste ragioni bisogna pretendere assolutamente che tutte
le aziende mantengano integralmente le misure di prevenzione
a tutela della sicurezza sul lavoro.


3) IL DATORE DI LAVORO HA DIRITTO DI CONOSCERE LA MIA
SCELTA SUL VACCINO?
Ai sensi delle normative vigenti sulla privacy, europee e italiane
(Regolamento UE 2016/679 (Gdpr) e Codice della Privacy come
aggiornato dal D.Lgs. 101/2018), i dati "attinenti alla salute fisica
o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di
servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative
al suo stato di salute" devono essere trattati esclusivamente da
un professionista tenuto al segreto professionale. L’art. 35 GDPR
prevede che “Nei dati personali relativi alla salute dovrebbero
rientrare tutti i dati riguardanti lo stato di salute dell’interessato
che rivelino informazioni connesse allo stato di salute fisica o
mentale passata, presente o futura dello stesso. Questi
comprendono […] qualsiasi informazione riguardante, ad
esempio, una malattia, una disabilità, il rischio di malattie,
l’anamnesi medica, i trattamenti clinici o lo stato fisiologico o
biomedico dell’interessato”.
Anche ai fini della prenotazione delle dosi di vaccino, perciò,
l’unico soggetto autorizzato a chiedere alle lavoratrici e ai
lavoratori quale sia la loro scelta relativamente alla vaccinazione
anti-covid 19 è il medico competente, tenuto al segreto
professionale.
La scelta vaccinale, o informazioni inerenti ad essa, non può
essere invece richiesta direttamente dall’azienda, né essa può
consentire che tale scelta divenga di pubblico dominio.
Già si conoscono numerosi comportamenti difformi dalla tutela
della privacy e le aziende stanno compiendo una grave
violazione delle norme e possono subire sanzioni. Mettiti in
contatto con il sindacato se ti occorre tutela.
4) CHI MI PUO’ CHIEDERE SE INTENDO VACCINARMI O NO?
In alcune aziende sono direttamente i quadri aziendali a
chiedere il consenso o addirittura a far sottoscrivere al
personale moduli di prenotazione della vaccinazione, oppure di
“consenso” aziendali, oppure basati sui moduli proposti dalle
case farmaceutiche. Talvolta questi moduli riportano una
preventiva esclusione e liberatoria da ogni responsabilità in caso
di conseguenze avverse.
Questi moduli non devono essere sottoscritti in quanto
illegittimi e non previsti nel piano vaccinale nazionale anticovid.
Mettiti in contatto con il sindacato se ti occorre tutela.
La scelta vaccinale può essermi chiesta dal Medico Competente,
che è tenuto al segreto professionale. In sede di colloquio con il
medico competente possono essere presentate eventuali
ragioni di rifiuto del vaccino per ragioni di salute fisica, di fobia,
o semplicemente di scelta individuale. Si può anche indicare la
preferenza per un certo tipo di vaccino invece che un altro. Il
medico competente non può comunicare all’azienda
informazioni sul mio stato di salute, né sulla scelta da me
operata riguardo al vaccino. Può solo dare all’azienda il
normale “giudizio di idoneità alla mansione” per indicare al
datore di lavoro se, rispetto ai compiti che devo svolgere, sono
fisicamente idoneo, non idoneo o idoneo con limitazioni e
prescrizioni. Anche le operazioni vaccinali devono essere
eseguite nel rispetto della privacy del lavoratore.


5) POSSO ESSERE OBBLIGATO ALLA VACCINAZIONE AI SENSI
DELLA LEGGE 81/08 SULLA SICUREZZA SUL LAVORO?
Attualmente è in corso una campagna vaccinale rivolta ai
cittadini e non ai lavoratori in quanto tali. Per priorità la
campagna si è rivolta nella prima fase ai lavoratori/lavoratrici
sanitari e sociosanitari ma la finalità è a valenza sociale e non
strettamente lavorativa. Non essendo in vigore alcuna legge che
obblighi alla vaccinazione anti COVID 19, neppure per specifiche
categorie di lavoratori, ne deriva che non vi è alcuna
applicazione automatica della legge 81/08 che imponga
quest’obbligo vaccinale.
Nel contempo il Codice Civile all’art. 2087 stabilisce che
“l’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio
dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro,
l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità
fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Il DLGS
81/2008 costituisce la principale norma vigente per l’attuazione
di tale obbligo.
Ne discende che, il Datore di lavoro, attraverso il Medico Com-
petente, può avviare una revisione della valutazione del rischio
che individui il “rischio covid” come rischio specifico della atti-
vità e/o della mansione del singolo lavoratore. Il Medico com-
petente, all’esito della valutazione, può proporre al singolo la-
voratore, tenendo conto del suo stato di salute e di una even-
tuale immunizzazione acquisita, l’effettuazione di una o più vac-
cinazioni che ritiene efficace informando il singolo lavoratore
dei vantaggi e svantaggi della vaccinazione.
Il Medico Competente può proporre la vaccinazione in presenza
di vaccini “efficaci”, tali sono sicuramente quelli approvati dalle
autorità sanitarie nazionali, i vaccini anticovid sono stati invece
autorizzati, riducendo i tempi e le verifiche prescritte, per poter
disporre al più presto di strumenti che si ritengono utili a
contrastare la diffusione, la loro efficacia effettiva potrà essere
verificata a posteriori.
Ad oggi, poco si sa sui diversi vaccini ed i loro effetti, gli scienziati
sono divisi anche come si propaga il virus e come contrastarne
la diffusione. Mancherebbero quindi quei dati di acquisita
“efficacia”, che potrebbero imporre, da parte delle istituzioni, al
datore l’adozione di tale misura.
Da ultimo si rammenta che, essendo il Sars Cov 2 classificato
come agente biologico di terza categoria, ove il datore di lavoro
lo consideri come rischio lavorativo è obbligato ad adempiere
agli ulteriori obblighi (es. registro nominativo degli esposti, sor-
veglianza sanitaria, misure igieniche e di prevenzione dedicate a
rischi biologici di tale categoria).


6) IL DATORE DI LAVORO PUO’ RICEVERE SANZIONI SE NON MI FA
VACCINARE? E’ OBBLIGATO A IMPORMI IL VACCINO?
No. Ai fini della normativa sulla sicurezza sul lavoro, invece,
commette una violazione un datore di lavoro che propone o
dispone una vaccinazione senza che nel Documento di
Valutazione dei Rischi (DVR), si riconosca per il singolo
lavoratore uno specifico rischio lavorativo da agente biologico
Sars-Cov19 di terza categoria.
Il medico competente è tenuto a fare la proposta di
vaccinazione se il DVR (sul quale, si ricorda, il RLS va consultato)
riconosce un rischio biologico lavorativo da Covid 19 e il medico
competente ritiene opportuno proporre la vaccinazione come
misura protettiva, sempre fatte salve condizioni individuali.
Qualora si chieda o si disponga che uno o più lavoratori si
vaccinino per uno specifico rischio da esposizione ad agenti
biologici senza che vi sia un DVR che la preveda, viene compiuta
una violazione, oltreché un abuso, per l’incoerenza tra esito
valutativo e iniziativa vaccinale.


7) QUALI PROCEDURE DEVE ATTUARE L’AZIENDA PER APPLICARE
LA LEGGE 81/08 AL VACCINO ANTI- COVID19?
Come appena visto, prima di parlare di “obblighi” dei lavoratori
sulla base dell’art. 279 occorre verificare se il datore di lavoro ha
adempiuto ai propri obblighi di valutazione ex art. 271 del dlgs
81/2008 (previa consultazione del RLS).
La premessa di tutto è il riconoscimento che in quella data
azienda/attività esiste un rischio lavorativo da agente biologico
SARS-COV2 (quindi di categoria 3. La graduazione va da 1 – poco
pericoloso – a 4 estremamente pericoloso – rischio mortale).
Nel concreto vi possono essere principalmente due casi 1)
attività già soggette a rischi da agenti biologici (come attività
sanitarie e socio-sanitarie) e 2) attività in precedenza non
soggette a rischi da agenti biologici (o soggette solo ad agenti di
prima categoria), come la maggior parte delle attività
manifatturiere, commerciali e di servizio.
In ogni caso occorre aggiornare il DVR applicando tutte le
prescrizioni del Dlgs 81/2008 in materia, in particolare:
Il DVR deve contenere gli agenti individuati e la loro categoria in
relazione alla mansione dei singoli lavoratori (es reparti
“infettivi” e non); deve definire una sorveglianza sanitaria
specifica da parte del medico competente; deve individuare la
“opportunità” o meno della effettuazione di vaccinazioni, a
partire da quelle che le norme individuano come obbligatorie.
Se il DVR non includeva il rischio biologico o un rischio biologico
per un agente di terza categoria, l’aggiornamento del
documento determina una serie di obblighi:
• Comunicazione alla ASL dell’esercizio di una attività che
comporta l’uso di un agente biologico di tale gruppo (il che è
palesemente in contrasto con la prassi che considera il Sars-Cov-
2 un agente esogeno e non intenzionalmente prodotto).
• Attuare misure tecniche, organizzative, procedurali (art. 272).

• Attuare le misure igieniche (art. 273)
• Definire misure di emergenza (art. 277)
• Fornire informazione e formazione ai lavoratori (art. 278)
• Istituire un Registro nominativo degli esposti all’agente da
inviare ad INAIL e tenere aggiornato (art. 280 dlgs 81/2008).
Solo dopo aver fatto tutte queste attività, tenendo conto delle
specifiche condizioni di salute di ogni singolo lavoratore
(compresa una eventuale immunizzazione acquisita) come
previsto dall’art. 279 del dlgs 81/2008, il medico competente
può individuare quale misura speciale di prevenzione la “messa
a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono
già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da
somministrare a cura del medico competente” fornendo altresì
ai lavoratori informazioni sul controllo sanitario “nonché sui
vantaggi ed inconvenienti della vaccinazione e della non
vaccinazione”.
E’ opportuno ricordare che per le attività non soggette a rischio
biologico prima della pandemia l’Ispettorato Nazionale del
Lavoro ritiene che “ Il rischio non è riconducibile al titolo X del
Dlgs 81/2008, non attendendo ordinariamente al ciclo
produttivo aziendale»(Circolare INL, n. 149 del 20.04.2020). In
altri termini ha stabilito che non vi è un obbligo, per tali attività,
di redigere un aggiornamento del DVR includendovi il rischio
biologico. Infatti nessuna azienda industriale, dei servizi e
commerciale, ove l’unico rischio biologico è quello “esogeno”
Covid-19, è stata finora sanzionata per la assenza di un
documento di valutazione dei rischi (DVR) dedicato a tale
rischio. Ove sono state svolte ispezioni dagli organi di vigilanza,
si è proceduto alla verifica dell’attuazione corretta del
protocollo tra le parti sociali del 24/4/2020, comprese le
eventuali violazioni su aspetti comunque previsti dal dlgs.
81/2008 (come la pulizia dei locali, i dispositivi di protezione
individuali, la formazione/informazione dei lavoratori ecc). Il
protocollo tra le parti sociali è infatti stato inteso come il
risultato di una valutazione dei rischi svolta dal Governo e valida
per tutte le aziende/attività nel temporaneo periodo della
pandemia.


8) POSSO SCEGLIERE IL VACCINO?
Si. In sede di colloquio con il medico competente posso chiedere
quale tipo di vaccino mi si sta proponendo ed esprimere la mia
preferenza per un diverso tipo di vaccino, motivandola con le
conoscenze che ho anche relative ad eventuali conseguenze
rispetto al mio stato di salute. Qualora questo comportasse un
ritardo nella vaccinazione, il medico competente, se ricorrono le
condizioni potrebbe valutare una inidoneità temporanea alla
mansione.


9) MI FANNO FIRMARE IL CONSENSO INFORMATO. CHI ME LO
DEVE FAR FIRMARE E QUALE MODULO DEVE USARE?
Il consenso informato deve esserci sottoposto dal medico
vaccinatore e anche all’ultimo momento si ha il diritto di
cambiare idea. L’unico modulo che va firmato è quello
predisposto dal Ministero della Salute: “VACCINAZIONE ANTI-
COVID19 - MODULO DI CONSENSO” 0042164-24/12/2020-
DGPRE-DGPRE-P - Allegato Utente 1 (A01) al momento della
vaccinazione nel rispetto della privacy.


10) CHI MI DEVE FARE LA VACCINAZIONE? PUÒ ESSERE IL
MEDICO COMPETENTE O DEVE VENIRE DALL'ASL?
Secondo il vigente piano vaccinale la vaccinazione anticovid
viene effettuata ai cittadini dalle strutture pubbliche. In caso di
riconoscimento di necessità di vaccinazione per motivi
lavorativi, la vaccinazione, se tecnicamente possibile, può
essere effettuata dal medico competente o disposta dallo
stesso, svolta presso strutture pubbliche o private, ovviamente
in orario di lavoro e senza oneri per il lavoratore.
11) DOVE VA FATTA LA VACCINAZIONE?
Se la esegue il medico competente potrebbe farla anche in
azienda se vi è un locale infermeria adatto (ovviamente non con
vaccini per i quali occorre garantire la catena del freddo come
Pfizer).
12) MI DEVE ESSERE RILASCIATA UNA RICEVUTA
DELL’AVVENUTA VACCINAZIONE?
Il lavoratore ha il diritto di pretendere che copia del modulo di
consenso informato contenente tutte le informazioni sull’atto
sanitario (ad es. tipo di informazioni date e ricevute, lotto del
vaccino, nominativo dei sanitari che hanno eseguito l’intervento
ecc.) che ha firmato gli sia consegnata. In ogni caso va rilasciata
– da parte del soggetto che eroga la vaccinazione - una
certificazione vaccinale. La stessa, viene comunque messa a
disposizione del cittadino tramite l’inserimento nel Fascicolo
Sanitario Elettronico.
13) DEVO ESIBIRE IL CERTIFICATO DI VACCINAZIONE?
No. Il datore di lavoro non ha il diritto di chiedermi di esibire la
certificazione vaccinale, che può essere eventualmente richiesta
solo dal medico competente, per gli usi previsti dalla legge.
Analogamente, eventuali committenti non hanno diritto di
imporre ad una azienda di operare una discriminazione in base
allo stato di salute del lavoratore.


14) SE HO PROBLEMI DI SALUTE E NON POSSO VACCINARMI,
COME DEVO COMPORTARMI?
Devo fornire al Medico Competente (e solo a lui) le informazioni
relative al mio stato di salute ed ai motivi che possono
controindicare la vaccinazione con, eventualmente, altri pareri
medici che attestino i problemi derivanti da patologie esistenti
o allergie per le quali è sconsigliato il vaccino. Tra queste
situazioni ricadono certamente le allergie a determinati farmaci.
Con la certificazione e/o pareri medici che attestino una
problematica di salute legata al vaccino, si deve far riferimento
al medico competente che deve prenderne visione. Non è da
escludere che il medico competente disponga l'inidoneità
temporanea alla mansione.


15) CHI DEVE SEGNALARE LE REAZIONI AVVERSE E A CHI?
Il lavoratore le segnala al proprio medico di famiglia, al medico
competente o direttamente al sito:
https://www.vigifarmaco.it/
o su altri siti messi a disposizione dalle singole ASL.
Trattandosi di eventi non prevedibili ma correlati all’attività
lavorativa il lavoratore dovrebbe avere diritto di vedersi
riconosciuta l’assenza temporanea dall’INAIL quale infortunio,
in ogni caso deve essere riconosciuta la malattia a carico
dell'INPS.


16) DOPO LA VACCINAZIONE SONO CONTAGIOSO?
Dipende dal tipo di vaccino. Sicuramente non per i vaccini basati
sulla modifica del RNA (Pfizer per esempio). Per i vaccini che
usano l'agente biologico oggetto di vaccinazione o un altro
agente quale veicolo per attivare la risposa immunitaria - anche
se in forma indebolita - potrebbe esserci teoricamente questa
possibilità, ma la carica virale è comunque talmente bassa da
essere altamente improbabile la possibilità di contagiare
qualcuno.
17) QUALI PRECAUZIONI AVERE PER CHI VIVE IN CASA CON ME?
Nessuna diversa precauzione rispetto a quelle già in essere in
base ai provvedimenti emergenziali (mascherine, igienizzazione
mani, sanificazione ambienti, no contatti ravvicinati al di fuori
dei propri conviventi).


18) SE HO CONSEGUENZE NEGATIVE DAL VACCINO POSSO
CHIEDERE RISARCIMENTI? A CHI?
Attraverso la Legge 210/92, il legislatore italiano ha istituito un
indennizzo, da parte dello Stato, in favore di tutti quei cittadini
che sono stati danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni,
trasfusioni e somministrazione di emoderivati e che viene
applicata nei confronti delle persone che hanno riportato lesioni
o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione
permanente dell’integrità psicofisica a seguito di:
▪ vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una
autorità sanitaria italiana;
▪ vaccinazioni non obbligatorie assunte per motivi di lavoro o
per incarico del loro ufficio o per potere accedere ad uno
stato estero;
▪ vaccinazioni anche non obbligatorie assunte in quanto
soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie
ospedaliere;
▪ vaccinazioni antipoliomielitica non obbligatoria nel periodo di
vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695;
▪ vaccinazioni antiepatite B, a partire dal 1983.


19) SE RIFIUTO IL VACCINO, PER SCELTA OPPURE PER PROBLEMI
DI SALUTE, POSSONO SOSPENDERMI DAL LAVORO, POSSONO
LICENZIARMI? SE L’AZIENDA LO FA, POSSO FARE RICORSO E
COME?
In caso di mancata vaccinazione, sia che derivi da un rifiuto che
da una impossibilità giustificata da motivi di salute, sempre che
il lavoratore non risulti già immune, il medico competente deve
valutare se il lavoratore è ancora idoneo alla mansione cui è
adibito.
In caso contrario dovrà redigere e consegnare al lavoratore un
giudizio di non idoneità (temporanea) alla mansione, nonché
informare il datore di lavoro di questa non idoneità del
lavoratore affinché lo stesso sia adibito ad altra mansione (se
esistente) per cui la limitazione non determini impedimenti allo
svolgimento.
Il giudizio di inidoneità può essere impugnato presentando
entro 30 giorni dal suo ricevimento il Ricorso ex. art. 41 comma
9 D. Lgs 81/08 (vedi in allegato il fac-simile, comunque
disponibile presso le ASL) al Servizio che si occupa della sicurezza
sul lavoro (PSAL, SPRESAL o altra denominazione) nell’ambito
della Medicina del Lavoro della ASL territorialmente
competente, formulando in quell’occasione i propri motivi di
dissenso. Rivolgiti immediatamente al sindacato.
Poiché in ogni caso si tratterebbe di un giudizio di inidoneità
temporanea, il datore di lavoro non potrebbe in base ad esso
procedere ad un licenziamento, ma al massimo ad una
sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione. Un
eventuale provvedimento di licenziamento può essere
impugnato. Rivolgiti immediatamente al sindacato.
Se la sospensione dal lavoro non è fondata su una precisa
valutazione del rischio, contenuta nel Documento di
Valutazione dei Rischi, aggiornato (vedi domande 5, 6 e 7), tale
sospensione è disposta illegittimamente e può essere
impugnata. Rivolgiti immediatamente al sindacato.
Se la mancata sottoposizione al vaccino, da cui è scaturito il
giudizio di inidoneità, trova ragione in problematiche di salute
(allergie, fobie, ecc.), la sospensione dal lavoro è equiparata alla
malattia e dovrà essere chiesta la relativa indennità
direttamente all’INPS (max 180 gg. nell’anno solare).
20) SE, RIFIUTANDO IL VACCINO, PER SCELTA OPPURE PER
PROBLEMI DI SALUTE, MI TROVO A NON POTER LAVORARE,
HO DIRITTO A QUALCHE AMMORTIZZATORE SOCIALE?
Se il "non poter lavorare" dipende da un'inidoneità temporanea
alla mansione disposta dal medico competente, non scatta
automaticamente la copertura di ammortizzatore sociale per le
ore non lavorabili. Se è stato richiesto dall'azienda
l'ammortizzatore sociale, può essere chiesto di usufruirne, ma
trovandoci su un terreno inesplorato, non sappiamo se l'INPS
potrebbe rifiutare il pagamento dell'ammortizzatore sociale. Si
tratta chiaramente di materia oggetto di azione sindacale.
21) SE, RIFIUTANDO IL VACCINO, CI SONO PERSONE CHE SI
AMMALANO LI’ DOVE LAVORO, POSSO ESSERE RITENUTO
RESPONSABILE?
No, a meno che non si rilevi che il lavoratore non abbia
adempiuto agli obblighi previsti dal protocollo tra le parti sociali
e dal protocollo anticovid aziendali (del cui contenuto ogni
lavoratore va informato compiutamente). Questa condizione
può essere verificata esclusivamente da attività di indagine
giudiziaria (ad esempio a seguito di infortunio covid) da parte di
un organo di vigilanza e a conclusione di tutti gli accertamenti
necessari. Se emerge che un lavoratore (vaccinato o non
vaccinato che sia) non attua le prescrizioni previste dal
protocollo anticovid può essere sanzionato con una delle
contravvenzioni già previste dal Dlgs 81/2008 per le attività non
conformi che un lavoratore può assumere (come non utilizzare
i Dpi quando necessari per l’attività, rimozione di protezioni di
sicurezza ecc).
Se il rifiuto del vaccino non ha impedito la prosecuzione
dell’attività lavorativa (non si è verificato quindi la situazione di
cui alla domanda 10), non sussiste responsabilità del singolo che
abbia continuato a lavorare attenendosi scrupolosamente alle
norme prevenzionali in essere presso l’azienda, esattamente
come oggi.
22) SE, RIFIUTANDO IL VACCINO, PER SCELTA OPPURE PER
PROBLEMI DI SALUTE, MI AMMALO DI COVID, SONO
UGUALMENTE COPERTO DA MUTUA E INFORTUNIO?
Certamente, l’infortunio Covid come ogni altro infortunio è
coperto dalla assicurazione obbligatoria INAIL a prescindere
dalla responsabilità dell’evento. L’assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni e le malattie professionali è l’equivalente di
una versione “Kasko” per gli incidenti con la propria auto.
Analogamente l'INPS è obbligato a riconoscere la copertura e
l'indennizzo economico spettante per il periodo di malattia.

CUB
Sanità
(RECAPITO PROVINCIALE)
Alle Aziende operanti in ambito
sanitario, sociosanitario, assistenziale.
Loro sedi

via PEC
Oggetto: Disponibilità vaccinazione anticoronavirus Covid 19,
note informative inviate ai e alle dipendenti e libera sottoscri-
zione del consenso informato.
Spett. Azienda,
siamo venuti a conoscenza che numerose aziende, pubbliche e pri-
vate, hanno avviato le procedure per consentire ai/alle proprie dipen-
denti di effettuare la vaccinazione anti Covid 19.
Purtroppo, le modalità utilizzate in alcune occasioni ci portano a sot-
tolineare – in accordo con le norme vigenti sulla sicurezza
(T.U.81/08) e sulla privacy (dlgs 196/03) e con la Risoluzione 2631
del Consiglio d’Europa - la necessità di veder garantiti, sotto ogni
profilo, non solo il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di accedere
a questa scelta nella più totale libertà e consapevolezza, ma an-
che di non veder violati nel contempo altri diritti, quali ad esempio
quello alla privacy, ad eseguire la vaccinazione in ambiente sicuro e
tramite personale idoneo, alla verifica della corretta conservazione
dei farmaci e ad una sorveglianza puntuale su ogni possibile effetto
avverso.
Precisiamo pertanto alcuni elementi sui quali riteniamo indispensabili
l’assoluto rispetto delle norme:
• qualunque indagine sulle scelte che il/la dipendente intende
operare in tema di vaccinazione, sull’eventuale rifiuto e sulle sue
motivazioni, anche quando avviata al fine di conoscere quante
dosi saranno necessarie, rientra nelle informazioni sanitarie e
pertanto non può che essere organizzata e gestita esclusiva-
mente dal Medico Competente, nel rispetto del segreto profes-
sionale, coerentemente con quanto disposto dal DVR
aggiornato;
• insieme all’offerta vaccinale anti Covid 19 e alla richiesta di ade-
sione deve essere chiarito i lavoratori e alle lavoratrici che, allo
stato attuale, non essendoci alcuna norma di legge o contrat-
tuale che ne impone l’obbligatorietà, l’eventuale rifiuto non pre-
vederà alcuna sanzione o modifica automatica delle precedenti
condizioni di lavoro e di mansione;
• Il modulo riportante la richiesta di sottoscrizione del Consenso
Informato non deve essere inviato precedentemente ai e alle di-
pendenti con contestuale richiesta di compilazione, sottoscri-
zione e restituzione da parte del lavoratore ma dovrà essere
compilato e sottoscritto solo in presenza dei medici e del perso-
nale sanitario che offrirà l’informazione, risponderà alle do-
mande e si incaricherà di effettuare l’inoculazione del vaccino.
• A nulla rileverebbe il caso che eventuali committenti non accet-
tino personale non vaccinato, in quanto qualora anche una si-
mile clausola fosse contenuta nel Capitolato d'appalto, essa sa-
rebbe da considerarsi nulla, essendo in conflitto con norme di
rango superiore come quelle sopra richiamate. Simili condizioni,
in assenza di una base giuridica, risultano essere semplice-
mente arbitrarie e vessatorie nei confronti dei lavoratori.
Diffidiamo pertanto qualsiasi azienda che avesse violato tali norme
dal proseguire, sottolineando che ogni forma di costrizione comun-
que mascherata ed ogni tentativo di raccolta di dati sanitari da parte
di soggetti non autorizzati potranno essere denunciati alle autorità
competenti, così come ogni attività di somministrazione delle vacci-
nazioni eseguite in difformità da quanto previsto dalle linee guida go-
vernative.
…………….., li …,/…/2021 Per CUB Sanità ………
firma

---------------------------------------

CUB
Sanità
(RECAPITO PROVINCIALE)
Spett. ASL XXX
Servizio SPRE.S.A.L.
PEC:……………………………..
e p.c. spett. Azienda xxxxxxxxxxxxxxxx
PEC: ……………………………….
città, …/…/2021
OGGETTO: ricorso avverso il giudizio di idoneità/ non idoneità/ idoneità
con limitazioni espresso dal medico competente.
Con riferimento all’art. 41 comma 9 del D.Lgs. 81/08,
il/la sottoscritto/a…………………………………….,
nato a ……………….. il ……./…/…. residente a ………………………
via………………………….. telefono ……………..,
dipendente della società ……………………………………
con sede legale in via …………………………. CITTA’
e sede amm.va in via…………………………………. CITTA’,
pec………………………….. , Telefono …………………………..
ha ricevuto con comunicazione del giorno …../…./2021 copia dell’atto con
cui il medico competente dell’impresa, dott. …………………………… ha
deciso la:
[] idoneità a svolgere le mansioni di ……………………….……………
[] non idoneità a svolgere le mansioni di ………………………………..
[] idoneità con limitazioni a svolgere le mansioni di………. ……………
Non condividendo tale decisione poiché …………………………………..
………………………………………………………………………………
chiede a codesto Servizio che venga rivisto il giudizio del medico
competente e si riserva di produrre documentazione, testimonianze,
motivazioni, sufficienti a sostenere la propria tesi.
Distinti saluti
il sindacato la lavoratrice/il lavoratore

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