Mentre nel dibattito pubblico tutti si contendono il primato della verità, mentre più o meno consapevolmente molti pensano che l'emergenza sanitaria non esista o che comunque finirà e che l'importante sia riprendere a consumare ed a fare feste, troppi si sono dimenticati di ciò che è successo.


Nessuno o quasi parla più di quanto avvenuto all'interno delle Case di Riposo, non solo delle morti dolose, ma del trattamento che i lavoratori hanno dovuto subire, della ritorsioni nei confronti di chi denunciava le mancanze ed anche le malefatte, delle sospensioni e dei licenziamenti.
“Tutto tornerà come prima” si scriveva e si diceva ma, per i lavoratori della così detta sanità privata, delle cooperative (rigorosamente sociali ed onlus), tornare come prima significa continuare in un sistema fatto di bassi salari, di organici sempre più ridotti, di un Contratto Nazionale "infettato" da clausole di flessibilità che significano orari mai sicuri.
Alla RSA Fondazione San Giuseppe di Dalmine, gestita dalla Universiis, significa subire le angherie e le prepotenze delle figure responsabili che più che competenze hanno solo l'attitudine al comando, alla prepotenza verbale ed alle minacce disciplinari.
Succede allora che dopo anni di vessazioni, dopo aver attraversato un fallimento della Cooperativa figlia di Comunione e Liberazione, dopo battaglie frustrate dalle pretese di esclusività di CGIL, CISL e UIL, rifiuti di fare assemblee, manipolazioni degli orari di lavoro, arriva il maledetto virus, gli ospiti iniziano a morire, la delegata sindacale è contagiata, partono le denunce senza risposta alla ATS, arrivano i militari russi per la sanificazione e qualche “responsabile” fa la festicciola in giardino.
Qualcuno organizza tragicomiche smentite ai nostri comunicati, con volantini dove “i lavoratori” affermano che va tutto bene, senza alcuna firma e senza che siano mai stati affissi in bacheca.
Per finire qualcuno decide che il guardaroba va ristrutturato e che le addette, fra le quali la nostra delegata, non debbano più incrociarsi e che la loro attività, per fantomatiche motivazioni sanitarie, sarà svolta da altre figure fra le quali la capo sala.
Alle obiezioni vivacemente poste dalle interessate viene risposto minacciosamente che non gliene frega un c..... e si fa come dicono loro. La risposta ufficiale della Cooperativa Sociale Onlus Universiis è la sospensione cautelare per il venir meno del rapporto di fiducia ed il 18 novembre arriva il licenziamento.
Già nella primavera scorsa erano giunti alla cronaca diversi casi di lavoratori, di delegati nelle RSA, negli ospedali sospesi e sanzionati per aver osato denunciare la mancanza della sicurezza o le omissioni delle normative anti Covid.
Siamo tornati come prima: l'unica risposta che hanno è la repressione, il sistema della sanità privata continuerà a badare solo al profitto, le condizioni di lavoro saranno ancora più stressanti, l'arroganza di chi usa il piccolo potere di capetto continuerà a fare danni.
Sappiamo che all'interno della RSA di Dalmine c'è un clima di omertà, c'è chi ha paura e magari pensa che, per evitare ritorsioni, bisogna diventare ancora più ubbidienti, forse qualcuno pensa che è meglio così.
Noi pensiamo che una dirigenza con i suoi piccoli i responsabili di struttura, che dopo 54 morti, pensa che l'unico modo di difendere gli interessi propri sia sbarazzarsi delle delegate scomode affermando che vien meno il rapporto di fiducia perché ha saputo rispondere a tono, sia un esempio della feroce determinazione di chi ha il potere dalla propria parte.

Milano, 14 dicembre 2020
CUB-Sanità
Confederazione Unitaria di Base
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