Tutti i nodi vengono al pettine. La nuova ondata Covid 19, che sta travolgendo l’intera popolazione,

imette in primo piano le carenze di un servizio sanitario pubblico smantellato da anni di tagli e le difficoltà dei servizi esternalizzati, privatizzati e appaltati, come la maggior parte delle RSA, nel garantire livelli di sicurezza per chi lavora e per gli ospiti. La necessità della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro non è nata con la pandemia e lo dimostrano le centinaia di infortuni sul lavoro che si registrano ogni anno.
Ma forse mai come ora abbiamo preso coscienza di questa necessità e del fatto che la salute è il bene più prezioso che abbiamo.
Il settore sanitario e socio sanitario assistenziale si è trovato impreparato all’inizio della pandemia: mancanza di DPI sia in termini di quantità e di qualità, procedure arrivate in ritardo, mancanza di test e sorveglianza sanitaria: tanti morti fra gli anziani delle RSA e fra i lavoratori del settore, tanto da far riconoscere all’INAIL già da aprile il riconoscimento di malattia professionale per gli operatori della sanità.

Le misure di sorveglianza sanitaria hanno aspetti carenti e discutibili anche nella nostra regione.
Ad aprile la Regione Toscana con l’ordinanza 23 ha previsto l’uso dei test sierologici rapidi per il personale sanitario quale misura di sorveglianza sanitaria; nei tempi successivi e con successive ordinanze questi test sono stati estesi ad altri settori lavorativi.
Più volte abbiamo segnalato quello che i lavoratori ci riferivano: falsi positivi al sierologico, non confermati dal tampone ( con perdita di giorni di lavoro nell’attesa fra i due esami), falsi negativi dato che, come in questo periodo sta accadendo in molte RSA, pochi giorni dopo il sierologico negativo se gli operatori e gli ospiti sono sottoposti a tampone, magari per insorgenza di un caso sintomatico nella struttura, scoppia il bubbone, con enormi quantità di tamponi positivi, tanto da dover commissariare le strutture.

Ecco che i nodi vengono al pettine!
Serve qualche altra prova per confermare quanto le circolari ministeriali 11715 del 3 aprile 2020 e 14915 del 29 aprile 2020 avevano già stabilito ? Cioè che: i test sierologici sono utili per le indagini epidemiologiche ma non hanno utilità per la sorveglianza sanitaria degli operatori.
Le suddette circolari testualmente riportano: “non emergono indicazioni all’ utilizzo dei test sierologici per finalità sia diagnostiche che prognostiche nei contesti occupazionali, né tantomeno per determinare l'idoneità del singolo lavoratore”

Perché la Regione Toscana ha continuato ad usarli invece come screening sanitario?
E perché a tutt’oggi per gli operatori sanitari non viene applicata la quarantena e possono sospendere l’attività solo se sintomatologici o positivi ?

Riteniamo che il mancato uso di esami diagnostici più sicuri e della loro ripetizione con cadenza periodica sia uno dei fattori che possa contribuire all’espandersi del contagio specie nelle RSA.

Ribadiamo le nostre richieste:
Tamponi per tutti gli operatori sanitari pubblici e in appalto, ripetuti periodicamente e non una tantum
Tutela della salute dei lavoratori e dei pazienti

Firenze 4 novembre 2020

CUB sanità Firenze
via di Scandicci 86
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