Dopo il decreto “ cura Italia “ siamo passati alla convalescenza, ovvero il ” decreto rilancio “ . “Nessuno rimarrà indietro” ci viene detto da mesi:

purtroppo indietro continueranno a restare i soliti, perché anche con questo decreto, nonostante siano state aggiunte alcune novità, alle fasce più deboli restano le briciole e misure che difficilmente andranno a colmare il livello di povertà raggiunto da grosse fette di popolazione con l’ emergenza coronavirus.
Solo i primi 23 articoli sui 250 del decreto riguardano le misure per salute e sicurezza e in particolare il finanziamento e la destinazione delle risorse per il potenziamento del servizio sanitario.
In Italia il SSN ha perso 35 miliardi, 70.000 posti letto,50.000 unità di personale, con questo decreto si prevede un incremento di 3 miliardi e 250 milioni , che è certamente una bella cifra ma è poco più di quanto ogni anno viene dato, in termini di agevolazioni fiscali, alle imprese per l’assistenza sanitaria integrativa inserita nei contratti di lavoro e sponsorizzata da CGIL,CISL e UIL.

E’ previsto, se verrà confermato alla pubblicazione sulla GU, il taglio dell’IRAP per le aziende, per l’ammontare di circa 4 miliardi, una somma che verrà quindi a mancare nel finanziamento della sanità regionale.
ASSISTENZA TERRITORIALE
Fino alla fine del 2020, termine in cui si prevede superata la fase endemica, 1256 milioni di € sono destinati a potenziare l’assistenza domiciliare,le USCA create nel periodo di emergenza ,il supporto infermieristico ai medici di base , gli affitti da pagare ai privati per le strutture che hanno affittato al SSN per l’isolamento dei contagiati. NON sarebbe stato meglio, in questa fase di rischio requisire le strutture vuote e con i soldi di affitto regalati ai privati andare a ristrutturare, per altre eventuali emergenze, le strutture Sanitarie dismesse ? E che dire della ulteriore esternalizzazione di servizi propri delle ASL (es. chirurgia) ceduti alle Case di Cura private con i contratti in deroga previsti dal precedente decreto cura-italia, o della convenzione con i laboratori privati degli esami sierologici?
Per quanto riguarda le assunzioni si prevedono circa 8 unità infermieristiche per ogni 50.000 abitanti, e anche assunzioni di assistenti sociali ma si precisa che si potrà far ricorso alle forme di lavoro autonomo anche “cococo” in deroga alle attuali normative al riguardo,fino al 31 dicembre 2020. Si prevedono contratti di non più di 35 ore sett. per gli infermieri e non più di 24 per gli assistenti sociali. L’emergenza ha nuovamente sdoganato anche queste forme di lavoro precario in sanità, oltre a quelle già utilizzate come le agenzie interinali, i tempi determinati, le partite IVA.

RETE OSPEDALIERA
Risorse destinate: 1467 milioni finalizzati ad aumentare posti letto in terapia intensiva, e la riqualificazione di posti letto di area medica che in relazione al bisogno possano essere riconvertiti in posti di terapia intensiva integrando la strumentazione necessaria: ma le risorse umane previste per questa ultima operazione sono quelle attuali.
Sono previste 4 strutture movimentabili ciascuna dotata di 75 posti letto da allocare al bisogno; è prevista la riorganizzazione dei pronto soccorso e mezzi di trasporto per dimissioni e interospedalieri dedicati a pazienti COVID 19.
L’incremento del personale in deroga ai vincoli di spesa è previsto solo per le terapie intensive e il trasporto.
Vengono previsti dei fondi destinati alla remunerazione delle “prestazioni correlate alle particolari condizioni di lavoro del personale” e a incentivi ,riconvertendo i fondi che nel precedente decreto erano stati destinati alle prestazioni straordinarie: quindi fondi destinati al premio del rischio e come accaduto finora con i vari accordi regionali, rivolti al solo personale del SSN e non agli altri lavoratori dei servizi appaltati come ad es quelli delle RSA: eppure è sulla cronaca di tutti i giornali che anche questi lavoratori sono in prima linea lavorando in situazioni ad alto rischio contagio.

Novità anche da Inail per Infortunio sul lavoro:nonostante il contagio sia stato riconosciuto dalla INAIL come infortunio sul lavoro, recentemente l’INAI precisa che da questo non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro, del quale va accertato dolo e colpa : ci si prepara all’assoluzione totale?

All’art 70 in effetti viene modificato l’art. 16 del decreto curaitalia: si allarga la platea dei lavoratori per i quali le mascherine chirurgiche vengono considerate DPI ,comprendendo: “tutti i lavoratori e i volontari, sanitari e non, nonchè i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari”
Oltre il danno, la beffa!

Per quel che riguarda l’art 16 del cosiddetto decreto “Cura Italia “ che ha trasformato per legge le mascherine chirurgiche in DPI, abbassando la soglia di protezione del personale sanitario , da più parti ne era stata richiesta la modifica.

Se il governo rilancia …. rilanciamo anche noi i nostri obiettivi:
- assunzioni stabili ,basta precariato
- contratto unico settore sanitario e sociosanitario
- reinternalizzazione servizi appaltati
- no alla monetizzazione della salute ma forti aumenti salariali
- riduzione dell’orario di lavoro.

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