Che i privati hanno fallito è sotto gli occhi di tutti e che le RSA debbano tornare pubbliche è una necessità. Rossi annuncia di voler aumentare strutture a gestione diretta pubblica. Si parla di circa 300 RSA toscane, 15000 operatori, si parla di mancanza di medici e infermieri nelle strutture e di mancanza di controlli.

Le responsabilità di quanto sta avvenendo nelle RSA vengono rimbalzate anche attraverso gli organi di stampa, fra i gestori privati, le cooperative aggiudicatarie di appalti e le istituzioni, che non vedono l’ora di attribuire tutte le colpe ai gestori. Ma sono le stesse istituzioni che hanno fatto appalti al massimo ribasso, preoccupati più dell’offerta economica che di quella qualitativa (ad. es negli ultimi appalti non venivano dati punteggi aggiuntivi per progetti migliorativi nell’offerta tecnica), le stesse che non hanno effettuato la vigilanza sul rispetto dei requisiti minimi richiesti, le stesse che hanno avuto anche in questa occasione ritardi nell’effettuazione di test e tamponi ad ospiti e lavoratori e indicazioni frammentarie e talvolta discordanti nelle varie ordinanze che si sono succedute:
E allora: si dice di voler cambiare tutto per non cambiare nulla?
Da tempo segnaliamo che:
- i parametri di assistenza previsti dalle delibere regionali sono del tutto insufficienti a garantire adeguati livelli di assistenza, a fronte dell’eliminazione in molte strutture dei moduli ad alta intensità assistenziale e delle crescenti problematiche assistenziali e sanitarie: 2 ore e 23 minuti al giorno di assistenza alla persona,44 minuti di assistenza infermieristica,11 minuti per l’assistenza riabilitativa e l’animazione; nessun medico presente , mancanza dell’infermiere notturno nelle strutture sotto i 50 ospiti
- C’è una grave insufficienza delle ore previste per gli addetti alle pulizie, che non essendo normate dalle delibere regionali, sono soggette a continui ribassi da parte delle stazioni appaltanti creando problemi igienici in strutture con presenza di soggetti particolarmente fragili e un sovraccarico lavorativo per gli operatori.
- Ci sono notevoli carenze strutturali sia dal punto di vista architettonico sia dal punto di vista di arredi e attrezzature presenti in molte strutture che rendono ancora più difficoltoso il lavoro per gli operatori e ne aumenta sensibilmente il rischio per la loro salute e sicurezza e per quella degli utenti. Anche questo fattore ha influito sulla difficoltà di isolare gli ospiti “ a rischio” , facilitando la diffusione del contagio, prima che la Regione decidesse di creare le strutture per cure intermedie in cui trasferire i soggetti positivi.
Da tempo richiediamo un adeguato monitoraggio tramite gli organi di vigilanza di regione, ASL e Comuni sul rispetto dei requisiti delle strutture, delle attrezzature . del personale , sia in termini di quantità che di requisiti professionali e formazione.
Rivendichiamo anche la lotta che nel 2011 ha fatto sì che la RSA delle Civette sita nell’area di San Salvi restasse aperta dopo che ASL e CGIL CISL e UIL avevano firmato un accordo per la sua chiusura e il trasferimento di ospiti e lavoratori in una struttura privata, allettando anche i lavoratori con un contratto di lavoro “migliorativo”: Possiamo fidarci di chi oggi si fa paladino della ripubblicizzazione? E del resto non sono forse gli stessi sindacati confederali che continuano a sponsorizzare nei contratti nazionali e aziendali l’assistenza sanitaria integrativa basata sulle assicurazioni e welfare aziendale? Allora si vuole il pubblico o il privato?
Vorremmo sperare che i ripensamenti di questi giorni diventino realtà e fin da subito chiediamo:
● la revisione e il miglioramento dei parametri assistenziali
● la perequazione dei diritti e dei salari dei lavoratori delle RSA a quelli del settore pubblico con le stesse qualifiche
● l’estensione dell’incentivo al disagio già introdotto con la legge regionale 24 del 20 aprile 2020 anche agli operatori delle RSA e del settore privato
Primi passi verso un percorso di reinternalizzazione reale dei servizi con garanzia del posto di lavoro degli attuali operatori

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