Dal 2012  al 2019 sono stati sottratti 37 miliardi di € circa alla sanità pubblica italiana,

giustificandolo con “esigenze di finanza pubblica”, nonostante il fabbisogno sanitario nazionale avesse una crescita del fabbisogno stimata a 8,8 miliardi.
Il Sistema Sanitario nazionale è stato poco a poco smantellato con anni di definanziamento al pubblico in favore del privato, alimentando il ricorso ai fondi sanitari integrativi e alle polizze private, che non sono in grado di sostenere emergenze come quelle del Coronavirus.


Una grande responsabilità ce l’hanno anche i sindacati CGIL-CISL-UIL che hanno accettato sconti economici e contributivi per i datori di lavoro, con la riduzione di salario e diritti per i lavoratori, in cambio dell’introduzione di fondi assicurativi e sanità integrativa nei contratti nazionali di lavoro!
Lo stato paga 3,3 miliardi di sgravi fiscali per i fondi sanitari integrativi ma allo stesso tempo non trova risorse per assumere personale ordinario negli ospedali.
Il rapporto tra spesa sanitaria e PIL è in continuo ribasso: 6,7% nel 2017/2018, 6,6% nel 2019/2020 con una previsione di continua decrescita al 6,5 nel 2012 e del 6,4 nel 2022.
Questa cattiva gestione rende difficile garantire standard sanitari elevati: abbiamo assistito infatti in questi anni alla chiusura di interi ospedali, al ridimensionamento dei reparti, personale medico carente e malpagato, a pazienti costretti a viaggiare per decine di chilometri per raggiungere l’ospedale più vicino.

Una sanità pubblica e di qualità è un diritto universale da difendere: diciamo basta a chi in questi anni ha fatto solo gli interessi del profitto privato!

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