Siamo la RSU della Fondazione ISF, siamo qui a rendervi noti alcuni gravi accadimenti che colpiscono anzitutto ogni singolo lavoratore, ma in modo ancor più grave i dipendenti assunti prima del 31 Marzo 2008, molti dei quali prossimi a pensione. Personale questo per altro negli anni già ben penalizzato. una sintesi:

1) la Fondazione è una ex Ipab de-pubblicizzata a inizi anni 2000 e in quella occasione, il medesimo personale già subiva un primo passaggio in pejus col passaggio dal Contratto Sanità Pubblica a ARIS Sanità Privata,
2) meno di 10 anni dopo la Fondazione dava disdetta ad Aris e applicava il CCNL UNEBA al nuovo personale assunto, con l’intenzione poi di applicarlo a tutti.
Fu quella l’ultima occasione in cui il personale con la RSU e sindacati al seguito invase pacificamente P.zza Fontana, sino a giungere a incontrarvi in Curia. Forse anche a seguito di ciò, sindacati e Direzione ISF, giunsero a li a breve a un positivo Accordo chiamato CIA (Contratto Integrativo Aziendale), tramite cui veniva si, in realtà applicato a tutta Fondazione il CCNL UNEBA, ma tramite cui si garantiva e per iscritto, che, quale che fosse stato in seguito il destino di quel CIA, ovvero che fosse rinnovato o no, al personale assunto prima del 31 Marzo 2008, sarebbe stato comunque garantito il mantenimento di tutte le condizioni ad esso già applicate col CCNL ARIS e sue successive modifiche (semmai) intervenute.

Sfortuna vuole che il CCNL ARIS, da li in poi non sia mai stato rinnovato, col risultato che:
1) da una parte i lavoratori, il cui numero di aventi diritto poiché assunti prima del 2008, si è praticamente dimezzato a vario titolo o ragione nel tempo, non vedono l’aumento d’un becco di quattrino da ben 14 anni,
2) Fondazione ISF per questi lavoratori non ha mai speso una lira in più, guardandosi però bene dall’accantonare soldi per gli eventuali aumenti, quando sarebbe giunto quel momento.

Un poco come la favola di Esopo dal titolo la Cicala e la Formica.
Nel frattempo, a fine 2015 a fronte di ipotetiche difficoltà di liquidità corrente della Fondazione, la RSU e molte tra le OOSS presenti in ISF, concordavano non senza pesanti sacrifici per il personale, un Accordo economico che, prelevandoli dalle tasche dei lavoratori garantiva a ISF ben oltre 3 Milioni di Euro di risparmio sul costo del lavoro per 3 anni. In tale occasione la Direzione rinnovava di nuovo e per iscritto l’impegno, che quale che fosse stato il destino del CIA, per i lavoratori ante 2008 valevano gli stessi precedenti impegni assunti, sempre per iscritto col CIA del 2010.

Esistono quindi 2 pur distinti Accordi sottoscritti che dicono la stessa cosa.
Ora: accade che nel mentre in ISF si cominciava a discutere tra le parti sindacali di un eventuale rinnovo del CIA a Roma si discuteva finalmente del rinnovo a breve di ARIS, con grande gioia dei c/a 900 dipendenti rimasti che lo attendono. forse allarmata da sto fatto, accade così, che nel bel mezzo di questa discussione la Direzione ISF decida che tale discussione è terminata, poiché a “suo dire” la data di scadenza di quel CIA è la fine 2019, anziché come ne emerge dalle carte fine 2020. accade inoltre, fatto più grave che ISF rinneghi ogni suo impegno, e che unilateralmente, imponga dal 1 Gennaio 2020 l’UNEBA base a tutto il personale, compresi gli ante 2008.

Il danno economico, oltre che etico e morale che Fondazione sta infliggendo al proprio personale, quindi a se stessa è elevatissimo e rischia di scavare un solco insanabile anche nelle relazioni tra persone, ovvero tra chi delinea il destino e anche il buon nome della Azienda e chi invece tale destino lo determina col proprio personale impegno, braccia e schiena in prima linea tra gli Utenti.
Come Rappresentanti sindacali del personale coinvolto, altro non abbiamo potuto fare che avviare lo stato di agitazione del personale, indire scioperi e infine rivolgerci anche al Tribunale, denunciando la violazione di ben 2 Accordi sindacali tra le parti. Tale partita però non meritava di dover giungere a giocarsi tra pandette e codicilli presso Terzi, poiché gli impegni sono impegni solo se lo sono veramente. Se poi dal rispetto di tali impegni, assunti da una Azienda come la Sacra -che ha una sua storia, una sua tradizione, un suo motto ed un suo profondo legame con la Curia non solo Milanese, ma di Intra, di Savona, di Varese, Lecco e altrove- dipende anche la responsabilità di rischiare in breve tempo, di far travalicare quella sottile linea che determina il confine tra sopravvivenza e povertà a centinaia di lavoratori suoi vecchi assunti, tal responsabilità grava su C.d.A. e Direzione, che hanno avuto nel tempo, più volte la possibilità non colta, d’agire su altre leve, di evitare spese inutili e dannose, migliorare il marchio.
Giusto scomodare chi per la Chiesa ha scritto più e più volte che le decisioni e gli impegni assunti, non possono essere infine rinnegati … Sacra Famiglia quindi riconosca intanto la validità della scadenza CIA a fine 2020 e le norme di chiusura e salvaguardia in favore dei lavoratori ante 2008 dei 2 distinti accordi …

GAZZETTA Dell’ADDA
Inzago, 22 febbraio 2020
Al momento il tavolo delle trattative tra sindacati e Fondazione Sacra famiglia e' fermo .
Un presidio per chiedere la firma del contratto integrativo che porterà vantaggi ai dipendenti delle varie sedi della Fondazione Sacra famiglia Onlus.
In circa duecento hanno manifestato mercoledì mattina davanti alla curia in piazza Fontana a Milano supportati dai sindacati di categoria.
Sul piatto anche la questione dei dipendenti assunti prima del 31 marzo 2008. «L'ente aveva disdetto il contratto Aris sanità privata per applicare il Cali. Uneba - ha spiegato Paolo Bellavita, segretario milanese di Cub sanità - Si giunse a un accordo chiamato Cia (Contratto integrativo aziendale, ndr) nel quale si garantiva il mantenimento delle condizioni applicate con 1'Aris che, però, non è più stato rinnovato.
I lavoratori in questo modo non hanno visto il becco di un quattrino per quattordici anni. A fine 2015 era stato rinnovato l'impegno sul Cia anche per chi era stato assunto prima del 2008. La direzione ha però deciso che quest'ultimo è scaduto il 31 dicembre 2019, mentre secondo noi è valido sino alla fine di quest'anno. Dal1 gennaio, quindi, è stato imposto a tutti il contratto Uneba».
Una situazione complicata che riguarda ogni sede della Fondazione.
«Dopo mezz'ora di manifestazione una delegazione è stata ricevuta in curia, dove ci hanno rassicurato sull'interessamento alla questione -ha concluso Bellavita- Resta però il fatto che il tavolo delle trattative è bloccato perché Sacra famiglia non riconosce la scadenza del contratto a dicembre 2020».
Il presidente dell'ente don Marco Bove ha fatto il punto della situazione con una lettera aperta al sindaco di Cesano Boscone dove la protesta è più viva. «Si ribadisce la disponibilità della Fondazione a tornare al tavolo per chiudere il contratto integrativo e mettere in campo ulteriori sforzi per andare incontro alle richieste sindacali - si legge nella missiva - Ma un passo decisivo è chiesto anche alle forze politiche e agli enti locali, a cui facciamo appello perché siano incrementate le tariffe sociosanitarie, ferme da 15 anni. L'applicazione generalizzata del contratto Uneba non è uno strumento per tagliare gli stipendi, ma per garantire a tutti condizioni ma per garantire a tutti condizioni organizzative omogenee e funzionali al lavoro ed incrementi economici graduali e sostenibili, a partire da chi guadagna meno.
Ma per farlo Uneba ha bisogno di un nuovo contratto integrativo aziendale da sottoscrivere al più presto con le organizzazioni sindacali e a cui stiamo lavorando da mesi. Dato che a oggi le trattative sono ferme, siamo stati costretti ad applicare il contratto puro negli stipendi di gennaio. Il passaggio dalle 13 mensilità dell'Aris alle 14 dell'Uneba, a parità di stipendio, riduce ovviamente il valore di ogni singola mensilità. Siamo disponibili a ulteriori sforzi per avvicinarci alle richieste sindacali, ma in un quadro di sostenibilità».
Anche la direttrice della sede di via Boccaccio Valentina Siddi spera si possa trovare presto una soluzione. «Siamo interessati anche noi sul Cia, che porterà condizioni migliorative e di maggior favore ai dipendenti -ha spiegato- L'augurio è che si torni al tavolo delle trattative il prima possibile e venga firmato il nuovo contratto».

 

 

 


Milano il 17 Febbraio 2020 la RSU e le OOSS Sacra Famiglia

IL GIORNO ONLINE del 20-02-2020

 

 

 

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