UNA RIFORMA CHE PEGGIORA LE CONDIZIONI DEI LAVORATORI PUBBLICI. Passato il ventennio berlusconiano, chi credeva che l’uomo nuovo, il rottamatore Renzi, portasse finalmente fuori il paese dalla recessione, si è già dovuto ricredere. Il premier Renzi anche con la riforma della Pubblica Amministrazione ha dimostrato che dietro agli slogan e alla politica degli annunci, si nascondo solo tagli, perdita di diritti per i lavoratori, ancora benefit e scorciatoie per chi invece ricopre cariche politiche e amministrative.

 

Ecco in pochi punti cosa contiene la riforma della Pubblica Amministrazione approvata ad agosto:
•    Aumento della percentuale fino al 30% della dotazione organica dei dirigenti che possono essere cooptati senza concorso, quindi per chiamata “fiduciaria” dai sindaci negli enti locali. Con questa norma di fatto è consentito ai partiti di assicurare posti pubblici alla propria rete amicale o ai trombati di turno.
•    Sarà consentito ai sindaci di incaricare i portaborse (staff) retribuendoli come dirigenti anche se non laureati, contribuendo così a risolvere l’imbarazzante grana giudiziaria del premier Renzi, condannato in primo grado dalla Corte dei conti quand’era presidente della provincia di Firenze, per aver assunto personale di staff privo di laurea, titolo questo invece previsto per i comuni mortali che di norma accedono alla carriera direttiva della pubblica amministrazione per concorso pubblico.
•    È prevista la mobilità obbligatoria entro 50 chilometri per i lavoratori della PA. Un modo per far credere che lo Stato tiene in scacco i dipendenti pubblici, creando in realtà solo disaffezione e disagi alle loro famiglie. Tale previsione però sarà disciplinata in concerto con le parti sindacali, quindi ad oggi non è ancora attuabile.
•    Assunzioni: confermato il tetto di spesa entro il 60% per nuove assunzioni rispetto all’esborso di chi va in pensione nel 2014, con incremento al 80% nel 2015 e al 100% nel 2018: si tratta quindi solo di un parziale sblocco delle assunzioni assolutamente insufficiente per sanare le perdite di posti di lavoro degli ultimi 5 anni.
•    Facoltà di pensionare i dipendenti a 62 anni, con un’anzianità di servizio di 42 anni e 6 mesi come da legge Fornero ed eliminazione del trattenimento in servizio per chi ha maturato l’età per la pensione di vecchiaia: sono due spot pubblicitari che gettano solo fumo negli occhi e non creano in realtà un vero ricambio generazionale, né nuovi posti di lavoro nella pubblica amministrazione.
•    Nessuna revoca, neanche parziale, alla riforma pensionistica della Ministra Fornero nemmeno per quei lavoratori della scuola (i cosiddetti Quota 96) che sono stati dimenticati per un errore nel testo della legge Fornero risalente a fine 2011.
•    Dimezzamento dei distacchi e dei permessi sindacali: sono agibilità di appartenenza esclusiva dei sindacati concertativi e firmatari di contratto. Sorprende che a questa tagliola  CGIL CISL UIL abbiano reagito solo con dei flebili belati. Questo taglio ovviamente non tocca la CUB che da sempre non beneficia di alcuna agibilità sindacale. Nonostante ciò, le varie categorie della CUB, tra cui quella del Pubblico Impiego, stanno portando avanti con non poche difficoltà i vari congressi in tutta Italia.  Le ore di permesso sindacale di pertinenza della RSU invece sono rimaste inalterate.

A tutto ciò si aggiunge la proroga del blocco dei contratti dei dipendenti pubblici fino a tutto il 2015. Il cartellone pre-elettorale di Renzi, ossia il bonus di 80 euro destinato solo ad una parte dei lavoratori, non può essere paragonato in alcun modo ad un aumento contrattuale perché mentre l’aumento di contratto è per tutti e nessuno lo può più toccare, il bonus di Renzi ogni anno deve trovare copertura nei magri bilanci statali, con la ovvia conseguenza che da un giorno all’altro può sparire.

Il premier Renzi ha frenato invece sul prelievo di solidarietà alle cosiddette pensioni d’oro ossia quelle con più di  3 mila euro al mese: su questa questione si era levata qualche settimana fa a sorpresa una dura e discutibile protesta di CGIL CISL e UIL a difesa di queste pensioni. La CUB ritiene invece che, in tempi di crisi devastante come quella attuale, dove chi era ricco è diventato ancora più ricco a scapito di tutti gli altri, con un tasso di povertà elevatissimo che ha visto sprofondare nella povertà anche la cosiddetta classe media, la ridistribuzione della ricchezza ossia “togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno” sarebbe stata sicuramente  l’unica cosa giusta da fare.

La democrazia nei luoghi di lavoro, la Rappresentanza
In più l’Accordo sulla Rappresentanza siglato da Cgil-Cisl-Uil e Confindustria del 10 gennaio 2014 tenta di risolvere la forte crisi di credibilità di questi sindacati rafforzandone il monopolio e affossando le libertà sindacali nei luoghi di lavoro, mettendo all’angolo i sindacati non allineati.

La CUB P.I. pertanto chiama i lavoratori pubblici alla mobilitazione per:
•    Aumento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici adeguandole all’aumento del costo della vita degli ultimi 10 anni. La meritocrazia è stata lo specchietto per le allodole e uno strumento per dividere i lavoratori, renderli più deboli con i premi che sempre vengono erogati con criteri discrezionali, da una dirigenza sempre più asservita alla politica. Sette anni senza il rinnovo del contratto del Pubblico Impiego sono il frutto delle politiche concertative e del ruolo assunto dai sindacati tradizionali.
•    Rilanciare la previdenza pubblica: le leggi che hanno portato all’innalzamento dell’età pensionabile, ultima la Fornero, sono state imposte senza che le principali organizzazioni sindacali abbiano opposto una resistenza credibile. Le uniche pensioni salvaguardate sono state le pensioni più alte (vedi sentenza della Corte Costituzionale sui tetti alle pensioni d’oro).

La demonizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici del P.I. potrà finire solo quando daremo prova di essere ritornati classe e soggetto conflittuale capace di saper difendere con i fatti lo Stato Sociale.

Rivendichiamo la funzione che svolgiamo in tutto il Paese, riprendiamo a praticare il conflitto, lavoriamo nella prospettiva, non certo semplice ed immediata, di ricostruire un sindacato di classe, unica condizione capace di invertire questa tendenza.

La CUB si sta attivando per organizzare varie iniziative di mobilitazione che sfoceranno nell’indizione di una giornata di sciopero generale che unisca le rivendicazioni dei lavoratori pubblici e privati contro le politiche di questo Governo.

settembre 2014

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