CONTRATTO: L'IGNOBILE TEATRINO DEL GOVERNO E DI CGIL, CISL e UIL
 
Il vergognoso
comportamento del governo nei confronti dei dipendenti e della Pubblica Amministrazione ha raggiunto la sua più becera espressione nella gestione del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.
Considerare il Pubblico Impiego come terreno di rapina, a cui sottrarre fondi e risorse per ripianare i buchi di bilancio di una gestione fallimentare, ha portato ad un ritardo, ad oggi di un anno e mezzo, del rinnovo dei contratti e con una proposta economica inaccettabile.
A questo, fa eco la Confindustria che, dopo aver incassato con il decreto sulla competitività, ingenti finanziamenti dallo Stato, si erge a paladina della moralizzazione della spesa pubblica intimando, al governo, di non concedere ulteriori aumenti ai lavoratori pubblici.

Indecente, ma prevedibile, l’atteggiamento di Cgil, Cisl e Uil che, dopo aver richiesto aumenti dell’8% pari a 160 euro, mette in scena una pantomima per ottenere 4-5 euro in più di quanto il governo sia disposto a concedere minacciando sfaceli e scioperi generali per raggiungere questo grandioso obiettivo.

L'assemblea cittadina, indetta da CGIL, CISL, UIL, nel nostro ministero è l'esempio pratico.

Quale sia la reale tempra
di questi sindacalisti lo dimostra l’odierna gestione del rapporto con i lavoratori del Comune di Bologna da parte dell’ex segretario generale Cgil Cofferati che riduce i salari dei propri dipendenti.
Il nuovo sindaco, ex sindacalista, si è spinto fino al punto di negare ai dipendenti comunali il rispetto di un accordo contrattuale in cui si concedeva un'integrazione salariale di quattrocento euro all'anno, firmato dai sindacati con Guazzaloca.
Si è detto, in molte occasioni, che Bologna può essere un laboratorio, un'anticipazione di quello che accadrà a livello nazionale quando, al posto del governo di Mediaset, ci sarà il centrosinistra.
Nella previsione di uno scenario di questo genere, che segnali vengono dal laboratorio Bologna?
Il segnale dell'arroganza, della chiusura, del decisionismo unilaterale, della calunnia contro i dissidenti, della repressione contro chi non rispetta l'arcigna legalità dei possidenti e dei benpensanti. Cofferati ripropone la divisione tra buoni e cattivi che fecero Zangheri e il Pci con il movimento del '77, stavolta all'interno di politiche di stampo blairiano.

La situazione della drammaticità salariale è il frutto avvelenato della moderazione sancita dalla concertazione coltivata, per anni, da questi sindacati ed ora, a mezza bocca, criticata dagli stessi leader di Cgil, Cisl e Uil.

Non dimentichiamo
quante nefandezze abbiano fatto i governi precedenti per dieci anni di filato accompagnate dalla pace sociale di CGIL, CISL e UIL interrotta solo dalla conflittualità messa in campo dal sindacalismo di base.
 
   
sono stati gli accordi di luglio 93 che hanno consentito l’aggressione ai salari;
   
è stata la riforma Treu che ha consentito la legge 30;
   
è stata la riforma pensionistica Dini che ha consentito quella di Berlusconi;
   
è stata la modifica del capitolo V della Costituzione votato dal centrosinistra che consente la “devolution” di oggi e il massacro costituzionale perpetuato;
   
sono state le riforme Bassanini che consentono, oggi, lo smantellamento della P.A.;
   
è stata la privatizzazione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti che ha consentito l’eliminazione di garanzie senza introdurre nuovi diritti.
 
CGIL, CISL e UIL sono stati sempre in prima fila a sostenere tutto ciò.
CGIL, CISL UIL chiamano alla mobilitazione i lavoratori pubblici, cercando di darsi una immagine di opposizione.
 
Al contrario, l'unica loro vera rivendicazione è la resuscitazione della concertazione.
Sono disposti a tutto, firmando addirittura contratti che assumono la Legge Biagi come riferimento per nuove e peggiori condizioni di lavoro e di salario necessarie al capitale in questa fase di crisi.
Eclatante è l'ultimo protocollo d'intesa, siglato in Lombardia, tra Cgil Cisl Uil regionali e Confindustria locale sui temi del lavoro e dello sviluppo.

Quindi, una condizione
salariale che si caratterizza con il carovita che avanza incontrastato, falcidiando le buste paga dei lavoratori, i tagli operati ai servizi pubblici che stanno riducendo le garanzie sociali ai cittadini, l’immissione massiccia di lavoratori precari nella pubblica amministrazione per tappare le falle provocate dai tagli al personale, fino ad arrivare all’incertezza per la vecchiaia con il tentativo di smantellare la previdenza pubblica e scippare il TFR ai lavoratori (con l'assenso di Cgil, Cisl e Uil).
La RdB/CUB P.I. ha sollevato e praticato con coerenza e in tempi non sospetti la questione salariale, che oggi è diventata terreno generale di discussione, indicando nella propria piattaforma contrattuale la cifra di £ 500.000 prima e di 300 euro con l’entrata in vigore della nuova moneta, cifra appena sufficiente a recuperare quanto perso in potere d’acquisto negli ultimi anni.
Questa tornata contrattuale deve rappresentare un momento di forte visibilità per aumenti salariali veri, unitamente alla richiesta di maggiori investimenti nella Pubblica Amministrazione e l’assunzione in ruolo di tutti i lavoratori precari in servizio negli uffici pubblici, rappresenta la piattaforma generale da rivendicare anche oltre la tornata contrattuale in corso.
Non ci accontenteremo né siamo disponibili a chiedere ai lavoratori di lottare, come fanno Cgil, Cisl e Uil, per qualche spicciolo in più della miseria offerta dal governo.

Roma 13 maggio 2005

                                                        RdB-CUB

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