Cgil Cisl Uil presentano la loro piattaforma per il rinnovo contrattuale, parte la trattativa all’Aran; Brunetta, con una nota pubblica, precisa che per i dipendenti pubblici non ci sarà “alcun regalo”

da parte del Governo Draghi, rispolverando concetti sprezzanti, a lui usuali nei confronti dei lavoratori: diritti negati come fossero regalie, in linea con la sua precedente, e disastrosa, esperienza da ministro negli anni 2008-2011.

I sindacati confederali saranno al tavolo delle trattative dopo aver sottoscritto il 10 marzo il “Patto di coesione sociale e per la innovazione del lavoro pubblico” tenendone all’oscuro perfino i loro delegati RSU.

Si tratta per ora di un “accordo quadro” che delinea i contorni della prossima riforma della Pubblica Amministrazione. Dai titoli e dagli annunci si dovrà passare poi alla sostanza.

Il Patto stipulato tra Governo e CGIL CISL e UIL è uno dei tasselli da presentare all’Europa per ottenere i fondi del Recovery Plan. La riforma della Pubblica Amministrazione è funzionale anche al rapido utilizzo dei fondi che arriveranno da Bruxelles. Per dirla come Brunetta, da qui “bisogna ripartire per cogliere la sfida della ricostruzione e le opportunità del Recovery Plan” . I confederali plaudono e lo presentano come una svolta e un grande successo. Noi invece osserviamo che:

· La coesione sociale nasce dalla lotta alle disuguaglianze economiche, dalla costruzione di una società non piu' basata sul contenimento delle spese in nome dell'austerità, austerità che invece è parte integrante del Programma governativo e viene supinamente accettata dai sindacati in nome di qualche deroga che sostanzialmente non modifica i disequilibri oggi esistenti;

· gli investimenti per il rilancio della PA sono solo enunciazioni: non c'è un piano di potenziamento e assunzioni ma solo un cambio generazionale scaricando sulla comunità pubblica i costi di eventuali prepensionamenti per assumere giovani da contrapporre ai cosiddetti vecchi;

· sull’innovazione siamo alle generiche affermazioni se non si parte dai problemi reali: arretratezza di mezzi e strumenti e la cronica carenza degli organici nella Pa. Il rilancio del sistema della precarietà basato su incarichi, consulenze, lavori a progetto non è certo la soluzione per il rilancio della Pubblica Amministrazione;

· viene richiesto agli uffici un piano di smaltimento dell'arretrato, senza specificare di quale arretrato si tratta, quali amministrazioni sarebbero coinvolte, con quale personale aggiuntivo si vuole affrontare. Da anni chiediamo nuove assunzioni e stabilizzazione dei precari! Tutti i settori pubblici reclamano con urgenza l’immissione di nuovo personale, i carichi di lavoro sono ormai ovunque insostenibili anche a fronte dei tanti pensionamenti di questi anni e di quelli che si prevedono a breve;

· si vuole stravolgere l'attuale sistema di reclutamento e il timore è che sulle nuove assunzioni possa prevalere la mobilità coatta tra i comparti senza alcun beneficio in termini di accrescimento dell'occupazione;

· si invoca la flessibilità che nel corso degli ultimi decenni ha solo provocato la debacle della Pa, flessibilità salariale e nello stesso utilizzo della forza lavoro;

· Cgil Cisl Uil spianano la strada alla revisione dell'ordinamento professionale senza alcuna discussione con i lavoratori e le lavoratrici. Prevediamo che la tanto decantata valorizzazione delle “esperienze e competenze acquisite” si tradurrà nell’attribuire incarichi e progressioni sulla base di criteri tanto astrusi quanto finalizzati a premiare “i soliti noti”. Come negli anni precedenti;

· sul fronte dei rinnovi contrattuali, Cgil Cisl Uil e Governo lanciano la cortina fumogena dell'inserimento dell'elemento perequativo come parte integrante della retribuzione. Non dicono però che le risorse per i rinnovi contrattuali 2019-2021 sono quelle già stanziate dal precedente Governo, che non ci sarà alcun incremento delle risorse ma “una migliore gestione della dote a disposizione”. Inoltre, questo è un valore medio calcolato comprendendo i livelli più alti dei funzionari statali. La realtà poi è un'altra: mediamente l'aumento lordo per le qualifiche intermedie si attesterà sugli 80 euro lordi a regime nel 2021 che al netto in busta paga vuol dire 50 euro

· gli “aumenti” contrattuali scatteranno dal 2021, ciò significa che per il 2019-2020 sarà erogato il solito assegno una tantum, pietra tombale sulla perdita di retribuzione subita dai lavoratori a causa del lockdown, delle spese personali sostenute per lo smartworking (strumenti personali, bollette internet ed elettriche, perdita di buoni pasto e di salario accessorio). Il grande risparmio ottenuto dalle amministrazioni con l’utilizzo dello smartworking, quantificato dal precedente ministro Dadone, è stato pagato interamente dai lavoratori. Gli “aumenti contrattuali” ce li finanziamo con i nostri risparmi!

· lo smartworking, salvo proroghe, proseguirà in “forma semplificata” fino al 30 aprile.

Entrerà poi nei contratti che definiranno anche gli istituti collegati (diritto al buono pasto, diritto alla disconnessione su cui è in arrivo anche una direttiva europea). Brunetta ha già chiarito che verrà applicato “sulla base delle esigenze delle aziende. Se un’azienda ha bisogno di lavoro a distanza se lo organizza, se un’altra azienda non ha bisogno di lavoro a distanza non lo fa.”

Nel corso dell’audizione del 9 marzo presso la Commissione Affari Costituzionali e Lavoro, (vigilia del Patto con i Confederali) Brunetta ha affermato che occorre “favorire l’innovazione senza irrigidire il sistema” e che pertanto “verrà favorita la contrattazione diretta tra datore e dipendenti, lasciando alla normativa nazionale soltanto la definizione dei principi generali.”

Nella pratica, significa dare in mano alle amministrazioni e ai dirigenti la facoltà di decidere se, chi, quando e quanto i lavoratori dovranno stare a casa o andare nei rispettivi luoghi di lavoro, escludendo le RSU da ogni intervento sull’argomento;

  viene rilanciata la solita perla rivendicata dai confederali: il welfare contrattuale, il baratto tra retribuzione e bonus per servizi previdenziali e sanitari privati, per foraggiare i fondi cogestiti sulla pelle dei lavoratori. Questo il reale interesse di questi signori verso la sanità, i servizi e le prestazioni pubbliche!

 Non emergono impegni reali per porre fine alle disuguaglianze salariali e normative oggi esistenti nei comparti pubblici.

Nulla viene detto sul sequestro del TFR erogato dopo anni dalla cessazione del servizio, nulla sul divieto di anticipo del TFR al pari di quanto avviene, da anni, nel privato, nulla sulla trattenuta illegittima operata sui lavoratori assunti dopo il 2000, nulla sulla famigerata “tassa sulla malattia”.

Non si dice una parola sulla necessità di recuperare la grande evasione fiscale e contributiva, sulla necessità di combattere la dilagante corruzione che coinvolge amministratori pubblici, politici, imprenditori, mafia, che sottraggono capitali e risorse da destinare ai servizi pubblici. Nulla, di conseguenza, sul riordino e potenziamento degli strumenti e del personale, civile e militare, che dovrebbe essere impegnato in questi compiti.

Non siamo davanti ad alcun miglioramento della PA, come dimostra il mancato potenziamento del sistema sanitario ed educativo pubblico. E’ questo il "grande successo" ottenuto da CGIL CISL UIL?

Oggi più che mai, o si sta nella concertazione o si rompe questa gabbia antidemocratica che nel corso degli anni ha sancito la perdita di diritti e di potere contrattuale, ha rafforzato sanità e previdenza integrativa a discapito della sanità e previdenza pubblica. Non è possibile eludere ulteriormente la questione, continuando a stare dentro a sindacati firmatari e complici.

Non ci sono né tempo né alibi. Per quanto complicata sia, la strada da intraprendere è quella di stare dalla parte dei lavoratori e delle classi sociali più deboli: occorre rompere la gabbia concertativa, iniziare davvero a riconquistare i nostri diritti!

18 marzo 2021 CUB Pubblico Impiego

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