Nel giro di pochi giorni il governo giallorosa è caduto, Giuseppe Conte non è più “il più amato dagli italiani”,

uno stuolo di consenzienti partiti politici istituzionali, di sindacati confederali, di associazioni padronali, di potentati finanziari, ha osannato l’arrivo di Draghi, l’uomo della finanza e delle banche, private e pubbliche, fautore di importanti privatizzazioni, ex Governatore della BCE.

I potenti dell’Europa, della Commissione europea, della Banca Centrale europea e del Fondo Monetario europeo, hanno tirato un sospiro di sollievo, la Borsa ha festeggiato, lo spread si è “auto abbattuto”. I fondi europei in arrivo saranno al sicuro, in mani esperte che sanno chi e cosa foraggiare e soprattutto a chi farne pagare gli interessi….


Ancor prima di illustrare il suo programma, Draghi, con la nomina dei “nuovi” ministri, molti dei quali tragicamente noti, ci indica chiaramente da chi saranno ispirate le annunciate riforme della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco, dell’innovazione tecnologica.

Il Governo uscente aveva in programma la “riforma fiscale”, l’attuale governo ha annunciato una “riforma fiscale”. Sono anni che i vari Governi parlano di “riforma strutturale del sistema fiscale” ma gli interventi realizzati in questi anni non hanno fatto altro che alleggerire le tasche di lavoratori e pensionati, garantendo a chi più possiede di mantenere ed accrescere la propria ricchezza. In realtà ciò di cui si parla non ha per oggetto la “riforma fiscale” ma la revisione di una sola tra le tante imposte, l’IRPEF (Imposta sui redditi delle persone fisiche), che oggi grava prevalentemente su lavoratori dipendenti e pensionati.

Nell’ambito delle recenti audizioni promosse dalle Commissioni Finanze e Tesoro della Camera e del Senato, finalizzate ad una “indagine conoscitiva sulla riforma fiscale, con riferimento in particolare all’IRPEF”, la Confindustria ha dovuto riconoscere che “i dipendenti e i pensionati insieme fanno l’87% dell’Irpef e versano l’81% del totale di questa imposta”. Ciò significa che l’Irpef riguarda la totalità dei dipendenti e dei pensionati e soltanto il 13% della restante platea di contribuenti persone fisiche.
Significa anche che lavoratori e pensionati rappresentano la classe sociale che paga più tasse nel nostro paese.

Una miriade di provvedimenti ha svuotato in questi anni la platea di chi è soggetto all’Irpef o ne ha eroso la base imponibile: regimi speciali, agevolativi, sostitutivi, tassazioni diversificate sulle rendite finanziarie ed immobiliari e potremmo continuare, a vantaggio soprattutto di chi più ha.
Clamoroso, a questo proposito, il regime della cedolare secca sugli immobili locati in regime di libero mercato, denunciato in particolare da Unione Inquilini, rilevato addirittura da Cottarelli durante il suo intervento in Commissione parlamentare: un’imposta del 21% sostitutiva dell’IRPEF, inferiore anche a quella del 23% applicata al primo scaglione di reddito!


La pressione fiscale in Italia, secondo la Relazione annuale sul 2019 della Banca d'Italia, ha raggiunto il 42,4 % del PIL (contro il 41,9 del 2018), il valore più elevato dal 2015.
Nei 40 anni di neoliberismo sono state compresse e ridotte le aliquote fiscali che determinavano un regime di progressività dell’imposta ed è stato costruito un sistema con mille scappatoie per i grandi capitali, finanziari e non. La volontà politica di tutti i governi succedutisi era sempre la stessa: far gravare sui redditi medio bassi gran parte del peso fiscale.


L'idea di progressività del fisco è stata distrutta proprio mentre innalzavano l'età pensionabile, cancellavano l'art 18 dello statuto dei lavoratori, riducevano gli spazi di democrazia nei luoghi di lavoro.
Dal 1974, anno di entrata in vigore dell’Irpef, ad oggi, la progressività delle imposte è stata quasi cancellata: da 32 scaglioni di reddito e relative aliquote d’imposta siamo arrivati a 5 scaglioni di reddito e 5 aliquote d’imposta!
Un complesso sistema di detrazioni e deduzioni, in parte modificato con la Legge di Bilancio 2020, può ridurre l’imposta finale da versare. Le modifiche introdotte hanno ridotto le detrazioni a chi ha redditi superiori ad € 120.000,00, ha condizionato la loro fruizione all’utilizzo di versamenti bancari/postali o altri sistemi di pagamento tracciabili (escluse quelle mediche e sanitarie). In attesa della revisione del sistema, su cui si sta discutendo, viene riconosciuta una ulteriore detrazione d’imposta per lo scaglione di reddito tra i 28.000,00 e i 40.000,00 euro (fascia di reddito con l’aliquota proporzionalmente più alta)

 

 

Leggiamo questa tabella, con i nostri occhi di lavoratori, pensionati, di appartenenti alle fasce più deboli della società, anche senza tener conto delle tante altre imposte che gravano sulle nostre tasche (registro, catasto, successione, Iva in qualità di consumatori finali, bollo ecc. ecc.).
Nessuna fascia di reddito sfugge alla tassazione, non è previsto uno scaglione esente generalizzato
• Chi ha un reddito basso rischia di perdere buona parte delle detrazioni o deduzioni per spese effettivamente sostenute. Questo per effetto della cosiddetta “incapienza”, cioè di una imposta da versare inferiore alle agevolazioni fruibili. Non sono previsti rimborsi né crediti d’imposta.
• I redditi tra i 28.000,00 ed i 55.000,00 euro annui scontano un “salto d’imposta” di oltre 10 punti in percentuale rispetto alla precedente aliquota (dal 27% si passa al 38%) L’ampiezza dello scaglione di reddito su cui grava il 38% di prelievo rappresenta un ulteriore elemento di incongruità: la differenza tra la vita di chi percepisce 28.000,00 euro annui e quella di chi ne percepisce 55.000,00 è fin troppo evidente.
• I redditi superiori ad € 55.000,00 scontano, in proporzione, un’aliquota minore rispetto alle precedenti (la differenza tra le aliquote del 23% e del 27%, che gravano sui redditi più bassi, è di 4 punti; la differenza tra il 38% e la successiva del 41% è di 3 punti; la differenza tra il 41% e la tassazione più alta, del 43%, è pari a 2 punti!)
• In Italia? soltanto 40 mila persone dichiarano redditi superiori a 300 mila euro annui.

Occorre sottolineare che la tassazione sui redditi da lavoro dipendente e pensioni avviene alla fonte, cioè attraverso il prelievo sulle buste paga ed il conguaglio di fine anno operato dai datori di lavoro (sostituti d’imposta). Non è un caso quindi che queste categorie sono sempre state utilizzate, dai vari Governi, come un “bancomat” per lo Stato.
Tralasciando le imposte che riguardano altri redditi ed altri soggetti (IRES, IRAP, IVA, forfetarie, regionali, comunali ecc.) è comunque evidente quanto la leva fiscale sia utilizzata a vantaggio o svantaggio delle diverse categorie. Decidere come, quanto e da chi prelevare; decidere quanto destinare ai servizi pubblici (dalla scuola alla sanità) e quanto ai privati, rappresenta il modello di società e gli interessi prevalenti di chi la governa.
Dopo il richiamo della Commissione Europea del 2019, che ha contestato il mancato recepimento di una Direttiva del Parlamento e del Consiglio europei del 2017, il precedente Governo ha presentato un decreto legislativo, all’esame delle Commissioni parlamentari competenti, che apporta non poche modifiche in materia di reati tributari. Modifiche passate sotto silenzio perché invise ai settori padronali. Ne citiamo soltanto alcune: la confisca per sproporzione, o allargata: chi ha commesso reati tributari e non saprà provare la provenienza lecita delle risorse utilizzate per acquisire beni nella sua disponibilità e di valore palesemente sproporzionato rispetto ai suoi redditi, perderà la proprietà di quei beni, che passerà quindi allo Stato. Dopo vent’anni, inoltre, è stata colmata una “inspiegabile” lacuna normativa, con l’inserimento dei reati tributari tra i delitti-presupposto per la responsabilità amministrativa dell’ente (legge n. 231/2001). La responsabilità della società per i delitti commessi “nell’interesse o a vantaggio della società” era finora esclusa per i reati tributari.


Altri provvedimenti, apparentemente marginali (incentivazione all’uso dei mezzi elettronici di pagamento, bonus bancomat, limitazione all’utilizzo del contante, tracciamento del prelievo bancario, fatturazione elettronica, scontrini elettronici ecc.) o ridicoli e ridicolizzati (lotteria dello scontrino) hanno dato fastidio a molti, non soltanto al piccolo commerciante o professionista o lavoratore autonomo, ma anche a chi vive di proventi opachi o illeciti (favoriti anche da banche che occultano ingenti accrediti e prelievi, gelosamente custoditi a favore dei clienti “migliori” e da “capaci” commercialisti che sanno come far scorrere fiumi di denaro senza lasciarne traccia). Non è necessario essere laureati in economia per comprendere che limitare l’uso del contante rende più complicata la vita a chi, in alcune categorie o in alcuni settori, è abituato ad evadere le tasse.
L’immenso patrimonio di dati, la professionalità del personale presente nelle amministrazioni pubbliche, lo sviluppo tecnologico che ha reso automatici i tanti controlli su possibili errori o omissioni dei contribuenti, il coordinamento vero e lo scambio di informazioni tra le varie amministrazioni, nazionali ed internazionali, affidare alla Guardia di Finanza i compiti cui è preposta, sollevandola da compiti diversi, renderebbe possibile una vera lotta alla grande evasione fiscale e contributiva. Non perseguirla è quindi una precisa scelta politica di chi detiene il potere e rappresenta quegli interessi.


Enormi interessi si muovono intorno alla caduta ed al sorgere di ogni governo. Capire quali prevalgono, quali forze e quali poteri prendono il sopravvento è necessario per indirizzare meglio la nostra lotta
Nelle prossime settimane capiremo come l’attuale governo intende muoversi, quale riforma fiscale intende attuare. Capiremo se, in materia di riforma della giustizia, intenderà cancellare i termini di prescrizione per i reati più gravi, una prescrizione che ha garantito l’impunità soprattutto ai cosiddetti colletti bianchi, ai manager, ai grandi evasori, ai responsabili di stragi, come quella recente di Viareggio (ricordiamo che il precedente Governo non avrebbe ottenuto i voti necessari dal Parlamento per far passare questo provvedimento).
Non ci facciamo alcuna illusione su un Governo espressione della finanza, delle banche, delle privatizzazioni, di appetiti mai appagati, dell’Europa dei potenti, lontano dalle istanze sociali delle fasce più deboli. Un Governo che ha riabilitato personaggi che hanno alimentato odio e disprezzo verso chi lavora e che speravamo fossero stati cancellati dalla storia !


Ci prepariamo alla lotta, alla costruzione paziente ma urgente di un fronte davvero unito dal protagonismo dei lavoratori, pubblici e privati - Milano 21 febbraio 2021

CUB Pubblico Impiego
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