Accogliamo con un certo stupore il giubilo nei titoli di alcuni media veneti che oggi riportano

le dichiarazioni del coordinatore delle microbiologie delle Ulss venete (dottor Roberto Rigoli) nell'ambito del contrasto alla diffusione della pandemia da Sars-Cov-2.
La cosiddetta circolare richiamata sui giornali di oggi, circolare che secondo certuni media autorizzerebbe l'uso dei cosiddetti tamponi rapidi in alcune circostanze, in realtà non autorizza un bel niente perché quel documento ministeriale che noi abbiamo letto qui il link per scaricarlo  altro non è che un parere che per giunta contiene parecchie raccomandazioni in senso molto prudenziale.


Il nostro sindacato, tuttavia, non ha alcuna intenzione di farsi mettere nel sacco da chiunque avesse interesse a manipolare la realtà con una serie di mezzucci mediatici da quattro soldi. La realtà è ben altra: oggi il Veneto è maglia nera nella diffusione del coronavirus, ci sono state lamentele e critiche ai vertici della Regione Veneto ben circostanziate da persone, come il professor Andrea Crisanti (direttore della infettivologia della clinica universitaria dell'ospedale di Padova), che possono contare su un curriculum e una esperienza che parlano da soli.


Adesso vogliamo capire quale sia l'iter autorizzativo che ha portato la Regione Veneto a blandire i cosiddetti test rapidi. Vogliamo capire quali siano le somme in ballo per le commesse. E vogliamo capire se tale condotta abbia o meno nuociuto ai lavoratori della sanità e più in generale se abbia nuociuto ai veneti.
Per questo stiamo predisponendo un esposto che alle brevi indirizzeremo a chi di dovere. In ultimo, suona davvero sospetta la tempistica per cui la tanto osannata circolare del Ministero della sanità sia spuntata sui media veneti, guarda caso, qualche ora dopo che l'Espresso aveva letteralmente sbertucciato palazzo Balbi per la gestione della seconda ondata pandemica.


CUB Veneto

13 gennaio 2021

link articolo Espresso 

Link articolo Vicenza Today

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