Anche nella Pubblica Amministrazione si sta diffondendo il ricorso all'istituto della somministrazione di lavoro (disciplinato dalla Legge 276/2003), una delle massime espressioni di precariato e sfruttamento.

I lavoratori “somministrati” vengono forniti alle Amministrazioni, sulla base di specifici accordi, dalle Agenzie per il Lavoro private che, di fatto, si sono sostituite agli Uffici di Collocamento pubblici.
Sono ormai oltre 500.000 i lavoratori somministrati dalle Agenzie per il Lavoro. Per la Pubblica Amministrazione l’ultimo dato ufficiale disponibile (fonte Aran) risale al 2017, anno nel quale risultavano occupati 11.600 unità con contratto somministrato, di cui quasi la metà negli enti locali. Dati sicuramente destinati ad aumentare dopo le modifiche introdotte dagli ultimi Contratti Nazionali del Pubblico Impiego firmati da CGIL CISL UIL.
Prendiamo, ad esempio, il CCNL Funzioni Locali:
• ha aumentato il limite massimo consentito di contratti di somministrazione dal 7% al 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in servizio nell’ente utilizzatore;
• sono state introdotte innumerevoli ipotesi di contratto di somministrazione esenti da questa limitazione quantitativa;
• l’unico vincolo rimasto è quello generale (cioè che questa tipologia contrattuale può essere utilizzata solo per esigenze temporanee ed eccezionali) come tale facilmente “interpretabile” e aggirabile;
• è stato sostanzialmente liberalizzato il ricorso al lavoro somministrato nel settore educativo, prima vietato.
In questi contratti sono previste numerose Commissioni ed Enti Bilaterali gestiti in modo paritetico da sindacati firmatari (ovviamente CGIL CISL UIL) e Agenzie, ai quali è devoluta una quota degli stipendi dei lavoratori.
Attorno a questo sistema ruota infatti un immenso giro di affari. Ad esempio FORMATEMP (Fondo Formazione Lavoratori in Somministrazione) può contare su risorse pari al 4% delle trattenute sulle retribuzioni, mentre EBITEMP (Ente Bilaterale per il Lavoro Temporaneo) allo 0,20% delle trattenute per i lavoratori a tempo determinato e lo 0,30% per quelli a tempo indeterminato (stiamo parlando di milioni di Euro l'anno !).
Quando in un contratto ci guadagnano anche i sindacati ci si deve chiedere legittimamente da che parte stanno tali sindacati !
Non c’è alcun motivo per aprire varchi di questo tipo nei contratti del pubblico impiego e in nessun’altra parte.
Tutti i sindacati dovrebbero lottare per la stabilizzazione dei precari non per l’ingresso di nuovi sfruttati, che rimarranno tali senza alcuna speranza di posto fisso: il lavoro somministrato è un affare per tutti, tranne che per i lavoratori!


Milano, 11 dicembre 2019

CUB Pubblico Impiego
 

       CUB-PI-lavoro-somministrato-dicembre-2019.pdf

 

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