Il 30 maggio l’assemblea generale dei lavoratori e delle lavoratrici del Comune di Gallarate aveva votato all’unanimità l’indisponibilità al cambiamento dell’orario di lavoro.


Eppure dopo soli quattro giorni, CGIL CISL UIL e RSU hanno firmato una preintesa contrattuale che lascia mano libera all’Amministrazione per istituire l'orario multiperiodale.
Con questa norma viene dato un enorme potere alla controparte nella determinazione degli orari. In pratica il datore di lavoro può decidere di richiedere maggiori prestazioni da recuperare poi nei periodi di minor carico lavorativo.
Si tratta di una norma che va contro il principio della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che può avere ripercussioni negative sulla vita personale e familiare.
Ma la norma “chiave” è contenuta nell'art. 42 “disapplicazioni”.
Al comma 1 è prevista la disapplicazione dell'accordo decentrato che ha finora disciplinato l'orario di lavoro; poi, al comma 2, si stabilisce che lo stesso rimane in vigore fino a quando l'amministrazione lo avrà sostituito con un proprio atto organizzativo; infine, al comma 3, si rinvia ad eventuali regolamentazioni specifiche di settore, in sede di contrattazione decentrata, che si rendano necessarie a seguito della disapplicazione dell'attuale orario.


Viene anche disapplicato l’accordo sull’orario di lavoro delle educatrici degli asili nido, che non solo si vedono sottrarre l’indennità di turno, ma dovranno fare quattro settimane in più di attività didattica, rischiando, inoltre, di tornare al vecchio sistema del “ti chiamo la sera per informarti che ti ho cambiato l’orario la mattina”.
Insomma un accordo che va contro il parere dei lavoratori che avevano espressamente chiesto alle Organizzazioni Sindacali di non trattare alcuna revisione dell'orario e di mantenere in vigore l'attuale che contempera positivamente le esigenze dei servizi con quelle dei lavoratori.

E’ ormai chiaro che per CGIL CISL e UIL i lavoratori e le lavoratrici non contano nulla!
L’anno scorso dopo l’ennesimo accordo preconfezionato, presentato all’insegna del prendere o lasciare, avevano raccontato che ad inizio 2019 avrebbero presentato una piattaforma su cui aprire le trattative con l’Amministrazione, invece si sono ben guardati dal coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici, anzi hanno fatto tutto in gran segreto pur di firmare con l’Amministrazione l’ennesima preintesa capestro il 3 giugno, cercando di tenere i lavoratori all’oscuro di tutto.
Tale preintesa, nel complesso, risente degli ulteriori arretramenti sanciti dall'ultimo Contratto Nazionale: poche risorse aggiuntive nel fondo distribuite in maniera sempre più legata alla cosiddetta “meritocrazia”, vale a dire alle valutazioni discrezionali dei dirigenti ed una sostanziale disintegrazione dei diritti, recependo di fatto le normative e la filosofia di Brunettiana memoria.
Non contenti di questo scempio svolto a livello nazionale, si propone un Contratto Decentrato addirittura peggiorativo!
Da questo punto di vista è emblematico l'aspetto economico, cioè le risorse stanziate, come definite nel prospetto di costituzione e utilizzo del fondo firmato da CGIL CISL UIL unitamente al CCDI (Contratto Collettivo Decentrato Integrativo) triennale normativo.
Se confrontiamo i fondi degli ultimi 3 anni vediamo una progressiva riduzione: si è passati da 1.366.157,67 nel 2017 a 1.045.707,54 nel 2018 e 1.023.248,51 nel 2019.
Quando è stato firmato il nuovo CCNL, CGIL CISL UIL hanno sbandierato come una svolta l'incremento, a partire dal 2019, dei fondi per la contrattazione decentrata dopo 10 anni di blocco. Si tratta in realtà di una somma risibile (prevista dall'art. 67 del CCNL) di 83,12 euro per ogni dipendente in servizio al 31.12.2015, pari a 21.715 euro).
Ma anche questa piccola possibilità è stata di fatto vanificata al Comune di Gallarate dalla sostanziale riduzione delle risorse variabili messe a disposizione nel 2019 rispetto agli anni precedenti. Nel silenzio dei firmatari.
La tanto sbandierata filosofia del “pochi sporchi e subito” mostra il suo vero volto, poiché i soldi sono sempre più sporchi, sempre meno, in attesa di scomparire del tutto!
Anche dal punto di vista dei criteri di distribuzione delle poche risorse rimaste (es. i premi correlati alla performance - art. 8) l'unico criterio previsto è la valutazione dei comportamenti organizzativi da parte del dirigente, come definiti nel Piano della Performance (vedi delibera di Giunta n. 35/2018).
Tutto è all’insegna del dividi et impera, della differenziazione individuale (Art. 16), non vengono previsti budget d'Area, che consentono un’assegnazione equilibrata delle risorse in base al numero di dipendenti di ciascun settore, alle categorie di inquadramento, al raggiungimento degli obiettivi di gruppo, ecc..
Non è prevista alcuna norma che disciplini la gestione delle risorse: ad esempio non viene considerato il parametro “presenza in servizio” che rappresenta un elemento oggettivo che bilancia la discrezionalità della valutazione dirigenziale.
Al 10% dei dipendenti viene riservato un premio differenziale individuale (Art. 16), che incrementa del 30 % quello mediamente destinato al restante 90 % dei dipendenti.
Anche la materia delle indennità, demandata alla contrattazione decentrata, merita un approfondimento. A solo titolo di esempio: Su quali basi sono state individuate le situazioni lavorative disagiate, a rischio, che comportano il riconoscimento della relativa indennità? Perché si attribuiscono responsabilità di procedimento a singoli dipendenti e poi non gli si riconosce alcuna indennità (dato che per accedervi devono anche coordinare qualcuno)?
Su quali basi si istituiscono servizi di reperibilità in assenza di personale?
Nel contratto decentrato, poi, ben poca attenzione viene posta alle progressioni orizzontali, se non incrementare il periodo di presenza obbligatoria nella posizione precedente e nell’Ente da 24 mesi previsti dal contratto nazionale a 36 mesi.
Per tutti questi motivi e soprattutto per difendere i propri tempi di vita da una dirompente modifica dell’orario di lavoro invitiamo i lavoratori e le lavoratici a bocciare sonoramente questa preintesa all’assemblea del 14 giugno.
Che si costruisca una piattaforma insieme ai lavoratori prima di tornare a trattare con l’Amministrazione svendendo diritti e democrazia!
A decidere devono essere i lavoratori e le lavoratrici  non le segreterie sindacali!


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