Il 23 dicembre scorso, pacco di Natale non gradito, è stata siglata la prima ipotesi di contratto per i 245 mila dipendenti del comparto Funzioni Centrali (Ministeri, Parastato, Agenzie Fiscali, Enti pubblici non economici), apripista e modello per il rinnovo di tutti gli altri contratti del pubblico impiego, che interessano i restanti 3 milioni circa di dipendenti di Università, scuola e ricerca, Sanità e Funzioni Locali.

Aumenti economici lordi medi mensili di 85 euro e solo dal 2018, con cifre irrisorie per gli arretrati 2016 e 2017. Una miseria, che non recupera il valore d'acquisto perso dai nostri salari negli ultimi 8 anni di blocco contrattuale.
La produttività, o salario accessorio, sarà distribuita in modo sempre più discrezionale. L’alibi della meritocrazia, negli ultimi anni, è stato un’arma formidabile per dividere i lavoratori, affidata completamente nelle mani della dirigenza senza alcuna oggettiva garanzia a tutela del pubblico dipendente.
E’ stato rafforzato il welfare integrativo (previdenza complementare, sanità integrativa che progressivamente vanno a sostituirsi al diritto alla pensione pubblica e al servizio sanitario pubblico).
Negli Enti locali e nella Sanità, che per anni hanno subìto tagli lineari in modo pesante ed indiscriminato, l’ulteriore criticità è il reperimento di fondi, mentre è concreto il rischio che sia introdotto nel prossimo contratto il cosiddetto “silenzio assenso” indispensabile per far decollare un fondo pensionistico, il Perseo appunto, cui finora i lavoratori non hanno aderito preferendo tenersi stretto il proprio TFR o TFS.
Vengono ridotti gli spazi di agibilità sindacale: la contrattazione viene limitata alla sola suddivisione delle poche risorse a disposizione ed è, invece, del tutto esclusa su aspetti fondamentali della vita lavorativa come orari, organizzazione del lavoro, mobilità. Le RSU vengono ridotte al ruolo di sfingi in negoziati inesistenti.
Tutto ciò in continuità con interventi normativi recentemente approvati:
• Visite fiscali sia per le assenze per malattia che per gli infortuni sul lavoro, con fasce orarie di reperibilità da carcere, estese ben oltre a quelle del settore privato.
• Blocco delle assunzioni che in questi anni ha causato il taglio di migliaia di posti con una carenza di personale che assume dimensioni drammatiche in particolare nella sanità.
• Legge 107 -cosiddetta “Buona Scuola”- e introduzione dell’alternanza scuola-lavoro che hanno contribuito ad affossare l’Istruzione Pubblica, piegandola a logiche di mercato e aziendali, incompatibili con il diritto allo studio.
• La riforma Fornero che ha innalzato l’età della pensione a 67 – 70 anni aumentando considerevolmente l'età media dei dipendenti pubblici che sono tra i più vecchi d’Europa!
Questo è il modello per tutti i rinnovi contrattuali del settore pubblico, complici i sindacati firmatari: gli aumenti sono insufficienti sul piano retributivo e la parte normativa recepisce tutte le disposizioni di legge che hanno impedito assunzioni, ritardato l’età della pensione, inserito norme contro il diritto alla salute, tagliato diritti dei lavoratori conquistati con anni di lotte!
Ora è iniziata la solita vergognosa sceneggiata, tra le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’intesa e quelle che non l’hanno firmata. Tempo al tempo … tutti firmeranno il contratto, come sempre, per non perdere le prerogative sindacali, che da diritti si sono trasformati in privilegi concessi a sindacati complici.
Tutti responsabili perché il contratto delle funzioni centrali e gli altri prossimi alla firma sono frutto degli accordi del 2016:
- luglio 2016, passato sotto silenzio tra i lavoratori e sottoscritto da tutti i sindacati (Cgil Cisl Uil, autonomi e USB), ha ridotto da 11 a 4 i comparti pubblici, cancellando una volta per tutte specificità e professionalità
- dicembre 2016 sottoscritto da CGIL CISL e UIL, che hanno accettato la resa di un aumento medio di 80 euro mensili, dopo 8 anni di blocco contrattuale !
Le uniche rivendicazioni per rinnovi contrattuali veri per tutti i settori pubblici sono quelle al centro dello sciopero generale del 27 ottobre 2017, indetto da CUB, SGB, SLAI Cobas, SI Cobas, USI AIT:
- Aumenti contrattuali di 300 euro mensili (200 netti) nel triennio e arretrati dal 2010 al 2017
- Introduzione degli scatti di anzianità e della 14^ mensilità
- Diritto all’anticipo TFR e alla sua puntuale erogazione alla cessazione;
- Previdenza e Sanità pubbliche;
- Sblocco delle assunzioni, stabilizzazione di tutti i precari;
- Abrogazione della legge 107 cosiddetta “Buona Scuola”
Contro la firma di questi contratti la CUB organizza mobilitazioni in tutta Italia
il 19 e il 26 gennaio, in vista dello sciopero generale.

Fermiamo i sindacati complici: ORGANIZZATI CON LA CUB ANCHE ALLE PROSSIME ELEZIONI RSU
Milano, 15 gennaio 2017
CUB Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base
Milano V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804 e mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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