Il tema della precarietà nel mondo del lavoro all’interno della società italiana di oggi è argomento arduo e spinoso da affrontare anche da parte di chi – da più di 20 anni – lotta per combatterla.

Parlare di diritto alla stabilizzazione o di esodo di massa quando i nostri stessi figli e le future generazioni non potranno neppure immaginarselo un futuro lavorativo, nella consapevolezza  del baratro che li attenderà, sembra quasi un delitto ideologico.

 

 

Eppure non è così: il lavoro è un diritto inalienabile e non si può trasformare i cittadini in “accattoni” che si contendono un misero contratto quasi fosse una manna dal cielo riservata a pochi “eletti”.
La politica ha voluto che credessimo – ed in parte c’è riuscita – che il lavoro occorre inventarselo, che siamo artefici del nostro destino perché “bamboccioni”, che il precario toglie il pane al disoccupato e l’immigrato attenta al pane di entrambi.
Ebbene, dobbiamo interrompere questo cerchio magico e malefico. Il lavoro, lo ripetiamo, è un diritto e la classe politica ha il sacrosanto dovere di progettare, investire, e – primariamente – volere che il Paese riparta dai bisogni del territorio, quelli veri, non da quelli indotti a scopi propagandistici. Il Paese ha bisogno di scuole, ospedali, uffici pubblici ben funzionanti e perché questo si realizzi ci vogliono tante braccia e tanti cervelli.
Occorre, perciò, che queste braccia e questi cervelli si uniscano e creino un circolo virtuoso, un fronte comune che imponga un cambiamento politico radicale fondato su un’idea di collettività solidale e non conflittuale.
Una collettività che dia a ciascuno spazio e modo per contribuire alla crescita della società tutta, dia a ciascuno l’opportunità di indirizzare il cambiamento attraverso una partecipazione diretta;  una collettività che costruisca valori condivisi e non alimenti pregiudizi e conflitti tra le differenti esigenze sociali; una collettività che ritenga indispensabile garantire pari diritti e pari dignità lavorativa a tutti.
Per queste ragioni ricordiamo noi alla classe politica, quali sono i suoi obblighi (visto che i privilegi di cui gode li conosce benissimo!).
Il politico deve prepararsi a dare risposte ad intere categorie sociali, non può e non deve continuare nella logica clientelare che favorisce il singolo – tenendolo al guinzaglio – disattendendo le legittime aspettative dell’intera categoria cui quel singolo appartiene.
Non serve propagandare l’ottimismo – cosa ormai consueta da più di una legislatura – quando non si arriva neppure alla prima settimana del mese o non si ha certezza sul rinnovo del contratto di lavoro.
Non si può essere ottimisti se non sappiamo fino a quando potremo garantire ai nostri figli il diritto allo studio, all’intera famiglia il diritto a prestazioni sanitarie adeguate alle effettive esigenze, agli anziani una pensione che consenta loro una vecchiaia serena.
Non si può essere ottimisti se la banca ci rifiuta il mutuo perché precari.
Non si riesce ad essere ottimisti – pur sforzandosi – se i nostri figli saranno destinati ad un futuro ancor più precario del nostro e, magari, ad emigrare.
La politica tenta di dirottare costantemente l’attenzione di una categoria sociale dalla vera origine dei propri problemi rintracciandone le cause in altre categorie sociali altrettanto deboli. E, così, si gioca al massacro. Non vince il più forte, semplicemente perché non c’è. Si perde tutti!
Solo se scopriamo le regole di questo squallido gioco e ci opponiamo a questo massacro sociale possiamo riprendere nelle nostre mani le nostre sorti ed il destino di questo Paese, costringendo la politica al nostro servizio, così come deve essere!


Da dove partiamo?


Noi proponiamo, già da subito in occasione della Festa dell’Unità a Palermo, una serie di iniziative volte a riunire tutte le categorie sociali vittime di questa cattiva politica per costringere chi governa questo Paese  ad affrontare con la dovuta serietà e con l’intenzione di risolverle ciascuna e tutte le questioni che non possono ulteriormente attendere né che possono certamente trovare soluzione continuando ad adottare una politica di tipo liberista.

MERCOLEDI’ 30 SETTEMBRE 2015


Ore 19.00


CONCENTRAMENTO Piazza Politeama - Palermo

 

 

 

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