75 immigrati morti in mare, dalla Libia verso l'Italia: Nuove vittime dei respingimenti alla frontiera e delle politiche razziste del governo Berlusconi.

 

Comunicato Stampa

La Libia, paese con cui il governo Berlusconi ha sottoscritto gli accordi per il respingimento degli immigrati, rispedisce sistematicamente centinaia di emigranti e rifugiati: dall'inizio di maggio 2009 i respingimenti sono stati almeno 1.216.
Il 14 agosto scorso, era stata data informazione di un gommone con 80-85 eritrei, etiopi e somali a bordo, tra cui 25 donne, che sarebbe partito dalle coste libiche intorno al 29 luglio.
Da vari paesi d'Europa, i familiari dei passeggeri chiedevano notizie sulla sorte dei loro congiunti sul gommone.
Si escludeva che l'imbarcazione potesse essere ancora alla deriva e passasse inosservata ai controlli satellitari, al pattugliamento della marina militare e al traffico navale civile lungo il Canale di Sicilia.
Il 20 agosto, gli unici cinque superstiti sono stati soccorsi, a poche miglia da Lampedusa, dopo 23 giorni in mare:
la traversata è costata la vita a 75 esseri umani ed alcuni di quei corpi, abbandonati in mare dai superstiti, sono stati ripescati in queste ore al largo di Malta.
Questa ulteriore drammatica storia di immigrazione segue, di pochi giorni, il bagno di sangue accaduto a Bengasi, dove almeno 20 rifugiati somali sarebbero stati uccisi dalla polizia libica, durante un fallito tentativo di evasione dal centro di detenzione di Ganfuda.
Cinque di loro sarebbero morti sotto i colpi di pistola della polizia libica, al momento della fuga.
Gli altri 15 sarebbero invece morti a seguito delle violenze inferte loro dagli agenti di polizia, armati di manganelli e coltelli. La repressione è stata durissima, i feriti sarebbero almeno una cinquantina, in maggior parte somali.
Si ricorda che gli immigrati indocumentati sono quella maggioranza di immigrati economici (circa il 90%) entrati in Italia con un regolare visto turistico della durata massima di tre mesi, che hanno deciso di rimanere in questo paese, oltre quella data, perché alla ricerca di un’occupazione o perché hanno trovato un lavoro in nero.
Solo il 10% degli immigrati sbarca sulle coste italiane, come richiedente asilo politico e per motivi umanitari.
Dobbiamo opporci ed organizzarci contro le leggi ed i comportamenti razzisti del governo Berlusconi, per contrastare questa cultura di morte, di segregazione e di sfruttamento degli immigrati.
Mettiamo in atto tutte le forme solidali di lotta e di pressione sociale e politica tra lavoratori italiani e lavoratori immigrati, per ampliare e rendere più forte ed internazionale il movimento dei lavoratori in Italia.

Milano 22 agosto 2009

CUB Immigrazione

 

 

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