Al piccolo Amin, morto l’08/01/2020 congelato nel carrello di un aereo fra Abidjan e Parigi.

Freddo

Ha voltato senza ali
con la sua maglietta sottile
e i pantaloncini sportivi
con i quali giocava
nella strada davanti casa.
Era la prima volta
e per l’imbarco
è passato da una recinzione rotta
accomodandosi nel solo posto
che si poteva permettere.
Non conosceva il freddo assassino
o pensava
bastasse il calore del suo cuore
a scaldarlo fino a destino.
L’ha invece raggiunto lì
il destino,
prima del destino sperato
e lo ha lasciato immobile,
di sasso,
raffreddando per sempre
il suo ardore infantile.
Aveva ancora un dolce sorriso
sulle labbra dischiuse
lui che finalmente volava,
come volano i poeti,
per inseguire
il suo unico giovane sogno.

Sfiorire

Appena uno sguardo
per sapere che anche oggi
nessuna notizia li ha raggiunti.
Attendono,
come da secoli,
una buona nuova
che non arriva mai.
Lo hanno cercato tanto
ma nessuno lo ha visto
o sa dove sia.
Hanno una sua foto
custodita fra le poche vesti
nello scatolo
sotto il letto.
Non vogliono guardarla
ché così
si ricordano solo i morti.
E Amin tornerà,
farà sapere di sé,
chiamerà
o dirà ad un amico
di andare dalla sua famiglia
a far sapere dov’è.
E aspettano,
come da secoli,
sotto il sole cocente
senza tirar fuori la foto
che potrebbe ingiallirsi
e poi sfiorire.

Ai tanti
che aspettano i tanti
che non daranno più
notizie di sé,
vittime del sistema
che li vuole schiavi
ovunque essi siano.

Genova, 09/01/2020.

di Mauro Milani

 

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