Negli ultimi vent'anni i lavoratori di questo paese sono stati incanalati in una spirale involutiva. I loro diritti sono stati inghiottiti dalla concertazione.

Le care e vecchie liquidazioni sono state dirottate in fondi assistenziali creati ad hoc per ingrassare le ruote sindacali e padronali. Le pensioni sono diventate sempre più piccole e lontane. La malattia è diventata "assenteismo": un nemico da combattere. La tutela del posto di lavoro è stata cassata dal governo Monti-Fornero, con la benedizione di PD-PDL, e nel silenzio dei sindacati confederali.

La certezza del diritto, espressa nella gerarchia delle sue fonti, è stata gravemente compromessa da un sistema di deroghe a pioggia, dove tutto può essere derogato, se disciplinato a un livello inferiore: dalle leggi ai contratti nazionali, dai contratti nazionali ai contratti territoriali e aziendali.

Il nuovo accordo sulla rappresentanza, siglato il 31 maggio, da CGIL, CISL, UIL e Confindustria – che qua non staremo ad illustrare – configura un'ulteriore contrazione delle dinamiche democratiche all'interno delle fabbriche.

Democrazia, lavoro, salute, Libertà sindacale e diritto di sciopero, da valori fondanti e basilari del nostro impianto costituzionale, sono diventati privilegi per una minoranza sempre più esigua di lavoratori.

Noi crediamo che le responsabilità à politiche di questo scempio sociale, che avr inevitabili conseguenze sull'intera società civile, non possano e non debbano essere imputate ai soli poteri padronali.

CGIL, CISL e UIL, hanno sottoscritto accordi finalizzati a consolidare la loro egemonia sindacale per rafforzare l'oligarchia concertativa di cui fanno parte; e per avere un posto esclusivo nella stanza dei bottoni, hanno venduto diritti e Libertà democratiche dei lavoratori che dovrebbero rappresentare, vanificando anni di durissime lotte delle generazioni passate.

Non possiamo inoltre esimerci dal considerare la palese correlazione tra i suddetti sindacati e le forze politiche parlamentari, che spesso si traduce in imbarazzanti continuit di carriere e in spudorate campagne elettorali.

Questa contiguit con la politica palazzinara della borghesia autoctona, ha dirottato gli indirizzi politici e programmatici della loro azione sindacale, pilotata ormai da una politica fatta di opportunismi e personalismi.

Strutture sempre più verticali e statiche, che hanno reciso il cordone ombelicale che lega un soggetto democratico alla propria base, tessendo una rete di rapporti tra i centri governativi e padronali, che ha prodotto un intero apparato di finanziamento stimato intorno al 60% delle entrate totali nelle casse della triade confederale. Quando un sindacato riceve i 2/3 delle sue risorse dalle mammelle pubbliche e confindustriali, avvalendosi per di più di enti bilaterali che prelevano soldi ai lavoratori senza chiederne l'autorizzazione, c'è da domandarsi a chi dovr rendere conto.

Come Coordinamento CUB Pirelli Bollate, esprimiamo vivo sostegno al nostro sindacato, riconoscendoci appieno nelle sue lotte per una reale democrazia sindacale, per i diritti e la dignit dei lavoratori, e nelle sue profuse azioni di denuncia delle malefatte confederali.

Riteniamo e chiediamo, oggi più che mai, che una forte azione di contrasto al sindacalismo padronale debba essere messa in campo.

Ravvisiamo nello sciopero generale uno strumento idoneo a veicolare le nostre rimostranze; un evento forte, in cui possa convergere il sindacalismo di base, le forze antagoniste e la società civile. Pertanto crediamo sia meglio evitare uno sciopero clandestino e autoreferenziale: sarebbe inutile e trasmetterebbe solo frustrazione e delusione. C'è bisogno che la CUB costruisca, assieme ad altre realt antagoniste, che vanno dagli altri sindacati di base, alle aziende in lotta soprattutto per la difesa del posto di lavoro, senza dimenticarsi di tutte quelle realt impegnate per il diritto alla casa, all'ambiente e alla Libertà , un'occasione di lotta che sappia contrastare anche l'ultimo accordo sulla rappresentanza, intrecciando sciopero e mobilitazione sociale.

Non siamo pregiudizialmente contrari a una legge che disciplini l'universo delle rappresentanze sindacali, ma crediamo che essa sia una proposta meramente astratta e velleitaria, che finir col dare ai lavoratori aspettative che saranno sistematicamente disattese.

Riteniamo invece che lo strumento peculiare di un sindacato sia il conflitto sociale, costruito recependo e convogliando il dissenso dei ceti popolari, e finalizzato a turbare gli equilibri della borghesia e dei sindacati ad essa funzionali.

Milano, 10 luglio 2013

Coordinamento CUB Pirelli Bollate


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