Giancarlo Pansa, il 26 marzo è venuto a mancare ai propri cari e suoi conoscenti, per colpa del Covid-19 (coronavirus).
Giancarlo, era un nostro iscritto, operaio sessantenne, prossimo ad andare in pensione dal luogo in cui lavorava, la 3M di Grassobbio, in provincia di Bergamo, una delle province più colpite dall’emergenza coronavirus.

Ai familiari di Giancarlo va tutto il nostro cordoglio, affetto e solidarietà.

Il protocollo di sicurezza anti-contagio nei luoghi di lavoro del 14.03.2020 tra governo, sindacati confederali e confindustria, che ricordiamo trattasi di intesa contrattuale, e non di un dispositivo di legge, è tutto sbilanciato sul profitto e mette al secondo posto la salute dei lavoratori e delle lavoratrici dal rischio biologico virale, semplicemente disponendo delle “raccomandazioni” e non obblighi ai datori di lavoro.
Come organizzazione sindacale ci preoccupa la leggerezza con cui si abbandonano le lavoratrici e lavoratori al loro destino mettendo davanti gli interessi dei padroni e confindustria.
E’ pertanto discutibile che una materia tipicamente indisponibile come la tutela della sicurezza sul lavoro possa costituire oggetto di contrattazione. Il “bene comune” qui in gioco, vale a dire la salute dei lavoratori e delle lavoratrici ma anche, per suo tramite, di tutta la popolazione è fondamentale.
In ogni caso, non sono certo mascherine eguanti a salvare dal contagio i lavoratori e le lavoratrici, bisogna fermare tutte le produzioni strettamente non essenziali e istituire subito un reddito di quarantena, per combattere il Covid-19.
I padroni insieme alla complicità dei sindacati confederali possono rimandare il loro profitto a quando avremo sconfitto il coronavirus.E’ necessario rimanere a casa, altro che guanti e mascherine.
Oggi piangiamo Giancarlo, come le oltre 10 mila vittime, ma finita l'emergenza sarà necessario fare i conti con i responsabili di questo disastro.
Si ritiene che il virus si diffonda principalmente attraverso uno stretto contatto nelle comunità, come scuole e luoghi pubblici ma “non negli ambienti di lavoro”, quali luoghi chiusi in cui si opera fianco a fianco. E un contatto frequente e intenso gioca un ruolo determinante nella trasmissione. Le misure di distanziamento sociale mirano a ridurre la frequenza dei contatti e ad aumentare la distanza fisica tra le persone, riducendo così i rischi della trasmissione da persona a persona. Queste misure hanno permesso di mitigare precedenti pandemie.
Considerando che ogni infettato sintomatico o asintomatico è in grado di contagiare più di 2 persone non ci sono le misure di salute e sicurezza per lavorare in condizioni idonee.
Considerando che per il COVID-19 non sarà disponibile un vaccino prima della prossima stagione influenzale e che non disponiamo di farmaci antivirali mirati, le autorità sanitarie possono solo utilizzare misure di distanziamento sociale per rallentare la trasmissione del virus in tutta la comunità, con l’obiettivo di:
- ritardare il picco epidemico facendo guadagnare tempo al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), al collasso per capacità di assistenza e cura adeguata;
- distribuire le infezioni su un arco temporale più lungo, per consentire una migliore gestione dei casi sintomatici, in particolare quelli che richiedono assistenza ospedaliera.

LA NOSTRA VITA VALE PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI
Tuteliamo la salute e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori!

Milano, 29 marzo 2020

A.L.L.C.A. (Associazione Lavoratrici e Lavoratori Chimici-Affini)
Confederazione Unitaria di Base
20131 Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - Fax 02/70602409 - www.cub.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


       Comunicato-ALLCA-cordoglio-Giancarlo-Pansa.pdf

 

 

FaceBook