ALITALIA: IL SINDACATO È MORTO! VIVA IL SINDACATO!
E’ doloroso, per molti
sconcertante, ma è così. Il primo inquietante segnale ce lo ha dato il cda Alitalia con il comunicato del 14 gennaio dove, oltre a fare la parte del padrone disponendo il licenziamento di 2.500 lavoratori, toglie ogni possibile spazio di mediazione proponendo egli stesso di trasformare gli esuberi in più ‘morbidi’ contratti di solidarietà.



Segnale ribadito
dalla reazione, anzi, dalla mancata reazione delle 9 organizzazioni: poste dinanzi ad un così grave provvedimento, private dell’ultimo spazio di manovra a loro possibile, non sono state capaci di reagire, non hanno potuto. Anche perché il tanto sbandierato “tavolo unico” avrebbe voluto conciliare gli interessi dei piloti, che stanno comprando azioni e aziende del gruppo, puntando ad essere il nuovo padrone (e che si rifiutano di aderire ai contratti di solidarietà, da loro stessi approvati nel cda e firmati a palazzo Chigi!), e degli impiegati e operai che vivono con una media di 1.000 euro al mese!

In una dimessa assemblea a Magliana infatti sono riusciti a malapena a balbettare incoerenti analisi della situazione per poi chiedere a più riprese ai lavoratori cosa fare. Non un programma, non un obiettivo, non una strategia… il nulla. La morte del sindacato e, quel che è peggio, dei lavoratori che esso pretende di rappresentare!

La definitiva conferma giunge con il famigerato accordo di palazzo Chigi: un governo assolutamente indifferente alle sorti di questa azienda e dei suoi lavoratori impone un accordo fasullo che vagheggia di vettore globale e di rilancio ma approva un piano di tagli e di esuberi. Non solo, per la prima volta nella storia, si presenta in compagnia dei vertici aziendali, altro atto di irrispettosa prepotenza. Inutile parlare della ridicola presenza (e firma!) del SINPA, una sigla mai vista che rappresenta solo gli interessi del potere politico. E i nostri eroici sindacati? Ingoiano tutto e firmano! Tranne quella bella addormentata del Sulta che magicamente (e tardivamente) si sveglia dopo un coma durato mesi, con l’effetto di avere coperto un’ignavia colpevole e di avere sopito un’opposizione fondamentale per fermare le scelleratezze aziendali e sindacali. Ma tant’è!

Questo dramma affonda le sue radici in un modo assolutamente sbagliato di intendere il sindacato. Deleghe in bianco, concertazione, verticismo, clientele, commistioni affaristiche… una rete di collusione con il padrone che di fatto allontana sempre più il sindacato dalla sua missione: rappresentare il lavoratore. Oramai rappresentano solo se stessi e i loro interessi.

La crisi del trasporto aereo dimostra quanto i sindacati firmatari siano in mano a gente che ignora completamente la sua funzione, che ha perso il contatto con una realtà che si fa sempre più drammatica. Il primo grave errore è quello di credere che questa crisi, come le precedenti, sia contingente, credere che la pacchia vada avanti dopo un momento di difficoltà. Non solo, si approfitta delle difficoltà dell’azienda per entrare nel cda! Così da una parte i lavoratori ricevono l’ennesima ‘sola’ vedendo i loro sacrifici tramutati in un azionariato truffa (in tre anni hanno perso il 70% del valore!), dall’altra la millantata volontà di ‘controllare dall’interno’ si trasforma nell’ennesima sudditanza-collusione.

E così si firma tutto: dal primo piano, quello Schisano, in poi, passando per la creazione di Alitalia Team, tutti, chi prima chi dopo, si affannano a mostrare il loro gradimento alle varie dirigenze che si susseguono. Fino ad essere talmente intorpiditi da quasi non reagire alla presentazione del piano Mengozzi di luglio 2001, che altri non è che il solito piano di tagli e smembramenti e terziarizzazioni. Solo che per la prima volta parla esplicitamente di esuberi ed intende attuarli! Poi tutto precipita, con il pretesto dell’11 settembre la crisi viene allo scoperto in tutta la sua drammaticità.

A QUESTO PUNTO I VARI SINDACATI AVREBBERO ANCORA LA Possibilità A’ DI RICONQUISTARE IL LORO RUOLO, DI MERITARE QUELLA FIDUCIA ACCORDATA LORO.

SUL PIANO POLITICO,
denunciando finalmente a chiare lettere e combattendo con energia e convinzione i guasti e i disastri che la disgraziata deregulation sta provocando in tutto il mondo, agendo a livello nazionale ed internazionale per mettere seriamente in discussione una scelta che già molti ricusano, da quegli americani che la inventarono (vedi i milioni di dollari profusi in aiuto delle compagnie aeree in crisi) agli inglesi che per primi e più vigorosamente la attuarono (vedi il precipitoso recupero del controllo delle ferrovie, dopo i disastri causati dalla privatizzazione).

SUL PIANO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI, sia verso i lavoratori aeroportuali e dei vettori minori e esteri, recuperando la loro causa, dopo averli vilmente esclusi dalla categoria attraverso una serie di accordi che li hanno scaricati in un vero e proprio dimenticatoio, un incubo di sotto-occupazione, precarietà, licenziamenti; sia verso la compagnia di bandiera, respingendo un piano incurante dei destini della compagnia di bandiera e dei suoi lavoratori, fedele invece ai miopi dictat di Maastricht e alle voglie di privatizzazione dei vari governi; pretendendo invece un serio e radicale risanamento della nostra azienda: sappiamo bene dove finiscono i soldi, siamo consapevoli fino alla nausea, anche grazie alla stampa, degli sperperi, dei settori gestiti come baronie, dei privilegi assurdi per dirigenti in esubero, delle consulenze prive di fondamento, dei contratti di fornitura ed appalti troppo fuori mercato per non essere in odore di collusione e malaffare, della gestione incompetente di settori cruciali, delle scelte strategiche assolutamente sballate, dei mercati smantellati.

Invece no. Nulla. Se non la patetica richiesta di finanziamenti governativi. Troppo avvezzi a spillare soldi pubblici, vissuti per anni alle spalle di ‘pantalone’, non sanno produrre altro che patetiche petizioni rivolte ad un governo che da mesi dice di non avere alcuna intenzione di allentare i cordoni della borsa, che non fa che ripetere che di soldi per l’Alitalia (e per il settore aereo…) non ce ne sono. Un governo, tra l’altro, vincolato e fedele alle decisioni e alle imposizioni della commissione europea che vieta categoricamente qualsiasi finanziamento pubblico.

Lo stesso errore (?) commesso da Cempella e dal suo staff (tutt’ora in carica…) quando puntarono tutte le risorse e le speranze dell’azienda su Malpensa, un cavallo zoppo, anzi, morto! E l’accordo di palazzo Chigi, contrariamente a quanto si vuole far credere, non migliora affatto le cose: quattro soldi per i contratti di solidarietà e vaghi impegni per eventuali future necessità. Di certo, come detto, solo tagli, tagli, tagli! A tutto tranne che a dirigenti e sindacalisti… sarà per questo che vanno così d’accordo?

E’ fin troppo evidente come questi sindacati ed i loro dirigenti, a tutti i livelli, non abbiano più nulla da dire, non sappiano più cosa fare. E’ fin troppo evidente che in mano loro, ormai assuefatti alla concertazione, le nostre speranze di recupero e di dignità saranno senz’altro frustrate. E’ tempo perciò di metterli in condizione di non nuocere, di togliere loro la legittimità di agire per nostro conto: restituiamo loro le tessere, priviamoli della nostra delega.

Tutti noi chiediamo
a gran voce e da tempo la rimozione di manager incompetenti e arraffoni, ma non possiamo fare altro che chiedere: non li abbiamo eletti noi, non a noi debbono rispondere. Ma i sindacalisti si, quelli sono li dietro nostro mandato, intascano i nostri soldi, scambiano i nostri diritti per mantenere i loro privilegi! Abbiamo la Possibilità à di rimetterli tutti al lavoro. Facciamolo, rinnoviamo una classe dirigente che dipende da noi, di cui non siamo soddisfatti (come potremmo esserlo?), da cui non vogliamo più essere rappresentati. Non sono in ballo un trasferimento, una promozione, un cambio turno… sono in gioco il nostro posto di lavoro, il nostro stipendio, il futuro delle prossime generazioni di lavoratori!

Siamo ormai fin troppo consapevoli di tutto ciò. Ma questa consapevolezza deve avere un seguito, dobbiamo reagire, finalmente, dobbiamo riappropriarci della capacità di difendere i nostri diritti, di far valere equità e dignità. E’ giunta l’ora di costruire un’alternativa reale a questo scempio che il sindacato è divenuto:

TOGLIAMOGLI LA PENNA… E LE DELEGHE!

Fiumicino, 8 febbraio 2002        

                         C.U.B. TRASPORTI Settore Aereo

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