Relazione della C.U.B. TRASPORTI

TAVOLA ROTONDA SULL’ALITALIA: “SALVIAMO LA COMPAGNIA DI BANDIERA E IL FUTURO DI MIGLIAIA DI LAVORATORI”


La Compagnia di Bandiera e tutto il settore del trasporto aereo italiano attraversano una crisi le cui radici affondano negli effetti devastanti della deregolamentazione (deregulation) che ha investito il comparto fin dagli inizi degli anni ’90. 
E’ ormai dimostrato che la situazione in cui versa il settore non è frutto dei più recenti fattori internazionali di crisi (11 settembre, SARS, Guerra): le difficoltà che coinvolgono molti vettori in Europa (…e non solo!) persistono nonostante i forti segnali di ripresa del traffico aereo, segnati da una risalita degli indici di movimentazione passeggeri e merci al di sopra delle più ottimistiche previsioni  (come accade ad es. a Fiumicino).  
Per quanto attiene ai vettori italiani, grave è la situazione sia dell’Alitalia che delle altre aviolinee con ricadute pesantissime anche sull’occupazione e le condizioni di lavoro.   
Dunque, 11 settembre, SARS e Guerra si sono sovrapposti a una preesistente situazione di criticità determinata dalla scomparsa di punti di riferimento certi che si concretizzavano (negli anni ’70) in norme definite, rapporti di lavoro prevalentemente stabili, creazione di grandi aziende pubbliche, sia nella gestione delle infrastrutture e dei servizi, sia nel campo dei vettori con una grande Compagnia di Bandiera pubblica.  
Molte, quindi, le cause della situazione attuale: generali e di sistema ma, anche, specifiche.
Fin da subito, denunciamo l’aberrante facoltà concessa, dagli inizi degli anni ’90, a chiunque  lo volesse, di costituire piccole e piccolissime aviolinee. Una tendenza che ha portato oggi a operare in Italia oltre 20 vettori, quasi tutti concentrati sul traffico domestico. 
Queste compagnie hanno eroso progressivamente quote di  traffico alla Compagnia di Bandiera, basando la loro competitività sui bassi costi di gestione e soprattutto sull’abbattimento del costo del personale, generando ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e riducendo le tutele esistenti per migliaia di lavoratori, se non addirittura mettendo in crisi i livelli di sicurezza per gli stessi viaggiatori.   
Questo fenomeno si è potuto consolidare, in Italia, anche grazie al mancato sostegno dei Governi italiani alla Compagnia di Bandiera nelle sedi della Comunità Europea dove, sempre agli inizi degli anni ’90, si decise il nuovo assetto del trasporto aereo europeo e si lasciò che il ruolo di vettori guida fosse affidato alle compagnie di bandiera inglesi, francesi e tedesche.  
Negli ultimi dieci anni è stato inevitabile quindi il progressivo declino della nostra Compagnia di Bandiera nonostante le alleanze commerciali, il nuovo hub, la vendita del patrimonio, le cessioni di pezzi di azienda, il precariato, i tagli al personale e alle retribuzioni dei dipendenti.
Fallimentari sono stati i piani di risanamento che si sono susseguiti, peraltro finalizzati a fare cassa senza puntare al risanamento e allo sviluppo.
Altro che Alitalia vettore globale : tale concetto è stato talvolta sbandierato dalla politica solo per propaganda.  

UN PROCESSO DI RIDIMENSIONAMENTO CHE PARTE DA LONTANO
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IL PIANO INDUSTRIALE DI CIMOLI: UN PROGETTO DI LIQUIDAZIONE DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA 
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IL PROBLEMA DI ALITALIA NON È IL COSTO DEL LAVORO 
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IL TRASPORTO AEREO ITALIANO HA ENORMI POTENZIALITÀ 
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LA CURA NON È LO SMEMBRAMENTO DELLA COMPAGNIA 
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UN INTERVENTO DEL GOVERNO CHE NON PUÒ ESSERE RINVIATO
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LO  STATO PUÒ E DEVE INTERVENIRE: È L’UNICA SCELTA POSSIBILE
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LA CURA NON È LA PRIVATIZZAZIONE 
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UN NECESSARIO PRONUNCIAMENTO DELLE ISTITUZIONI, DELLE FORZE POLITICHE DEL PARLAMENTO 
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UN ALTRO PIANO È POSSIBILE! 
 
Roma, 28 Luglio 2004                
C.U.B. TRASPORTI
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