Bonomi, il neo-Presidente di Confindustria, ha chiarito da subito le sue intenzioni: 1) impegnare il Governo, se mai ce ne fosse stato il bisogno, a spianare la strada alle ragioni del profitto, facendole prevalere su tutto e tutti;


2)  giungere al redde rationem anche con partiti e sindacati embedded che, seppure da anni al servizio delle pretese dei nostrani e stranieri “prenditori”, rappresentano un esoso orpello da liquidare.
Fin dal suo discorso di insediamento al vertice della Associazione di viale dell’Astronomia a Roma, Bonomi, ex presidente di Assolombarda, non ha fatto mistero sul “cambiamento” che intende imprimere. Vuole approfittare della crisi innescata dalla pandemia e infatti dichiara di pensare che: “…nella sua tragicità questa emergenza ci stia offrendo anche un’opportunità, quella di rilanciare il Paese eliminando una volta per tutte le zavorre che ci hanno frenato negli ultimi vent’anni”.
Al proposito è emblematica l’arrogante e irresponsabile richiesta di riaprire le fabbriche e avviare la ripresa delle attività economiche a partire dal 4 maggio: una pretesa avventuristica, una minaccia per ilavoratori, le loro famiglie el’intero Paese.
Evidentemente Bonomi e i suoi soci non si accontentano di quanto hanno fatto in Lombardia, in particolare nelle province di Bergamo e Brescia. Hanno già scordato le loro responsabilità nel minimizzare i pericoli e nel pretendere e imporre, quasi ovunque, la prosecuzione della produzione. Tanto le migliaia di morti, vittime di quella catastrofe sanitaria, non si contano tra i padroni ma tra i lavoratori, i pensionati e le loro famiglie che hanno pagato e continuano a pagare un prezzo altissimo all’irresponsabilità dei datori di lavoro e alla loro brama del profitto.
Riteniamo delinquenziale riprendere, oggi, le attività produttive in assenza di una attenta mappatura e del censimento dei contagi da Coronavirus.
Prima di tutto serve una verifica della
eventuale immunizzazione delle popolazioni coinvolte (esami sierologici) e poi serve che, là dove non fosse possibile garantire il distanziamento, come accade ancora in molti luoghi di lavoro (sanità, trasporti, industria, grande distribuzione, ecc.), siano predisposte adeguate protezioni dei lavoratori (DPI, barriere, sanificazione quotidiana, ecc...).
I numeri sulla diffusione del contagio non lasciano spazio ad alcun ottimismo: le analisi ufficiali confermano l’esistenza nel Paese di ameno 3 milioni di positivi al Covid19 e una mortalità che oscilla, aseconda delle zone, da 2a6 volte quella della media degli scorsianni.
Attraversiamo una crisi epocale ma questo non autorizza certo Confindustria a pretendere che i lavoratori, dapprima mettano a rischio le proprie vite per garantire i loro profitti, poi ne paghino il costo economico.
Tanto più che questa crisi ha evidenziato il fallimento delle politiche industriali e sociali degli ultimi 20 anni, spesso dettate proprio da Confindustria e attuate a danno dei lavoratori, dei precari, dei pensionati.
Perciò la Cub ritiene indispensabile e doveroso che il Governo rifiuti qualsiasi accelerazione sull’avvio della cosiddetta “Fase 2”, si sottragga all’abbraccio mortale di Confindustria, garantisca i costi della ripresa per mezzo di un’adeguata tassazione dei profitti e delle rendite finanziarie e, al contempo, redistribuisca il lavoro che c’è attraverso la riduzione di orario a parità di salario.
Nessuno può pensare che si possano governare la ripresa e il rilancio dell’economia con il controllo, la repressione, lo scippo del diritto di sciopero e negando i diritti costituzionali. Serve una svolta radicale e scelte che tutelino l’interesse collettivo. Altro che privatizzazione e liberalizzazioni!!

IL RE È NUDO E NULLA DOVRÀ ESSERE COME PRIMA!

19.4.2020

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