Un testo per aiutare i giovani a costruire percorsi di lotta, per emanciparsi e non essere subalterni. Le considerazioni di Dionisio Masella.

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Sara Riboni
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LA BELLA STORIA DEI LAVORATORI ALFA.
Un testo per aiutare i giovani a costruire percorsi di lotta, per emanciparsi e non essere subalterni.

Il lavoro di Carlo, che con tenacia e impegno ha raccolto una mole notevole di materiale riguardante l’Alfa Romeo di Arese, mi ha ricordato tante lotte e tanti cari compagni di lotta. A distanza di anni, possono essere fatte considerazioni più serene su quel periodo; provo a farne alcune partendo proprio dal libro.

La prima considerazione riguarda il titolo; “C’era una volta l’Alfa”, fa pensare ad una favola mentre il poi il contenuto è giustamente un pieno di realtà vissuta.
La storia raccontata ha infatti una trama e tanti personaggi che hanno profuso impegno sociale e politico per costruire conflitto, cambiare le condizioni di lavoro e di vita delle persone, diventando un vero e proprio laboratorio politico, la locomotiva dell’azione sindacale anche fuori dalla fabbrica.

Il libro parte dalla vendita alla Fiat ma la storia sindacale all’Alfa inizia prima, negli anni ’60. L’impegno di lotta dei lavoratori Alfa era già stato evidente nelle lotte del 68 e poi per il contratto dei metalmeccanici del 69 che ridusse l’orario di lavoro di 8 ore, conquistò aumenti salariali eguali per tutti (operai-impiegati), diritto quindi all'eguaglianza tra i lavoratori nel ripartire la ricchezza prodotta, 150 ore da dedicare alla cultura, diritto alle assemblee in fabbrica ed elezione dei delegati di reparto, unità sindacale.
Il contrasto alla Fiat fu possibile dopo, perché centinaia di delegati in quel contesto avevano imparato a partire dai problemi dei lavoratori e con loro agire e lottare per cambiare la loro condizione; in quel contesto aveva preso forma, forza e importanza la centralità della fabbrica nel conflitto sociale e politi¬co e la contestazione dell’orga¬nizzazione capitalistica del lavoro.
La seconda considerazione riguarda la capacità di un gruppo dirigente sindacale maturato in tante lotte di non subire l’egemonia del padrone ma di capire e poi contrastare le politiche prima dell’Alfa e poi della Fiat sul terreno delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori ma anche sulle strategie industriali.
La classe dominante o il tecnico di turno non sono riusciti ad imporre a questo gruppo, l’idea che c’è chi sa qual è la cosa giusta da fare e chi si deve adeguare e che quella cosa può essere imposta senza democrazia.
Dal libro emerge che erano stati lucidamente previsti, e perciò potevano essere meglio contrastati, gli effetti della svendita dell’Alfa, fatta nell’euforia del meno stato e più mercato e delle privatizzazioni, come pure gli effetti del modello di sindacato centralizzato imposto dalla Fiat e condiviso dal sindacato confederale a discapito dei consigli di fabbrica.
Lo stesso dicasi dei danni provocati in termini di occupazione e struttura industriale: l’Alfa è stata chiusa e non salvata, la Fiat è stata ridimensionata e massicciamente delocalizzata.

La terza considerazione riguarda la generale mancanza di interesse a valutare ed analizzare gli effetti delle scelte che si impongono ai lavoratori. Si fanno i disastri e poi si rimuovono gli effetti. Fiat e sindacato accondiscendente hanno applicato scelte, raccontando, loro sì la favola, che si stava difendendo il lavoro e il futuro dell’Alfa.
Alla luce dei risultati, oggi non hanno nulla da dire? In politica si trova sempre una giustificazione a tutto; un sano spirito critico per misurare i risultati delle proprie scelte non guasterebbe perché poi quanto successo all’Alfa succede ancora anche in altre situazioni.

Sacrifici, lacrime e sangue ritualmente chieste da padroni e governanti, oltre ad essere regolarmente inutili, sono ingiustamente imposti e mal distribuiti. Ad esempio, decenni di riforme imposte per ridurre i salari, disciplinare le rivendicazioni e i diritti dei lavoratori hanno prodotto disuguaglianza, disoccupazione, fragilità finanziaria e consegnato il destino dei lavoratori ai padroni. Non sarebbe il caso di discuterne?
La lezione principale che si può trarre da questa storia è che non è la forza della natura che impone peggiori condizioni di vita ai lavoratori ma precisi interessi dell’avversario di classe e perciò possono essere contrastate. Un altro mondo e un’altra soluzione è infatti sempre possibile. Possa questo testo aiutare i giovani a emanciparsi, costruendo, come passo essenziale, nuovi percorsi di lotta per non rimanere subalterni.
Luglio 2018
Dionisio Masella

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Il video è relativo ad un intervento di Carlo Pariani  il 24 giugno 2014 - Milano
L'intervento è riferito alla storia dei diritti sindacali in Alfa Romeo e non a questo libro.
Seguirà apposita intervista con l'Autore

 

 

 

Intervista a Carlo Pariani pubblicata sul Giorno del 12 luglio 2018




   libro-cera-una-volta-l-alfaromeo-di-Carlo-Pariani.pdf

 

 

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