Dopo gli interventi del Governo contro i lavoratori del settore pubblico, molte aziende cercano di imporre ai dipendenti di vaccinarsi contro il Covid, anche in assenza di un obbligo specifico, tentando di applicare misure inaccettabili.


Alle aziende non basta aver agitato lo spettro della sospensione dal servizio e dalla retribuzione per i lavoratori che non dovessero vaccinarsi ma tentano ora di dividere i pretesi “buoni” dai pretesi “cattivi”, senza neppure differenziare chi per scelta autonoma abbia deciso di non vaccinarsi, da chi in realtà non può farlo a fronte di una condizione di oggettiva fragilità.
Le aziende usano la scusa di esercitare il diritto/dovere di tutelare la salute collettiva dei dipendenti, come prevede espressamente la norma esistente: un maleodorante senso del dovere visto che quelle stesse associazioni datoriali, in nome del loro specifico interesse, non hanno minimamente esitato, durante l’esordio della pandemia, quando sono stati mandati a morire in azienda migliaia di lavoratori senza dotarli di alcun presidio individuale o comunque senza adottare stringenti misure di tutela collettiva. D’altra parte è noto che l’incolumità e la sicurezza dei dipendenti non interessano i nostri “imprenditori”. Basta osservare lo stillicidio continuo di morti sul lavoro e il silenzio assordante di Confindustria e delle altre associazioni datoriali.
In realtà le recenti “trovate” padronali servono a preparare il campo alle loro iniziative che caratterizzeranno la campagna di autunno contro i lavoratori. In primo luogo i licenziamenti, ormai sbloccati dall’irresponsabilità del Governo e dall’insipienza di un fronte sindacale confederale che ha sottoscritto una intesa evanescente e inesigibile, per poi arrivare alla revisione dei contratti nazionali ed aziendali con l’obiettivo di imporre maggiore flessibilità ai lavoratori e maggiore produttività del lavoro, cioè maggiore sfruttamento.


Nel frattempo il Governo, prigioniero delle sue divisioni interne, finge di non vedere quanto accade e, dopo averlo usato contro i lavoratori della scuola, consente ora alle imprese di servirsi del Green Pass per imporre surrettiziamente una forma di obbligo vaccinale. In fondo gli serve che l’attenzione degli italiani converga sul Green pass, un’arma di distrazione di massa con la quale tenta di sottrarsi alla responsabilità di aver rimandato sine die i necessari interventi sulla sanità, sulla scuola, sui trasporti e su tutti quei settori in cui non è possibile rimandare una pianificazione di iniziative tese ad aumentare le tutele collettive dei lavoratori e il miglioramento generalizzato della qualità dei servizi.
E’ evidente che la Cub si opporrà a qualunque iniziativa datoriale che, basandosi su intimidazioni e sanzioni tenterà di imporre l’obbligo del Green pass, peraltro senza nessuna verifica sindacale e nessun pronunciamento del Parlamento.


11.8.2021

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