Replica  FB del 11 febbraio 2021 h 18.00

 

Video Cub sopra: W. Montagnoli e Marcelo Amendola sul 25 febbraio 21

IL DRAGHI DI CARTA
Mario Draghi, salvatore dell’economia e della patria incaricato, ha incontrato le parti sociali. Però solo quelle che già cantano in coro le sue lodi e sono da tempo abituate ad obbedir tacendo. Alla CUB, come ad altri sindacati conflittuali, ha negato il sacrosanto diritto di rappresentare i reali interessi delle moltissime persone che subiscono l’impatto devastante della crisi.
Se ci avesse ascoltato avrebbe sentito dire che è necessario dare sicurezza alla gente bloccando i licenziamenti e gli sfratti e sostenendo i redditi. Avremmo illustrato le nostre proposte per la riforma degli ammortizzatori sociali, l’introduzione di un reddito minimo universale e una vera democrazia sindacale a garanzia del diritto di sciopero e di organizzazione di lavoratori e lavoratrici.

Gli Avremmo detto che bisogna redistribuire la ricchezza e definire un sistema fiscale equo. Avrebbe sentito che una parte del Paese, la nostra, pensa che il “piano di ripresa e resilienza” si debba concretizzare in investimenti ad alta intensità di lavoro piuttosto che in regalie ai devastatori di territorio e che perciò ogni scuola deve diventare un cantiere, si deve ricostruire la sanità di territorio, vanno manutenute e ammodernate le infrastrutture esistenti: strade, ponti, ferrovie, reti di comunicazione, porti, ecc...
Noi avremmo cercato di dare voce agli umili e agli oppressi ma evidentemente è proprio quella voce che il grande banchiere non vuole ascoltare. Dobbiamo concludere che Draghi preferisce sentire chi canta i suoi presunti meriti e cioè tutte le forze politiche, la grande stampa, i sindacati complici e il padronato? Questo non ci stupisce poiché conosciamo da tempo la protervia dei potenti e sappiamo
che la vera partita, per la difesa degli interessi popolari, si gioca in posti che ci sono più congeniali dei palazzi di governo: i luoghi di lavoro e le piazze di questo nostro sfortunato Paese, da troppi anni in balia di politici inetti e di improbabili salvatori della Patria.

FERMIAMO L’ASSALTO PADRONALE ALLA DILIGENZA DEL RECOVERY FUND
25 FEBBRAIO 2021 – MOBILITAZIONE NAZIONALE
PRESIDIEREMO LE PREFETTURE IN TUTTE LE CITTÀ
A ROMA SAREMO A MONTECITORIO
#NODRAGHI

Confederazione Unitaria di Base
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LA RISPOSTA DEI LAVORATORI NON PUO’ PIU’ ASPETTARE! La scelta di conferire, da parte del Presidente della Repubblica,

a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo governo rappresenta una chiara scelta politica finalizzata a promuovere uno spostamento dell’esecutivo e dell’arco parlamentare su posizioni più consone ai progetti di Confindustria e del capitale finanziario.
Da diversi mesi a questa parte, come organizzazione sindacale abbiamo denunciato con forza gli effetti nefasti che l’intreccio tra crisi sanitaria ed economica avrebbe provocato sulle lavoratrici e sui lavoratori nel nostro paese. Ad ogni fase recessiva, le classi dominanti italiane, europee ed internazionali cercano di “socializzare le perdite” di imprese e banche private per rimettere in moto l’accumulazione capitalistica.

Anche i più intransigenti sostenitori dell’austerità economica si trasformano improvvisamente in ammiratori del debito pubblico, visto come l’ultima àncora di salvezza per gli imprenditori. Gli ultimi mesi, infatti, si sono connotati per un dibattito sempre più feroce sull’utilizzo dei miliardi europei (80 in sussidi e 120 in prestiti) e che ha visto come assoluta protagonista la Confindustria. Gli ordini lanciati dal presidente Carlo Bonomi sono stati sempre gli stessi: la parte maggiore di queste risorse deve essere riservata alle imprese per ripagarle dal calo dei fatturati e per sostenerle contro possibili fallimenti!


Quanto più si alzava la voce del leader confindustriale, tanto più alcune parti politiche al governo si facevano espressione di tali desideri. Ecco allora l’utilizzo della crisi di governo per provare a favorire la nascita di una nuova maggioranza politica intorno alla figura dell’ex presidente della Banca Centrale Europea.

Chi è, infatti, Mario Draghi?

Nella veste di Direttore generale del Tesoro è stato il liquidatore di una grossa parte dell’industria pubblica italiana; è stato autore della famosa lettera Draghi-Trichet, che chiedeva al governo italiano un maggiore impegno nell’applicazione dei piani di austerità (e grazie a cui inizierà lo smantellamento dell’art. 18), ed infine strangolatore del governo greco di Tsipras, accusato di voler mettere in discussione l’autorità delle istituzioni capitalistiche europee e internazionali (la famigerata Troika).

Dunque, la sua carriera istituzionale si potrebbe analizzare alla luce della sua veste di fedele tutore e difensore del grande capitale nazionale ed internazionale. In questo senso, siamo abbastanza sicuri che non sia calato dall’alto il tanto atteso “salvatore della Patria” o una persona “autorevole”, secondo l’opinione del segretario della CGIL Maurizio Landini, ma l’ennesimo tecnocrate la cui azione politica si connoterà per un attacco, sempre più frontale, contro le condizioni di vita non solamente delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche delle classi popolari. Non è un caso, quindi, che la borsa di Milano abbia immediatamente festeggiato (con un +2%) il conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo.

A questo proposito, il sostegno del capitale finanziario è forse l’avvisaglia più evidente del futuro che ci aspetta. A fronte di questa situazione, cosa farà la CUB? Ci rendiamo conto del relativo salto di qualità che farà la nostra controparte con la possibile elezione di questa figura a Presidente del Consiglio. I due binari lungo i quali ci muoveremo sono: la tutela della nostra autonomia dai padroni, dal governo e dai partiti che è l’unica garanzia per rilanciare una stagione di mobilitazioni contro il probabile nuovo governo di unità nazionale; la ricerca della più larga unità su una proposta programmatica di alternativa per uscire dalla più spaventosa crisi mai conosciuta. Una proposta che non si può limitare a rispondere all’emergenzialità, ma che deve puntare a un nuovo modello di sviluppo con un forte welfare pubblico a partire dagli investimenti nella sanità; all’aumento dei salari e alla difesa dei diritti del lavoro; alla continuità del reddito in forma universale e dignitosa; al rilancio della programmazione economica per contrastare il declino industriale e lo sviluppo di una produzione socialmente ed ecologicamente orientata; alla partecipazione e il controllo dei lavoratori a tutti i livelli. Come CUB promuoveremo da subito, su queste parole d’ordine, delle mobilitazioni il 25 di febbraio davanti alle Prefetture. La risposta dei lavoratori non può più aspettare!

CUB,  4 febbraio 2021

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