Costruiamo un movimento per la trasformazione sociale!


Maggio, Giugno e Luglio a Milano sono stati mesi molto caldi. Il Covid ha inasprito una crisi economica già profonda e i più discriminati sono risultati sempre i lavoratori: c’è chi ha perso fino al 50% della propria retribuzione base a causa della cassa integrazione; chi la cassa non l’ha neanche mai vista ed è da marzo senza un salario; c’è chi è stato costretto a lavorare senza adeguate misure anticontagio; ci sono le “false partite iva” che hanno ricevuto un micro bonus e chi, con un contratto precario o un lavoro in nero, è rimasto perfino senza lavoro ed entrate.
In questo contesto, la CUB di Milano e le altre realtà studentesche, sociali e politiche che avevano promosso “Un 1° Maggio di lotta per una nuova Primavera Ecologica e Sociale”, sono state le prime a scendere in piazza “rompendo” il lockdown, dandosi appuntamento il pomeriggio del 27 Maggio sotto il palazzo di Regione Lombardia. In quella giornata si è contestata una gestione dell’emergenza Coronavirus che ha riversato tutti i sacrifici economici sulle spalle dei più deboli, mentre alle aziende si garantivano prestiti a pioggia e sgravi contributivi, oltre che una gestione disastrosa della sanità cittadina e regionale, tale da aver trasformato la Lombardia nel principale focolaio di contagiati e morti per Covid in Italia.


Una mobilitazione riuscita con un presidio composto da diverse centinaia di persone che strabordava Piazza Città di Lombardia. La polizia in tenuta antisommossa ha impedito qualsiasi tentativo dei partecipanti di muoversi in corteo, ricorrendo anche a delle cariche di alleggerimento.
Dopo quella giornata di lotta ne sono seguite tante altre, organizzate sia dalle realtà promotrici del 27 Maggio, che da altre organizzazioni, tali da aver creato un assedio continuo dei palazzi istituzionali e datoriali della città.
Per molte di queste mobilitazioni vari attivisti delle realtà partecipanti, tra cui la nostra, sono stati sanzionati con multe amministrative. In esse ci accusano di aver violato la legislazione contro gli assembramenti e il divieto di svolgere i cortei.

Disposizioni che noi riteniamo fortemente autoritarie, di facile interpretazione arbitraria e lesive dei diritti individuali e collettivi. Mentre si può andare a lavorare tutti i giorni assembrati nei mezzi pubblici e nelle aziende (dato che non vi sono diffusi controlli degli organi ispettivi per verificare che le aziende rispettino alla lettera adeguati protocolli anticontagio), mentre si può persino andare in discoteca, non si possono però svolgere cortei!

Come dicevamo all’inizio, chi ha fatto veramente le spese dell’emergenza Covid sono stati i lavoratori, e il Governo quindi non ci ha pensato due volte a garantirsi la pace sociale aumentando l’asticella dei divieti e della repressione.
Questo autunno potrebbe verificarsi un inasprimento dell’emergenza sociale che stiamo vivendo:
non bisogna essere dei profeti per prevedere che a causa del calo dei consumi, della domanda e dell’offerta di media durata, a breve saranno a rischio milioni di posti di lavoro.
Confindustria e le altre associazioni datoriali, infatti, si stanno sfregando le mani: non vedono l’ora di iniziare a smontare i contratti nazionali, ridurre i salari e quando scadrà la sospensione dei licenziamenti anche di inaugurare riduzioni di massa del personale dipendente. Tutto ciò sarà assolutamente possibile, anche perché le misure messe in campo dal Governo per garantire reddito e protezione sociale nei confronti delle fasce più deboli sono assolutamente insufficienti.

Non solo per questo, ma anche perché grazie all’attuale sistema di relazioni industriali costruito e legalizzato per garantire il monopolio di CGIL-CISL-UIL, si è consentito di cancellare la democrazia nei luoghi di lavoro, falsare la contrattazione collettiva, eliminare qualsiasi margine di autonomia dei sindacati e, infine, smobilitare i lavoratori. Il sindacato può sopravvivere solo se accetta di essere pagato dagli Enti Bilaterali, se al tavolo di contrattazione non conta più nulla e se impone l’esigibilità degli accordi truffa.
Una reale alternativa alla normalità che ci avevano imposto, non può che nascere da una chiarezza rivendicativa e delle pratiche. Organizziamoci contro questo sistema autoritario e antisociale che vuole restringere gli spazi di democrazia, il salario e i diritti sia nelle aziende che nella società, partendo dalla cancellazione del diritto di manifestare con l’estensione fino a metà ottobre dello stato d’emergenza. Organizziamoci per contrastare la nuova ondata di precarietà che pretenderanno le aziende, ma anche per riconquistare i diritti perduti e per rivendicarne di nuovi. Costruiamo un percorso di mobilitazione e di lotta, nei luoghi di lavoro e nei territori, promuovendo un movimento di massa per la trasformazione sociale che faccia convergere il sindacato veramente conflittuale e le rivendicazioni più avanzate dei movimenti sociali, studenteschi, ecologisti, degli immigrati e delle donne.
Per questo come CUB di Milano proponiamo di costruire da settembre una campagna politica contro le multe che sfoci in autunno in un grande sciopero generale e mobilitazione cittadina.
Milano, Luglio 2020


Confederazione Unitaria di Base di Milano
Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - 70634875 Fax 02/706024

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